Recensione: Shinrabansho (森罗万象)

Di Elisa Tonini - 9 Gennaio 2020 - 11:00
Shinrabansho (森罗万象)
Etichetta:
Genere: Folk - Viking 
Anno:2019
Nazione:
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82

Nel metal le tematiche religiose hanno sempre fatto discutere per i testi così come per l’immagine della band. Tralasciando Mercyful Fate, Ghost, parte della scena black scandinava ed andando verso est, impossibile non nominare i polacchi Batushka – quelli autori del disco “Litourgiya” – ispirati dalla musica della chiesa ortodossa. In oriente una certa religiosità aleggia a modo suo nei brani dei vedici Rudra e svariati echi sacri – fra i quali buddisti – si odono nei cinesi Voodoo KungFu. Il buddismo aleggia pure nei brani dei presenti Bliss-Illusion (虚极, band nata nel 2016 a Pechino ed autori di “Shinrabansho” (森罗万象 ), il loro album di debutto.

Originariamente uscito in Patria nel 2018 via Infected Blood Records, il disco è uscito l’anno dopo per il mercato europeo tramite l’etichetta francese Anesthetize Productions. A differenza di un’edizione locale a tiratura limitata, in questa versione non figurano i tre brani aggiuntivi – di cui una ri-registrazione – e questa scelta può  istintivamente un po’ deludere, ma tant’è. I Nostri propongono un post-black metal influenzato dallo shoegaze e dal post-metal con tonalità depressive rock, il tutto impreziosito – come accennato in precedenza – da elementi tratti dalla musica e dalla tradizione buddista. Le tracce sono inoltre permeate da un sentimento squisitamente cinese, sensazione esaltata dal turbinante e leggero flauto, mentre l’aspetto religioso pare evidenziato perlopiù dalla sezione ritmica e soprattutto dalle variopinte vocals. La diversità stilistica canora spazia con autentica ispirazione tra acredini in stile Burzum, possenti growl ed un clean caldo, innafferrabile ed a tratti dotato di un innocente candore. In “Shinrabansho” c’è anche un po’ di spazio per un ottimo throath singing rimandando in certi casi al soffio pagano dei Tengger Cavalry. Abbiamo tra le mani un’opera dalle sonorità contrapposte eppure in ottima armonia tra loro, sonorità che spaziano umorali da momenti sognanti e pigri a mood iperattivi ed inarrestabili, senza dimenticare però una certa vena epica. Nel complesso vi è una grande fluidità e coerenza compositiva tra gli otto pezzi di pressochè media, medio-lunga durata, tutti qualitativamente di livello davvero alto anche se ne emergono tre in particolare. Stiamo parlando di “Sunyata”, “Pass Away” e “Naraka”. Il primo pezzo colpisce per una sacralità calma eppure fortemente selvaggia e combattiva, emozioni enfatizzate da un altearnarsi affascinante di clean, throath singing e taglienti scream. “Pass Away” invece cattura per  l’avvicendare un quid profondamente meditativo e sereno ad uno spirito drammatico ma colmo di un paganismo potentemente travolgente. Da segnalare le melodie di suggestione cinese, quì particlarmente eleganti. Infine, “Naraka”è la traccia più estrema del disco per via del suo incontenibile vigore black incastonato in un prezioso mantra – molto affine a certe cose dei Rudra – di gusto cibernetico. Nota a parte lo strumentale “Recovery of all Things”, dell’intero lavoro forse il pezzo meno asiatico ma senza dare la sensazione di essere fuori posto.

Con “Shinrabansho” i Bliss-Illusion ci propongono un lavoro incorniciato da una produzione adatta alle complesse e discordanti atmosfere. Idealmente vicini ai francesi Alcest, i Nostri propongono un debutto davvero ottimo e si spera continuino per questa strada ma contemporaneamente non si fossilizzino su certe idee. Per i fan curiosi del folk metal in generale ma anche dei generi “post”.

Elisa “SoulMysteries” Tonini

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