Recensione: Revolution

Di Marco Donè - 3 Ottobre 2021 - 14:04
Revolution
Band: Warkings
Etichetta: Napalm Records
Genere: Power 
Anno: 2021
Nazione:
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65

Terzo capitolo per i Warkings, formazione della scuderia Napalm Records che coinvolge musicisti di varie nazioni europee. Fin dai loro esordi i Nostri si sono presentati con un intento ambizioso: puntare a essere i nuovi difensori della fede! Un intento forse non dichiarato, ma che risulta esplicito dalla proposta del quartetto. I Warkings si presentano infatti con un concept che ruota attorno alla guerra, incentrato sull’immaginario bellico di epoche passate, che trova riferimento nella Roma Imperiale, nell’Antica Grecia e nei Regni del Nord Europa. Le canzoni, con il loro incedere e con le tematiche trattate, esaltano proprio il lato più eroico del guerriero del passato, i valori che lo contraddistinguevano, diventando ben presto terreno fertile per i defender del nuovo millennio. Anche l’immagine scelta dai Nostri, con i costumi che richiamano i guerrieri di quelle epoche, è un chiaro segnale in questa direzione. E con il nuovo “Revolution”, disco che ci apprestiamo ad approfondire in queste righe, i quattro re della guerra proseguono con ancora maggior convinzione nel loro percorso.

Revolution” è un lavoro che non cambia di una virgola il sound che i Warkings hanno fin qui sfoggiato. I Nostri sviscerano una proposta semplice, diretta, ma che ha permesso loro di attirare, da subito, le attenzioni di fan e addetti ai lavori del Vecchio Continente. “Revolution” è un disco power, quello figlio del nuovo millennio, sorretto da una produzione esplosiva e da dei ritornelli accattivanti, che risultano di facile assimilazione. L’opera dei quattro re ruota attorno alla splendida voce di The Tribune, meglio noto come Georg Neuhauser, cantante dei Serenity. Proprio la sua prestazione, calda ed espressiva, riesce a dare quel qualcosa in più ai pezzi, rendendoli coinvolgenti e trascinanti. Certo, la proposta dei Warkings è tutt’altro che originale, ma le canzoni risultano ben strutturate e di sicura resa in sede live, dove i ritornelli saranno in grado di conquistare ogni tipo di platea. Basta ascoltare l’opener ‘We Are the Fire’, o l’intensa e adrenalinica ‘Kill for the King’ per trovare conferma in quanto appena scritto. Proprio ‘Kill for the King’ può essere vista come uno degli inni dei quattro re della guerra, una canzone con la giusta attitudine per chi ambisce a essere riconosciuto come paladino, difensore della fede. E in un contesto del genere, con il concept della band incentrato sulla guerra, con un disco intitolato “Revolution”, non poteva mancare ‘Fight’, dove i Nostri si ispirano apertamente a ‘Bella Ciao’. Tutto bene quindi? Eh, non proprio… Già, perché come accennato poco sopra, la proposta dei Warkings non spicca certo per originalità e personalità. Basta ascoltare ‘Sparta, pt II’ – dove la linea vocale richiama apertamente i Kamelot era Khan – per rendersene conto. La struttura delle canzoni, poi, tende a presentare una certa ripetitività di fondo, rendendo ben presto il disco prevedibile e di facile lettura. I pezzi, infatti, risultano semplici e diretti, lasciando al già citato Neuhauser il compito di fare la differenza. Il cantante svolge il suo compito con maestria, ma è il tappeto sonoro su cui la sua voce poggia che non permettere alle composizioni di lasciare il segno. Certo, con la loro proposta i Nostri sembrano puntare alla dimensioni live, dove l’incedere diretto e melodico delle varie tracce, i ritornelli anthemici e la forte componente scenografica che accompagna i Warkings sapranno di sicuro fare breccia nei cuori dei metalhead. Su disco, invece, mancando il “condimento” dell’adrenalina generata dal palco, serve qualcosina in più per tenere viva l’attenzione dell’ascoltatore.

Con “Revolution”, quindi, i Warkings possono essere considerati i nuovi paladini del metallo più puro? Eh, diciamo che gli intenti ci sono, le potenzialità pure, la fede anche. Purtroppo ai Nostri, come ampiamente descritto in fase di analisi, manca ancora quel brio, quel pizzico di personalità in più che possa permettere loro di emergere dal calderone del power del nuovo millennio. Giusto pensare e puntare alla dimensione live, ma per ambire a suonare in grandi platee serve prima convincere su disco. I Warkings hanno tra le loro mani le carte giuste per puntare a vincere, per crescere, per effettuare questo ulteriore step, devono solo giocarle nel modo e nel momento giusto.

Marco Donè

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