Recensione: Silver Lining

Di Luca Montini - 14 Aprile 2021 - 0:00
Silver Lining
80

Nuovo debutto in casa Frontiers Music: gli Infinite & Divine sono un progetto tutto svedese nato dall’incontro del chitarrista e produttore Jan Åkesson e della giovane cantante Tezzi (Terese Persson), avvenuto nell’estate del 2019. Jan ha iniziato la sua carriera come songwriter e chitarrista in band come StoneLake (coi quali ha all’attivo una decina di dischi pubblicati) ed il suo progetto solista Shadow of Rain, mentre la più giovane Tezzi viene da una carriera più breve, costellata da concerti di natura locale e progetti che non sono mai riusciti ad uscire dai confini del paese natio, eccezion fatta per una comparsa in “Fantasmagoria” (2003), secondo disco del progetto Epysode (con artisti del calibro di Mike Lepond dei Symphony X, il nostro Simone Mularoni dei DGM e Tom Englund degli Evergrey). Sebbene per entrambi i curriculum ci siano ancora molte pagine bianche da scrivere, il risultato di questo sodalizio artistico promette molto bene.

A discapito del moniker forse un po’ troppo altisonante per una band che non scrive certo testi di filosofia teoretica, deciso a quanto dichiarato dagli stessi artisti a ridosso della release dell’album a contratto già siglato con l’etichetta, i temi trattati sono quelli che ci si aspetterebbe da un disco di rock leggero ispirato dalle esperienze personali e dalle difficoltà incontrate nella vita dalla giovane cantante, con una forte connotazione ottimistica che possiamo evincere già dal titolo del disco. Il genere proposto dal duo è infatti un ibrido molto interessante che va dall’hard rock al rock melodico, sostenuto in maniera convincente grazie ad una notevole versatilità della Pearson, capace di mostrare già una buona sicurezza al microfono ed un carattere molto forte, che le consentono di affrontare senza incertezze ogni brano.

Passiamo quindi da un’opener di buon livello come “I Feel Alive”, forte di un ritornello estremamente ficcante, all’ottimo singolo eponimo “Infinite & Divine”, promosso anche con un videoclip. L’impressione certo è di aver già sentito mille volte quel giro di accordi o quella melodia, che non si celi nessuna struttura complessa dietro alle composizioni e al riffing quadrato di Jan Åkesson sempre ben sopportato da tastiere tipicamente ottantiane, ma tutto funziona dannatamente bene. Piccoli innesti che conferiscono spessore, come i synth della più oscura “We Are One”, o le chitarre armonizzate di “Off the End of the World” col suo ritornellone da ballata AOR che s’infrange tra una strofa sussurrata ed un ponte più convinto e rockettaro, a rimarcare il talento camaleontico di Tezzi. Molto interessante anche “While You’re Looking for Love”, che in una manciata di minuti ci offre tutta la profondità che un brano rock può sprigionare, anche nella sua essenziale semplicità, dalla strofa al solo all’ultimo chorus più tirato. Tanta nostalgia per gli anni ’80, insomma, rievocati da una band al suo debutto negli anni ’20 del nuovo millennio. Buono per quanto piuttosto scolastico anche il lavoro dello svedese Jens Westberg alla batteria a strutturare la sezione ritmica, che sembra dare il massimo in chiusura con la serratissima “Perplexed Perfection” che lambisce i confini del gothic metal più aggressivo.


Every cloud has a silver lining
è una metafora sovente usata nei paesi anglosassoni, il cui significato è che c’è sempre un lato positivo, e spesso dovremmo ricordarcene in questo infausto periodo storico. Dopo numerosi ascolti in giornate nebulose devo dire che non mi sono stancato di ascoltare questo “Silver Lining”, che ancora attraversa senza intoppi l’intera tracklist senza momenti di calo. Per gli Infinite & Divine si potrebbe fare un discorso analogo ad un altro debutto di quest’anno in casa Frontiers, quello di Chez Kane: altro disco (per quanto più leggero) certo derivativo ma molto piacevole all’ascolto, capace di lasciare il segno con naturalezza e senza sforzo, con idee semplici come quelle che possono nascere solo dai primi lavori, tra la meraviglia e l’ingenuità di chi accetta la sfida di trascrivere in musica le proprie emozioni.

Luca “Montsteen” Montini

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