Recensione: Sonic Forces

Di Fabio Vellata - 10 Maggio 2020 - 0:01
Sonic Forces
Etichetta:AOR Heaven
Genere: AOR 
Anno:2020
Nazione:
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80

Un bel salto indietro nel tempo.
Con gli anni ottanta del rock melodico, un po’ commerciale e molto “tastieroso”, posti come stella polare cui far riferimento assoluto, i Captain Black Beard approcciano nuovamente il mondo delle pubblicazioni discografiche con un altro album di buon livello, successore dell’altrettanto interessante “Struck by Lightning” datato 2018 e quinto in carriera.

Cambia la line up, ma soprattutto si modifica in buona parte l’impasto di colori ed atmosfere, direzionando lo stile sempre più verso una sensibilità di chiaro respiro eighties. Non c’è più, infatti, la grintosa Linnea Vikström a gestire il microfono, sostituita in occasione di questo nuovo cd dallo sconosciuto Martin Holsner, singer dal timbro alquanto più consono alla svolta ultramelodica scelta dal combo nordico. Mentre la miscela si conferma sempre meno hard rock e molto più AOR.
O “Hard FM”, per dirla con un tecnicismo assai adeguato e pienamente descrittivo.
Nella sostanza una sorta di nuovo debutto, visti i contorni assunti da “Sonic Forces“.
Una svolta cui probabilmente ha molto contribuito il forte consenso raccolto in tempi recenti da realtà come Nightflight Orchestra, Gathering of Kings, Art Nation ed H.E.A.T., (da cui arriva il produttore di questo nuovo cd, Dave Dalone) band forti del plauso ottenuto senza riserve dalla piccola ma significativa comunità di appassionati cui i quattro musicisti scandinavi paiono volersi accostare da vicino.
Sono ancora un po’ distanti, in realtà, da quelle che possono reputarsi attuali vette di settore, tuttavia i Captain Black Beard ci provano, sciorinando sin dal primo impatto una iconografia che in modo univoco si rivolge verso l’immaginario tipico di trentacinque anni fa. La copertina in perfetto stile eighties, con una bella Pontiac Firebird che schizza fuori dall’inquadratura in un tripudio di luci e fulmini, è la cornice di un cd dai suoni e dalle suggestioni smodatamente vintage.

La sensazione è decisamente quella di un’opera di voluta “riscoperta”, cercata con il preciso intento di ravvivare stilemi e canoni appartenuti a qualche decennio addietro.
Al primo apparire compatto di tastiere e chitarre dell’iniziale “Headlights” si viene, infatti, risucchiati all’indietro e proiettati altrove, in un’epoca in cui questo tipo di suono era considerato mainstream e possedeva una certa dimestichezza con le frequentazioni del grande pubblico.
L’effetto è un pizzico nostalgico, ma non al punto da risultare fuori luogo o sgarbato : gruppi come quelli citati poc’anzi hanno ampiamente reso palese come il revival melodic rock abbia caratteristiche che, pur partendo da coordinate retrò, possano restituire un’identità riconosciuta come credibile e “attuale”, quindi non necessariamente stantia e deteriorata.

Ben vengano pertanto ottime canzoni come “Lights and Shadows”, “Disco Volante“, “Sonic Forces“, “Midnight Cruiser” e “Young Hearts”, in cui la mistura di Nightflight Orchestra e H.E.A.T. è solo un modo contemporaneo ed attuale per chiamare in causa gli originali.
Bad English, Treat, Firehouse e Foreigner strizzano l’occhio da lontano, mostrando come l’influenza della loro musica sia destinata a rimanere in perpetuo, riscoperta – ma mai sopita – in questo scorcio di nuovo millennio. E speriamo, immortalata ancora negli anni a venire.

Per i Captain Black Beard un salto indietro nel tempo che è paradossalmente un rinnovamento. Una sorta di bizzarro ossimoro che va ad innestarsi nella scia di un crescente sentimento revivalistico in campo melodic rock e genera comunque ottima musica. Esattamente come quella contenuta in “Sonic Forces”, disco senz’altro da prendere in considerazione per chi, infatuato dalle grandi band più volte nominate, sia alla ricerca di qualche altro stuzzicante titolo da aggiungere con soddisfazione alla propria raccolta.

 

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