Recensione: Queen of Broken Hearts

Di Francesco Sgrò - 18 Marzo 2021 - 0:06
Queen of Broken Hearts
Band: Issa
Etichetta: Frontiers Music
Genere: AOR 
Anno: 2021
Nazione:
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75

Come si suol dire “anche l’occhio vuole la sua parte”: l’incredibile bellezza della talentuosa vocalist norvegese Isabell Oversveen (alias Issa), caratterizza il suggestivo e teatrale artwork di questo interessante “Queen Of Broken Hearts”, di fresca pubblicazione per la sempre prolifica Frontiers Music.

Affiancata da una line up di grande livello e rigorosamente tutta italiana, la quale vede Simone Mularoni alla chitarra (DGM), Andrea Torricini al basso (Vision Divine), Marco Di Silvia alla batteria (Hardline) uniti al bravissimo tastierista, nonché compositore, Alessandro Del Vecchio, la voce della bella Issa è protagonista di un album assai intrigante, che esplode sulle note della potente “Angel’s Calling”.
La traccia apripista si muove su squisite (e patinate) coordinate hard rock, in cui è la melodia a dominare del tutto la situazione, regalando un refrain diretto ed orecchiabile.

La bontà della realizzazione tecnica va di pari passo con la qualità del songwriting: anche nel caso della seguente “The Way Out”, il gruppo confeziona un nuovo esempio di melodic rock, in verità tanto prevedibile quanto piacevole all’ascolto.
Il tentativo di rendere il sound di Issa più attuale, operato con la successiva “The Night It Rained Forever”, segna in realtà un frangente di smarrimento, evidenziato in un ritornello alla lunga noioso e poco ispirato.

Con “I’m Here To Stay” la band corregge subito il tiro e torna sui giusti binari che, subito dopo, portano l’ascoltatore al cospetto della profonda e malinconica “Blue”.
La potente anima della title track, spazza via le indecisioni mostrate con la precedente “The Night It Rained Forever”, mentre l’intensa “Derive” mostra il lato più emotivo di Issa e della sua band, in un nuovo affresco di Hard Rock teatrale e ricco di passione.

Suggestive tinte di teatralità caratterizzano anche l’essenza di “Without Love”, alla quale segue l’adrenalinica e bellissima “Wait For Love”.
Pur non aggiungendo sostanziali novità a quanto ascoltato finora, “After The Rain”, grazie ad un ritornello decisamente ruffiano, riesce mantenere viva l’attenzione del fruitore, che non può che dirsi soddisfatto sulle note della splendida “Die For A Life With You”: quest’ultimo tassello fa calare il sipario su di un album magari facilmente prevedibile ed un po’ ruffiano ma anche assai compatto, piacevole e ben confezionato.

 

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