Recensione: Public Address

Di Fabio Vellata - 11 Luglio 2023 - 9:00
Public Address
Band: Degreed
Etichetta: Frontiers Music
Genere: AOR  Hard Rock 
Anno: 2023
Nazione:
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83

Continuano imperterriti a sfornare ottimi album i Degreed.
A dispetto di un’audience che sembra non accorgersi più di tanto di loro, la cricca di Robin “Red” Eriksson arriva in scioltezza al settimo cd, confermando con “lode” le cose buonissime ascoltate sino ad oggi.
Anche nel nuovo Public Address c’è molto di tutto quanto può piacere ai fan del melodic rock. Canzoni ben scritte, aggressivamente eleganti e con ritornelli d’impatto. Suoni profondi e ben definiti. Soprattutto, linee melodiche accattivanti, innervate di quello stile tipicamente scandinavo che ha fatto la fortuna di tanti “cugini” illustri che ingioiellano la scena nordica. Della quale, a ben vedere, i Degreed possono dirsi a pieno titolo tra i capiscuola.

Che il nuovo cd del quartetto sia materiale di prima qualità si avverte istantaneamente. Sin dalla opener “Big Plans“. C’è parecchia competenza nel riuscire ad amministrare un pezzo con suoni moderni a cui s’accoppia un flavour che nel ritornello ha molto di tradizionale. In risalto poi la granduer strumentale: il florilegio di assolo e riff che si perpetua per tutto il disco è un piacere per le orecchie di chi, rocker di vecchia data, ama la melodia che non perde però di vista l’abrasività hard.

Certo è che, poi, l’attacco di una canzone come “The Way of the World” può in un attimo evocare emozioni che si credevano sopite. Un’eco lontana sembra voler richiamare i Whitesnake del celebre 1987, lasciando per un instante senza fiato. È proprio questa bravura nel saper giocare con le epoche a rendere i Degreed tremendamente affascinanti: “This is Love” è un brano hi-tech AOR che avrebbe fatto qualche numero in classifica nei dorati eighities.
Rendersi quindi conto di aver beccato uno dei dischi dell’estate (nulla a che vedere con i Battiti “trappisti” e faciloni attualmente in TV, sia chiaro!) è istantaneo con il ritornello di “Ride Along” e le atmosfere di “Free Again”. Deliziso incrocio tra i Giant di “Time to Burn” e la frizzante vitalità di Danger Danger e Trixter.
Qualche accenno di modernità in più arriva nella seconda parte dell’album: “A Safe Place“, “No One” e “For You” danno un volto più contemporaneo alla musica del quartetto svedese con chitarre ruvide cui fanno seguito gli immancabili cori di facile memorizzazione.
Ricami di hard rock moderno, a tratti muscoloso, che certificano il valore dei Degreed. Professionisti di alto rango che a fronte di una carriera inappuntabile meriterebbero definitiva consacrazione al pari dei vari H.E.A.T, Eclipse e Perfect Plan.

Non gli manca davvero nulla: dopo il precedente “Are you Ready“, un altro album di altissimo livello.

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