Copertina di Origins dei Alex Mari
Recensione AOR · Album · 2026

Alex Mari Origins

di Fabio Vellata 5 Novembre 2026 - 11:16
Band
Alex Mari
Tipologia
Album
Genere
AOR
Anno
2026
Nazione
Italia

Alex Mari è un artista italiano di notevole esperienza nel campo del rock melodico. Frontman dei Night Pleasure Hotel e dei Barock Project, firma con "Origins" il suo primo album solista senza delegare quasi nulla. Canta, suona chitarre, basso e tastiere, cura arrangiamenti e programmazione, lasciando a Paolo Caridi e Gianluca “Mr. Pisu” Pisana la batteria.

Il disco nasce da un’idea più coraggiosa di un semplice “best of” privato: Mari recupera brani scritti tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, durante l’esperienza con O.D.U. e Ophiura, e li ricostruisce da zero. Alcuni erano già comparsi nell’EP "Ancestral Whispers" del 2007, altri erano rimasti a demo o concerti. Qui vengono registrati ex novo, con un suono più ampio e una sicurezza negli arrangiamenti e nella costruzione del songwriting che allora non poteva esistere.

Il risultato è un melodic metal / AOR dal respiro cinematografico, dove progressive, orchestrazioni e melodie pop si incontrano senza trasformarsi in un pastone indigesto e stucchevole. Le due parti di “Back to the Origins” incorniciano il lavoro, mentre “Letters from Hell” e “Resurrection” mostrano l’equilibrio tra riff, dinamica e cantato. La voce di Mari resta sempre il centro di gravità, mai un semplice strumento di servizio.  È la vera protagonista di tutta la narrazione, rafforzando in modo concreto l'idea di un vero e proprio album "solista".

Il momento più riuscito è forse “Visions”, con il duetto di Valentina Piccinini e una costruzione sinfonica che non cade nel "monumentale" fine a sé stesso. “I Am” e “Forgotten” rivelano invece il lato più intimo del disco, mentre “Ancestral Whispers” — qui con Leonardo “Big Leo” e riproposta nel finale in lingua madre  — trasforma il tema delle anime che si riconoscono oltre il tempo in una ballad dall’impatto sorprendentemente diretto.

Se c’è un limite, è paradossalmente la durata: tredici tracce e oltre un’ora di musica chiedono molta attenzione a discapito della fruibilità più diretta, e qualche brano avrebbe potuto essere asciugato senza perdere identità. Ma "Origins" - album disponibile esclusivamente in formato digitale -  non suona mai come un archivio riaperto o una operazione di svuotamento di qualche vecchio cassetto.
Piuttosto è il gesto di un autore che rilegge il proprio passato senza idealizzarlo, e lo usa come materia viva.
Un debutto solista maturo, ambizioso e sorprendentemente coerente.

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