Recensione: Ounas II

Di Massimo Giangregorio - 21 Dicembre 2025 - 18:24

Quarto album per questa band finlandese di Melodic Death Metal, che vanta una militanza ormai ventennale nel Metalrama internazionale essendosi formata nel lontano 2005 in quel di Rovaniemi, in piena Lapponia (il che ci può stare benissimo, visto il periodo natalizio…).

In origine avrebbe dovuto trattarsi di un mero progetto solista di Ville Rautio ma poi si è naturalmente evoluta verso la classicissima formazione a cinque, con in più l’innesto del tastierista che, laddove si parla di “melodic” fa d’uopo. Forse sarà questa lunga gestazione alla base del fatto che il loro full-lenght di esordio ha visto la luce a distanza di ben dieci anni dalla loro fondazione, con “Frostrealm”, targato – appunto – 2015 (anche se l’anno prima avevano realizzato il demo ““Forgotten Soil Of This Land”). Tre anni dopo, pubblicano “Land of the Ending Time” (2018) per poi dare vita alla saga “Ounas” con il primo capitolo del concept datato 2023 – in cui spiccava una cover dei Summoning “Landa of the Dead” – ed ora, a cinque anni di distanza, ecco il seguito “Ounas II”.

Quella di Ounas è una vera e propria saga death metal melodica che si snoda nel tempo, partendo dalla mitologia autoctona per giungere fino ai nostri giorni, come una sorta di viaggio nel tempo costellata di ospiti di assoluto livello, come il tastierista Matti Kananen dei Kalmah e la talentuosissima cantante Mora, che impreziosiscono il tutto con dei cameo pregevolissimi.

Il sound dei Suotana è una sapiente miscela di death, black e power con quella spruzzatina di epic che ben si addice ad una band che, comunque, come tutte quelle scandinave, è orgogliosa delle proprie radici e le decanta giustamente.
Emblematica è la traccia “1473 Ounas”, lunga ed articolata (ben oltre 10 minuti che non tediano mai) resa viepiù accattivante dalla performnce della vocalist Zoe Marie Federoff, che inietta la giusta dose di musica classica, per poi giungere all’apoteosi con dei cori altisonanti ed avvolgenti. La chicchetta cover non poteva mancare, ed è rappresentata da “Hatebreeder” dei mitici Children of Bodom, ovviamente anch’essa sottoposta a procedimento di “suotanizzazione”.

In definitiva, una relase altamente consigliata anche per chi vuole ulteriormente allargare i propri orizzonti musicali pur rimanendo nell’alveo metallico.

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Band: Suotana
Anno: 2025
60