Recensione: Sign of the Cross

Di Andrea Bacigalupo - 24 Giugno 2023 - 22:05
Sign of the Cross
Band: Savage Grace
Etichetta: Massacre Records
Genere: Heavy 
Anno: 2023
Nazione:
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68

 

Come dice Stephen King, “A volte ritornano!” … si, ma, in questo caso, non proprio del tutto!

Gli statunitensi Savage Grace nacquero all’inizio degli anni ’80, ma si fecero decisamente notare nel 1985, sgomitando furiosamente con le esplosive uscite Thrash di quell’anno, con ‘Master of Disguise’, un album di ruvido e deciso Speed Metal già un po’ retrò e che pescava come una rete a strascico dalla NWOBHM velocizzandone all’esasperazione i ritmi. Una sorta di Iron Maiden a 78 giri, per così dire, con tanto di twin guitars e cavalcate marziali.

Bissarono l’anno dopo con ‘After the Fall From Grace’, più maturo, con più personalità e tendente all’US Power di Metal Church, Malice ed Helstar.

Entrambi gli album fecero parecchi feriti all’epoca e se, al giorno d’oggi, ci sono metallari ultracinquantenni con problemi di cervicale la colpa è un po’ anche la loro.

Sono anche dischi che mettono in luce il problema di questa band: l’instabilità. In un anno via il cantante e cambio del batterista … voilà ed anche in precedenza c’era già stato un bell’andirivieni, compresa la breve partecipazione di Kelle Rhoads, fratello del grande e mitico Randy.

Personalmente, dopo ‘After the Fall From Grace’ non li ho più seguiti … troppa roba, anche già all’epoca (anche se non con gli abominevoli numeri di oggi). Leggo che è uscito un timido EP (‘Ride Into The Night’) nel 1987 e poi che hanno fatto una comparsata tra il 2009 ed il 2010, con una lineup quasi del tutto nuova e con prima una demo e poi un altro minialbum (‘The Lost Grace’). Poi più niente, tranne una raccolta di inediti scritti tra l’89 ed il ’91, fino al … 2023, anno di uscita di ‘Sign of the Cross’, terzo album posto a ben 37 anni dal precedente, disponibile dal 5 marzo tramite Massacre Records.

D’altronde, stanno cercando di tornare un po’ tutti … perché non anche loro? Da fan quale ero mi hanno incuriosito e, prima di caricare il CD sul lettore, ho dato un’occhiata alle foto promozionali. Cavolo! Ma questi hanno fatto un patto con il diavolo … sembra che, per loro, il tempo si sia fermato.

Guardo meglio: qui dei Savage Grace originali c’è ben poco: a parte l’inossidabile veterano Christian Logue gli altri tre musicisti sono ben più giovani (anche se con una qual certa esperienza), tanto che, quando la band muoveva i primi passi, loro dovevano ancora nascere. Polemizzando, è un po’ come se Paul Mc Cartney volesse riformare i Beatles con altri tre musicisti … penso che verrebbero linciati dalla folla! Qui il peso storico è un po’ diverso, ma giusto per rendere l’idea …

Pensiamo alla musica, che è poi la cosa che veramente conta. Diciamo che Christian Logue non cerca di vivere della nostalgia del suo passato duplicando il primo album. In ‘Sign of the Cross’ di vero Speed Metal, di quello che prima espandeva un’atmosfera mefitica appena si toglieva il disco dalla busta e che, poi, la incendiava come la puntina calava sui solchi, non ce n’è, giusto qualche accelerazione qua e là per mantenerne il ricordo (le granitiche ‘Barbarians At The Gate’ e ‘Slave Of Desire’).

Questo nuovo lavoro mantiene, più che altro, la scia dietro ‘After the Fall From Grace’, continuando a virare decisamente verso l’US Power ma sviluppandosi, però, anche in direzioni più accessibili.

Soprattutto per la voce di Gabriel Colon (Tony Moore e Rob Halford oriented), ma anche per molte sonorità, il paragone che mi è balzato in mente è stato con l’intramontabile ‘The Privilege of Power’ pubblicato dai  Riot (ora Riot V a seguito del decesso del grande Mark Reale) nel 1990; album parecchio eclettico, nonostante le forti diversità dei brani, questi suonano tutti Riot 100%, anche nei momenti più sperimentali.

Anche ‘Sign of the Cross’ è molto eterogeneo, ma, a differenza di ‘The Privilege of Power’, qui le influenze sono parecchio marcate e ne soffocano la personalità: principalmente emergono i Judas Priest e gli stessi Riot che sono un po’ dappertutto, ma qua e là anche i Dokken, i Keel e gli Skid Row (‘Stealin’ My Heart Away’, ‘Branded’, la bonus track ‘Helsinki Nights’).

Insomma, sembra un po’ la colonna sonora del mondo metallico americano degli anni ’80 e ’90, passando dalla sponda dell’Heavy Metal più duro a quella dell’Hard Rock più duttile con la velocità di un aliscafo.

E’ come se i nuovi Savage Grace stiano sondando il terreno per capire dove riscuotono i maggiori consensi. Su una sponda o sull’altra? Naturalmente questa è solo una mia sensazione e l’importante, alla fine, è come suona quest’album.

Diciamo che, non avendo la forza del sopra citato ‘The Privilege of Power’, ‘Sign of the Cross’ risulta un po’ confusionario e disomogeneo, però ci sta … potenza, grinta ed adrenalina ci sono tutte ed alla fine, se non si fanno paragoni con gli old Savage Grace, lo si riesce ad apprezzare.

Di fatto, la band è nuova, per quanto usi un monicker dell’alto cretaceo e questo album può essere considerato un debutto. Speriamo continui (anche se qualcosa non funge: sui video sono in 5, la lineup accreditata sul disco è di 4 che, però, non coincide con la formazione sulle foto … Bah!) ed aspettiamo il prossimo per definire il giudizio.

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