Recensione: Solsorte

Di Carlo Passa - 11 Settembre 2023 - 10:36
Solsorte
Etichetta: Frontiers Music
Genere: Hard Rock 
Anno: 2023
Nazione:
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76

Tracii Guns (L.A. Guns) e Todd Kerns (già bassista di Slash e qui impegnato al microfono) hanno unito le proprie forze mettendo in piedi questi Blackbird Angels, che si completano con la batteria di Adam Hamilton, un altro volpone dell’area losangelina che vanta esperienze di produzione di dischi degli L.A. Guns e di George Lynch.
I Blackbird Angels nascono come un progetto che vuole essere un divertito e sincero tributo da parte di Tracii Guns alle proprie influenze settantiane, dai Led Zeppelin ai Bad Company fino ai primi Journey; il tutto condito da un grande groove rotondo e spesso sincopato che non potrà non farvi battere il famoso piedino.
Gli undici brani di Solsorte sono un viaggio in quei magici anni che precedettero lo scoppio commerciale dei lustrini sul Sunset Strip e che furono così tanto importanti nel processo di formazione di alcune delle band più rappresentative di quella scena, come appunto gli L.A. Guns. Sarà, infatti, per via di una certa somiglianza tra la voce di Todd Kerns e quella di Phil Lewis (per chi non lo sapesse, frontman degli L.A. Guns), ma in Solsorte non si può non sentire il sound della band madre e, in ultima istanza, della personalità di Tracii Guns. Ed egualmente non ci si può esimere dal considerare come il grunge, che uccise quella scena luminosa e decadente, ne condividesse le fonti d’ispirazione: in questo, Solsorte è un bel compendio che vive a cavallo tra gli L.A. Guns degli anni Ottanta e i primordi del grunge, tra Alice In Chains, Pearl Jam e Soundgarden.
Il disco non ha momenti di calo, con qualche cima, come ad esempio lo splendido mid-tempo di On and On/Over and Over, o la tirata Only Everything (ecco i Pearl Jam). Ma come non menzionare il riffone settantiano di Shut Up (You Know I Love You), o quello ruvidissimo di Mine (All Mine), sostenuto da una base ritmica che ricorda un po’ i primi, e mai troppo lodati, Warrior Soul?
E se Worth the Wait e Broken In Two giocano a fare i Led Zeppelin, con la prima che riesce meglio nel compito, Better Than This è una ballad malinconica che, per fortuna, non prova neppure a mettersi a confronto con la storica The Ballad Of Jayne. Le fa compagnia la bella The Last Song, che accentua il lato più pomposo dei Blackbird Angels, mentre Unbroken è un ottimo pezzo grunge tirato.
Infine, Scream Bloody Murder è un blues rock dritto, malato, slabbrato e, quasi inaspettatamente, melodico: insomma, un pezzo che bisogna saper rendere al meglio per evitare di scadere nel ridicolo. E Tracii Guns e compagni ci riescono alla grande.
Solsorte non cambierà la storia della musica, trattandosi di un disco tanto derivativo da diventare quasi un tributo ai tempi che furono. Ma è sincero, convinto e suonato alla grande da tre musicisti che decisamente sanno il fatto proprio, avendo trascorso un’intera vita incarnando quei tempi cui oggi vogliono rendere omaggio: oggi che i loro capelli sono più radi, la pelle si costella di rughe e stare due ore sul palco taglia un poco le gambe, ed è così bello rifugiarsi in una chitarra distorta ritrovando l’entusiasmo dell’adolescente che è in ogni rocker. Un disco vero: in questi anni digitali, non è cosa da poco.

 

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