Recensione: Reborn To Light
A distanza di circa un anno e mezzo dal debut album “King Of Gods”, tornano a farsi sentire gli egittologi tedeschi Aeon Gods con un nuovo disco, intitolato “Reborn To Light”, ancora una volta dedicato al loro amato antico Egitto. Fra trucchi di scena (sono tutti vestiti e truccati da antichi egizi), artwork dedicati (in questo bellissimo disegno, ricco di dettagli, opera dell’artista Peter Sallai, spicca il Dio Anubi che naviga sul Nilo) e naturalmente testi che raccontano di miti e leggende della storia di quel paese affascinante affacciato sul Mediterraneo, gli Aeon Gods cercano di distinguersi, quanto meno a livello di tematiche, dalla massa di gruppi power metal che si ispirano al fantasy. A livello di sound, invece, rimaniamo su lidi cari a gruppi come Sabaton e Rhapsody (nelle varie versioni), ma anche con qualcosa che ricorda l’orecchiabilità dei Freedom Call e le coralità degli Orden Ogan. Pur non essendo particolarmente originali o innovativi (del resto in quanti riescono ad esserlo nel power metal?), il sound dei tedeschi è decisamente godibile e convincente, anche per via di un songwriting mai prolisso, con brani efficaci che non si spingono mai su minutaggi eccessivi ed una buona attenzione alle melodie. Rimane particolare la voce del leader Alex ʹSol’Ra-tuʹ Hunzinger, che non è la classica ugola acuta, potente e squillante, tipica del power metal, ma nemmeno il vocione roco canonico per alcuni gruppi power nord-europei; Alex ha una sorta di via di mezzo, quasi baritonale, con un’estensione discreta ed anche con una buona espressività e versatilità; trovo che rispetto al debut album ed al periodo degli Aeternitas (dal cui scioglimento sono nati gli Aeon Gods) sia anche migliorato. Lo strumento principale restano le due chitarre di Robert ʹAbzu’Keanʹ Altenbach e Pat ʹUr’Athtarʹ Hesse e non si sente in maniera particolare l’assenza di un bassista, grazie anche all’ottima produzione del nostro connazionale Simone Mularoni (ormai una garanzia assoluta di qualità!); trovo un po’ sacrificate ad un ruolo da comprimario le tastiere della bionda Anja ʹSu’en -Chelʹ Hunzinger (moglie del singer), mentre la batteria dell’ottimo Elias ʹIš’Taruʹ Knorr impone quasi sempre ritmi frizzanti, grazie ad un sapiente uso della doppia-cassa. Fa eccezione la pesantissima Soldiers Of Re (Amduat pt. III), canzone dall’incedere lento e cadenzato, non proprio esaltante, ma sicuramente potente e che potrebbe far venire in mente i Manowar più beceri. Sinceramente non condivido la scelta di realizzare un singolo ed un videoclip in stile cartone animato per questo brano (che ritengo il peggiore del disco), ma lascio a voi condividere, o meno, questo personale punto di vista.
Mi ha, invece, conquistato totalmente l’orecchiabile “Feather Of Heart”, canzone davvero piacevole da ascoltare e riascoltare senza mai stancarsi, tanto che trovo davvero un peccato non fosse stata scelta per la realizzazione di un singolo. E’ stata, invece, scelta l’opener “Birth Of Light”, altra traccia sicuramente piacevole, grazie a ritmi brillanti ed un’orecchiabilità davvero notevole, per la quale è stato realizzato un lyric video.
Altra canzone scelta per la realizzazione di un videoclip (questa volta non un cartone animato) è l’ottima title-track “Reborn To Light (Amduat pt. IV)” che, con il suo incedere veloce, unito ad una notevole orecchiabilità, si ficca in testa immediatamente. Ritengo doveroso segnalare che nella tracklist ci sono diverse tracce davvero ben fatte, dalle Rhapsodyane “Flames Of Ember Dawn” e “The Sacred Union (Amduat pt. II)”, fino alla conclusiva “Farewell (Re’s Dying Reign pt. III)” che suggella degnamente un disco davvero ben fatto. Gli Aeon Gods, infatti, con questo piacevole “Reborn To Light”, album davvero ben fatto, si candidano ad essere tra i gruppi emergenti di spicco, donando nuova linfa alla scena power metal tedesca; date loro una chance!
