Recensione: Profane Prayer

Di Andrea Bacigalupo - 29 Febbraio 2024 - 8:30
Profane Prayer
Etichetta: Nuclear Blast
Genere: Thrash 
Anno: 2024
Nazione:
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75

Ottavo album per i greci Suicidal Angels: ‘Profane Prayer’, questo è il suo titolo, disponibile dal 1° marzo 2024 tramite Nuclear Blast.

La band, appartenente all’ondata Thrash del nuovo millennio, può dirsi stabile, avendo cambiato, dal quinto album ‘Divide and Conquer’ del 2014 ad oggi, un solo chitarrista (Chris Tsitsis sostituito da Gus Drax).

Stabilità che si rispecchia, soprattutto, nella loro modalità compositiva. Di fatto i successivi ‘Division of Blood’, del 2016 , ‘Years of Aggression’, del 2019, ed ora quest’ultimo ‘Profane Prayer’ possono dirsi episodi consequenziali che confermano le intenzioni della band di voler andare oltre il mero ‘battere e percuotere’ a tutto spiano degli inizi, preferendo intrecciare la propria furia con melodie più intense e tratti epici.

Man mano che passano gli anni lo studio diventa più approfondito ed il songwriting sofisticato, come sopra detto la ferocia rimane, ma c’è sempre meno istinto; la band continua a creare scenari cupi e tempestosi, ma sempre più carichi di gradazioni violente e talvolta li squarcia con lampi di luce. Rabbia e disperazione, ma anche fierezza e risolutezza, ruotano vorticosamente una sull’altra, dando vita ad un turbinio di caligine rovente che abbatte violentemente quello che incontra.

L’albero motore di ‘Profane Prayer’ è sempre l’irruenza del Thrash, ceppo Slayer ed anche Anthrax qua e là, per intenderci, più una bella dose di strafottente Hardcore Punk che si riflette nella voce. C’è, però, anche una tendenza a raccontare storie più epiche, pur se velate da un alone scuro di rassegnazione, si sente la fermezza dell’eroe, che però non è imbattibile, che combatte lo stesso pur sapendo di poter essere sconfitto.

Per cui, a brani dai ritmi forsennati e crudeli, in certi frangenti un po’ folli, come ‘Crypts of Madness’, ‘Purified By Fire’, ‘Profane Prayer’, ‘Guard of the Insane’ e ‘Virtues of Destruction’, ne vengono affiancati altri di natura più classica, più incentrati sulla solida potenza che non sull’ira abrasiva. La ficcante ‘When the Lions Die’, ad esempio, ma anche le due emozionanti mini-suite, basate entrambe su indomiti ritmi cadenzati, ‘Deathstalker’, malinconica ed opprimente nel suo avanzare come un carro armato, il cui attrito genera un’atmosfera guerriera (piacevolmente Iron Maiden devo dire) e ‘The Fire Paths of Fate’, dalle intense e misteriose sonorità mediorientali che s’interpongono con la violenza sferzante delle chitarre ritmiche, due tracce che evidenziano l’alto livello di maturità compositiva raggiunto dai quattro ellenici.

In definitiva, come detto all’inizio, ‘Profane Prayer’ è sì un album posto sulla stessa linea dei lavori precedenti, ma più evoluto, con canzoni strutturalmente più complete e dinamiche … più belle, in poche parole (senza nulla togliere al lavoro fatto in passato dai Suicidal Angels, beninteso), la cui intensità ha dato vita ad un mondo oscuro e nebbioso ma anche aggressivo e violento.

Ultime parole sulla produzione: pulita e certosina non limita la forza emanata dagli artisti, con gli strumenti tutti messi nella giusta evidenza e senza troppe stratificazioni, con il suono sia ruvido che pieno ed un wall of sound di forte impatto, che fa presumere che il disco sia stato inciso in una sala dell’inferno.

Un album tutto da ascoltare, concludendo, che mostra una band potente ed energica che, nonostante i suoi 23 anni di età, vuole ancora crescere.

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