Recensione: The Consecration of Eternal Impurity

Di Giovanni Picchi - 1 Aprile 2026 - 15:30
The Consecration of Eternal Impurity
Etichetta: Awakening Records
Genere: Death 
Anno: 2026
Nazione:
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Gli Hell Trepanner provengono dal Perù, esattamente dalla capitale Lima. La band è stata formata nel 2015 da una precedente band thrash di nome Neciazo dopo l’aggiunta di un quarto membro. Da lì ha avuto inizio l’evoluzione musicale del gruppo che è sfociata in un death metal old-school fortemente intriso di tinte oscure e atmosfere dense, opprimenti e devastanti che non lasciano spazio ad alcuna concessione a melodie di facile presa, groove ammiccanti o sperimentazioni moderne. Dopo una manciata di demo, qualche singolo e numerose performance dal vivo, la band giunge finalmente al debutto su full-lenght con “The Consecration of Eternal Impurity”, distribuito e prodotto dalla Awakening Records grazie alla licenza esclusiva della Thrashirts Release. La formazione, tornata ad essere terzetto, già dall’aspetto si mostra molto fiera e coerente con la propria attitudine old-school senza compromessi, come ormai è di consuetudine alle latitudini sudamericane. La band è composta da Max Necromanza alla voce e al basso, Neil Destructor alla chitarra e Manolo Agressor alla batteria, nomi d’arte che sono tutto un programma per la musica proposta e che non lascia scampo al povero ascoltatore, che si troverà centrifugato tra riff sparati a mille, voce gutturale da oltretomba e ritmiche caratterizzate da variazioni e cambi di tempo soffocanti ma ben dipanati all’interno delle canzoni.

In esse ci sono momenti in cui prevalgono i tempi medi come nell’opener “Supremacy of Obscurity” e tempi veloci e blast-beat che la fanno da padrone come in “Overlord Enthroned by Darkness”, “Immersed in Malevolence” o “Rain of Impaled Skulls”, in cui a tratti si percepiscono le tipiche sfuriate della vecchia scuola thrash nordamericana. Non mancano i rallentamenti doom alla Incantation, come in “Blaspheming in Primordial Tongues” o in particolare nella lunga e tortuosa “From Perpetual Catacombs” di otto minuti di durata che parte con un riff di chitarra lento e doppia cassa, diventa doom, poi sfocia in un vero e proprio assalto thrash-speed e infine ritorna alla lentezza e alla pesantezza iniziale per una composizione “circolare” coraggiosa e ardita. Pur nella sua brutalità, il disco offre parecchi spunti in cui, pur non facendo capolino alcunché di melodico o divagazioni verso altri lidi musicali, emergono le capacità dei musicisti di costruire partiture complicate che dimostrano una certa loro padronanza degli strumenti. Si nota che non è un singolo riff il punto focale della composizione ma tutto l’insieme e per questo il mixaggio,  direi volutamente, esalta o l’uno o l’altro protagonista, che sia la chitarra, frequentemente anche in fase solista, o che siano la batteria e la voce, mentre il basso è relegato sullo sfondo per dare ancora più profondità e pesantezza alle composizioni. Su un tappeto sonoro brutale e ancorato agli stilemi old-school di band come Autopsy, Incantation, Putrid, Antropofagus e Angelcorpse in primis, i nostri non ricorrono al canone formale della strofa, bridge e ritornello ma costruiscono composizioni articolate rese ancora più putride e malsane dai suoni grezzi e dissonanti che solamente dopo alcuni ascolti riescono a diventare familiari e ad essere compresi (“Barbaric Desecrator” e “Descent to Eternal Funeral” sono esemplari in questo mostrando una struttura molto complessa). Ciò potrebbe rendere difficile l’ascolto per chi è abituato a canoni più immediati e diretti, ma per chi ama i gruppi sopracitati, il suono primordiale thrash-death metal e testi oscuri, tenebrosi e lugubri, gli Hell Trepanner non possono passare inosservati.
Come di consuetudine per la label cinese, l’album, dalla bellissima cover ad opera della Artem Astaroth, è stampato in una tiratura limitata in 1000 copie con la consueta fascia OBI in cinese ed ha un corposo libretto di 16 pagine.

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