Recensione: Miasmic Solitude

Di Daniele D'Adamo - 12 Giugno 2026 - 12:00
Miasmic Solitude
77

In origine era semplicemente heavy metal, in tutto il Mondo. Ora, esistono decine e decine di generi metal e relativi sottogeneri. Che, spesso, nascono, vivono e si sviluppano maggiormente in alcune Nazioni invece che in altre. Nel caso in esame trattasi del Canada e del technical death metal, un connubio che ha dato e dà alla luce act di livello internazionale.

Come i Goreworm e il loro “Miasmic Solitude“, secondo full-length di una carriera nata nel 2017. La produzione discografica, in quasi una decade di attività, è piuttosto scarna. Forse i suoi componenti, distratti da attività parallele, non hanno avuto sempre la concentrazione per far crescere il progetto. Essendo, tutti, virtuosi del proprio strumento, voce compresa, è quasi certo che abbiano la voglia di andare oltre, mediante altre realtà ovviamente dall’alto valore tecnico/artistico.

In ogni caso Robert Miller, voce; Jordan Estrela, chitarra; Brent Moerschfelder, chitarra e basso; Robin Stone, batteria (session), formano un insieme compatto, coeso, affiatato sì da poter soffiare un’anima vera, concreta all’interno della band composta da essi stessi. Anima forte, potente, definita in mille dettagli unici come quelli delle impronte digitali.

Anima, quindi stile. A voler essere pignoli, infatti, il technical death metal di “Miasmic Solitude” ha una leggera sporcatura di brutal. Il che avviene quando Miller abbandona il suo tono stentoreo a petto in fuori e pancia in dentro per scendere in profondità con un growling duro, cattivo, aggressivo (“The Enthralling Grave“). Per il resto non c’è molto, dei dettami del ridetto brutal, a… inquinare la purezza del death metal ad alto tasso di tecnica.

Il quale si sviluppa basandosi su un immenso riffing, dai mille colori, dal cuore pulsante. A volte segaossa, a volte matrice complessa su cui ricamano splendidi orpelli Estrela e Moerschfelder (bravissimo anche con il basso), interpreti oltreché talentuosi, quasi sempre tirati per il collo al massimo della velocità; e cioè quando Stone scatena a briglia sciolta la devastante furia dei blast-beats. Un attacco continuo che aiuta a definire un sound estremamente complesso (“Monuments to Murdering“), purtuttavia esplosivo nel suo alto contenuto di BPM ma sempre e si sottolinea sempre perfetto nella sua elaborazione ed esecuzione.

Seppure il suddetto sound appaia a un primo approccio scarno e troppo pulito, dopo qualche passaggio si odono, con piacere, degli inserimenti ambient dal gusto abbastanza melodico in modo da rendere un po’ più orecchiabile, se così si può dire, il disco (“Conjuring“, “Strelly“, “Miasmic Solitude“). Con questa strategia, allora, il combo nordamericano riesce a rendere maggiormente digeribili le proprie idee musicali.

Altrimenti, prende il sopravvento la disarmonia o meglio dissonanza, feroce nemica delle menti abituate a un ascolto lineare, del tipo forma-canzone del rock, da cui deriva tutto compreso l’hard rock, l’heavy metal e così via. C’è da sottolineare che i Goreworm non sfuggono da questo basilare concetto. E difatti le canzoni sono ben distinte le une delle altre, dalla struttura certamente complicata ma sempre lineare nel suo sviluppo musicale.

Canzoni che apparentemente conducono rapidamente alla noia per via della loro macchinosità. Però, resistendo alla tentazione di cambiare CD, esce fuori, piano piano, quell’anima e quel cuore di cui s’è detto più su. E, di conseguenza, la voglia di ripetere più colte, e con piacere, il viaggio da “Conjuring” alla title nonché closing-track. Di conseguenza, l’assennata maestria dei Goreworm e la varietà compositiva di “Miasmic Solitude” può essere di aiuto a chi volesse intraprendere una conoscenza approfondita del technical death metal.

(Non) per tutti i fan del metal estermo.

Daniele “dani66” D’Adamo

 

Ultimi album di Goreworm

Band: Goreworm
Genere: Death 
Anno: 2026
77