Recensione: Páthos

Di Matteo Pedretti - 20 Agosto 2022 - 13:03
Páthos
Band: Conjurer
Etichetta: Nuclear Blast
Genere: Post Metal  Sludge 
Anno: 2022
Nazione:
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83

Páthos: dal greco “soffrire” o “emozionarsi” e, in un’accezione più ampia, capacità di suscitare un’intensa emozione e una totale partecipazione sul piano estetico o affettivo. È con questo termine che i britannici Conjurer hanno battezzato il loro secondo full lenght e, in effetti, nessun’altra scelta sarebbe stata più adatta. L’album si caratterizza infatti per un impatto emotivamente provante, stremante e coinvolgente al tempo stesso, con liriche che si addentrano nell’esplorazione di tematiche come solitudine, perdita, malattia, dolore, ma anche connessione tra individui ed empatia, una sorta di luce in fondo al tunnel che in qualche modo, in mezzo a tanta oscurità, sembra voler lanciare un messaggio di speranza.

In una recente intervista rilasciata a Kerrang, i Conjurer hanno affermato di sentirsi parte della “Roadburn scene”, ossia di quel coacervo di band che sono di casa al festival olandese della musica estrema d’avanguardia e che, pur tra varie differenze stilistiche, sono accomunate da un sound generalmente lento, introspettivo, sperimentale e in qualche modo progressivo nella sua tensione all’evoluzione e al cambiamento. Le principali influenze del quartetto si rintracciano in nomi come Yob, Electric Wizard, Sumac e Neurosis, suggestioni rielaborate in una personalissima miscela a base di Sludge/Doom e Post Metal con saltuarie incursioni in territori Death e Post Black Metal.

Formatisi nel 2014 Rugby, nel Warwickshire, nel 2016 i Conjurer rilasciano l’EP “I” a cui fanno seguito il primo LP “Mire” (2018) e la collaboration con i post-rockers di Manchester Pijn “Curse these Metal Hands” (2019). Queste release, uscite per la Holy Roar Records, accendono un notevole interesse intorno al gruppo, tanto che nel febbraio 2021 – a seguito della chiusura della sopra citata etichetta inglese – il combo firma per il colosso tedesco Nuclear Blast per mezzo del quale, nello scorso luglio, rilascia “Páthos”.

Grazie all’accresciuta esperienza, gli ingredienti cardine del già pregevole “Mire” vengono riproposti in “Páthos” con maggiore organicità e consapevolezza compositiva. Sebbene in linea generale la proposta passi in modo coerente e senza soluzione di continuità dallo Sludge al Post Metal, in episodi come la opener “It Dwells”, “Basilisk” e “Rot” a prevalere è uno Sludge che se nei primi due è occasionalmente smussato da brevi tessiture melodiche, nel terzo – ibridandosi con un Death Metal lento – raggiunge una brutalità che ricorda i Primitive Man.

Altri passaggi sono più ariosi e atmosferici grazie all’apporto di massicce dosi di Post Metal. È il caso della poliedrica “All You Will Remember”, arricchita dalle spoken word di Alice Zawadzki e con una sezione finale che – con un drumming in blast beat – si spinge fino al Post Black, di “Those Years, Condemned” e “In Your Wake”, dai grandiosi riff portanti destinati a imprimersi nella mente dell’ascoltatore, e della closer “Cracks the Pyre”, che dopo la partenza pacata si evolve nel consueto macigno sonoro tipico dei Nostri. Discorso a sé per “Suffer Alone”, una breve cavalcata Death/Thrash che, con le sue accordature ribassate, è accomunabile ai lavori dei Goatwhore.

Registrato tra Birmigham e il Nothampton da Greg Chandler, voce e chitarra dei funeral doomster Esoteric, e Daithí Farah, “Páthos” suona compatto, intenso, travolgente e moderno, senza mai risultare artificioso. Doverosa una nota sull’artwork di copertina: un’immagine dell’artista franco-britannico Jean-Luc Almond in cui arte figurativa e astratta di sovrappongono evocando le emozioni e i sentimenti sottesi alle tematiche trattate nelle otto composizioni.

L’ormai piena maturità artistica raggiunta dai Conjurer, ampiamente espressa in “Páthos”, e la strada percorsa come band, lungo la quale non sono mancati momenti difficili – come la defezione del batterista Jan Kraus (sostituito da Noah See) all’indomani del termine delle registrazioni di questo nuovo disco – consegnano al quartetto inglese un posto di primo piano tra le più interessanti realtà relativamente recenti del panorama Heavy Doom/Sludge internazionale, accanto a giovani ed estremi interpreti del genere come Primitive Man e Body Void. 

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