Recensione: Nagalite

Di Lisa Deiuri - 29 Marzo 2026 - 12:47
Nagalite
Band: Lili Refrain
Etichetta: Subsound Records
Genere: Ambient 
Anno: 2026
Nazione:
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80

Simbolo di fertilità, rigenerazione e guarigione presso le popolazioni arcaiche di tutto il pianeta, il cui esempio più famoso sono i Nāga, il “popolo serpente” degli Hindu, il culto ofitico (dal greco: ὄφις = serpente) racchiude in sé molteplici significati e allude, accompagnandosi a quello del Drago, alla potenza della Natura come fonte inesauribile di conoscenza.

Non è un caso, infatti, che esso sia presente anche nell’iconografia esoterico-magica occidentale: l’Ouroboros, ovvero il serpente che si morde la coda, e il caduceo di Ermete, elemento che si riferisce alla medicina antica, sono due esempi noti che testimoniano il persistere di questo archetipo nella nostra cultura: vita, morte e rinascita in un ciclo continuo (il cerchio dell’Ouroboros) e farmaco (dal greco: ϕάρμακον = “veleno” ma anche “medicina”), l’emblema della dualità del Mondo.

Non da meno sono il mito e il folklore: dal Serpente Pitone, figlio di Gea, quindi della Terra, ucciso da Apollo a Delfi, luogo dove poi avrebbe oracolato la Pizia, sacerdotessa veggente, alle Sirene dalla coda squamata, fino alla fata Melusina del Medioevo e ai Draghi delle leggende, terribili custodi di tesori, il culto dei figli della terra ha attraversato i millenni per giungere fino ai nostri giorni e trovare espressione anche nella musica di un’artista come Lili Refrain, già autrice di opere sonore nelle quali elettronica, folk e sperimentazione se, da un lato, non cessano di scavare nelle viscere delle tradizioni ctonie, dall’altro rimandano sempre a una trasformazione, a un’elevazione.

Uscito il 27 marzo scorso via Subsound Records, ‘Nagalite‘ è una suite in quattro movimenti che trasuda magia fin dal primo brano e nel titolo contiene non solo il riferimento al dio Serpente, ma anche alla Pietra (dal greco: λίθος = “pietra”), sia essa Filosofale o Angolare, un chiaro indizio  alchemico ed esoterico di metamorfosi e rifondazione.

Muovendosi tra folk rituale, dark ambient, psichedelia e suggestioni operistiche con una produzione e una cura del suono davvero ottimi, ‘Nagalite’ ci accompagna in un viaggio trasformativo iniziato con l’album omonimo ‘Lili Refrain’ (2007), proseguito con ‘9’ (2009), ‘Kawax’ (2013), ‘Ulu’ (2020) e che in ‘Mana’ (2022) ha visto il trampolino verso l’apprezzamento della produzione musicale di Lili Refrain a livello internazionale, complici le collaborazioni e le esperienze di tournée con Heilung, Eivor e The Cult (se siete curiosi di scoprire la storia del progetto solista di questa artista leggete  l’intervista [https://www.truemetal.it/heavy-metal-news/intervista-lili-refrain-1148384] fatta a Trieste in occasione di un suo concerto del 2024).

Nagalite‘, compreso il ‘Live in London – Hammersmith Apollo’ (2024), è  la settima tappa di questo viaggio alla scoperta di se stessi e del mondo attraverso la costruzione di un universo musicale che dalla chitarra come strumento centrale ha progressivamente portato in primo piano la voce, le percussioni, i synth atmosferici e che, come dice Lili stessa, è “una riflessione, un totem, una speranza di trasformazione e rinascita in risposta ai tempi oscuri che stiamo vivendo.”

Un antidoto, insomma, è questo disco.

Ascoltatelo e fatene buon uso.

 

Lisa Deiuri

 

 

 

 

 

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