Recensione: Metallica

Di Abbadon - 20 Gennaio 2003 - 0:00
Metallica
Band: Metallica
Etichetta:
Genere:
Anno: 1991
Nazione:
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77

Black Album : uno degli album più discussi di sempre in ambito Metal.
Basterebbe questo per descrivere la quinta fatica dei Metallica, in quanto i dibattiti aperti su di essa sono tanti e ancora irrisolti. Il Black Album viene alla luce tra il 1990 e il 1991, sotto la direzione di Bob Rock, e desta subito scalpore sul mercato, in quanto album attesissimo di una band che era all’apice della popolarità dopo quattro capolavori come “Kill’em All”, “Ride the Lightning”, “Master of Puppets” e “And Justice for All”, ma a sorpresa totalmente differente stilisticamente dai 4 sopraccitati album. Non vi è più traccia del sano Thrash  dei primi tre album, nè dell’evoluzione strumentale che si era avuta in And Justice, ma ci si era trovati fra le mani praticamente un album Rock, abbastanza duro ma pur sempre Rock, che diede grandi soddisfazioni a alcuni fan, schifandone altri, che da allora
vedono i Metallica come il simbolo della corruzione musicale (nel senso “mi ammorbidisco per avere piu fan e quindi più soldi”), tesi da loro (i fan delusi) consolidata con l’uscita anni dopo di Load e Reload. Parliamo però dell’album in sè. Tecnicamente il Black Album è fatto bene, le melodie e la musicalità delle canzoni sono ben definite e le canzoni stesse sono indipendenti l’una dall’altra e spaziano dalle ballad pure a pezzi veloci e “pesta-pesta”, anche se la velocità media delle canzoni è nettamente inferiore rispetto al passato. La voce di Hetfield, non è particolarmente aggressiva, ma resta buona, con una punta di notevole eccellenza in “Nothing Else Matters”. Cerchiamo tuttavia di analizzare con ordine le canzoni, che sono ben 12. Il primo pezzo è “Enter Sandman”, che combina a una melodia molto ben definita lentezza e pezzi più aggressivi, ma a mio avviso non entusiasma molto l’ascoltatore (in questo caso me), che passa subito a “Sad But True”. Sad but True presenta riff potenti e una sonorità decisamente alta e pesante, anche se molto lenta (forse troppo), ma complessivamente la track è più gradevole rispetto alla precedente.Terza canzone è “Holier than you”, che personalmente proprio non riesco a digerire. Intendiamoci, traccia discretamente veloce, ritmata bene ma a mio avviso troppo monotona e ripetitiva, il che le fa perdere parecchio fascino. Devo però dire che le chitarre svolgono un ottimo lavoro e i riff sono abbastanza buoni, anche se qualche dubbio lo conservo.Uno dei migliori pezzi secondo molti del disco, è “The Unforgiven”, struggente ballad, che sicuramente è rifiutata dai puristi Metallici, ma che in ambito musicale è davvero ben fatta. La canzone è lenta, e presenta una ottima melodia, James canta bene e soprattutto riesce a coinvolgere in maniera più che decente l’ascoltatore, che non può non esimersi dal risentire questo pezzo almeno qualche volta, prima di dargli un giudizio definitivo. “Wherever I May Roam” è invece secondo me una track discreta ma un pò sopravvalutata, in quanto il pezzo in sè mi sembra abbastanza sconnesso nelle sue parti, anche se posso sbagliarmi. Come sempre buono il lavoro delle due chitarre, che risultano sonore e molto pulite. Ultima track del lato A (per i possessori della cassetta) è “Don’t Tread on me”. Finito il lato A, che onestamente ha qualcosa di buono, ma mi lascia con un pò di amaro in bocca, si mette sul lato B, che si presenta subito nettamente migliore, almeno come livello medio delle canzoni, che reputo quasi tutte buone o più che buone. Si parte subito aggressivi con “Through the Never”, pezzo davvero molto dinamico per le tendenze dell’album, che quasi ricorda i vecchi lavori della Band di ‘Frisco. I Riff sono abbastanza cattivi e la voce è anch’essa dura (anche se quella voce “robotica” che si presenta ogni tanto era meglio risparmiarsela). Comunque uno dei migliori lavori dell’album, superato però in qualità dalla stupenda “Nothing else Matters”, secondo molti una delle migliori ballad in circolazione in ambito Metal. La voce di James qui fa davvero una figura degna di nota, la melodia è leggera, ma tremendamente melodica e coinvolgente, inoltre il mix tra ritmo (lento) e assoli e davvero buono. Per me è la migliore canzone dell’album , che vale da sola il prezzo del CD (no forse no, ma quasi). A Nothing segue un altro brano davvero pregevole, ossia “Of Wolf and Man”, dotata di una batteria che pesta davvero forte. Buona, anche se non eccellente, mi piace sentirla, e mi piace molto quando parla Newstead (almeno credo sia lui), nel tratto centrale della song. Finita “Of Wolf..”, arrivano due tracks tutto sommato discrete ma non all’altezza delle precedenti tre, ovvero “The God that failed” e “My friend of Misery”, abbastanza cupa la prima (ma un pò priva di charme), con un ottimo lavoro del basso la seconda, (ma poco di più, eccetto il duetto acustico con la 6 corde). L’album finisce in modo scoppiettante, con “The Struggle Within”, che chiude con fanfare un album, partito tutto sommato non in maniera eccelsa, ma che si rifà coi pezzi seguenti. Ora, è vero che sono ben lontani i tempi dove i Four Horsemen schitarravano in maniera assurda, dove Cliff rideva col suo vocione eccetera, ed è vero che i Metallica si sono decisamente ammorbiditi, tuttavia non mi sembra giusto screditare l’intera produzione a priori, visto che a livello di tecnica siamo ancora piuttosto in alto, pur rinnegando il thrash (anche se vi sono dei richiami). Combinando questi due fattori esce il mio 77, che non è altissimo, ma che è vittima proprio di quella parola “Metallica” che sta in copertina, eredità piuttosto pesante da sopportare.

Riccardo “Abbadon” Mezzera

TrackList :

1) Enter Sandman
2) Sad but True
3) Holier than You
4) The Unforgiven
5) Wherever I may Roam
6) Don’t tread on me
7) Trough the Never
8) Nothing else Matters
9) Of Wolf and Man
10) The God that Failed
11) My friend of Misery
12) The Struggle Within

 

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