Recensione: The End Of Antiquity

Di Ninni Cangiano - 4 Maggio 2026 - 8:00
The End Of Antiquity
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Pur essendo originari della Cina, arrivano dagli Stati Uniti (e precisamente da Atlanta in Georgia, dove si sono formati nel 2023) questi Chariots Overdrive, che tagliano il traguardo del proprio debut album ad inizio aprile con questo “The End Of Antiquity”, edito dalla romana Gates Of Hell Records, label molto attiva nell’underground del buon vecchio heavy metal ed ormai una sorta di garanzia per gli appassionati di questo genere musicale. Ed effettivamente a Roma ci hanno visto ancora una volta molto bene a mettere sotto contratto questi americani, dato che il loro heavy metal è davvero ben fatto e sicuramente godibile. Quando sono partite le prime note della breve “Parasite” (dopo l’immancabile inutilissima intro), ho pensato immediatamente di avere tra le mani il nuovo album dei mitici Pleonexia, tanto simile è il sound; poi sono arrivate le prime parti cantante di G.H.Z (all’anagrafe Hong Zhao) a disilludermi e farmi rendere conto che purtroppo non avrei ascoltato la voce di Michele Da Pila; ecco, il punto debole dei Chariots Overdrive, il classico tallone d’Achille lo troviamo proprio nell’ugola del singer cino/americano. Il suo stile è roco e abrasivo, acido e malefico, ma non si sposa granché bene con il sound della band che, invece, si richiama al buon vecchio heavy metal degli anni ’80 della mitica NWOBHM. Anche quando prova a cantare in maniera più pulita (come in “A Taikonautic Alchemist”), non convince più di tanto, pur risultando sicuramente meglio di quando sporca la sua prestazione. Risulta invece più che convincente la chitarra solista di Y.Z che ricama belle parti soliste, sostenute alla grande dal basso di Z.Z.Y (protagonista della breve e piacevole strumentale “Sunken Throb”, o della lunga suite conclusiva “A Bizarre Pilgrimage To The Cubik Mansion”) che riesce a recitare da protagonista, anche se leggermente penalizzato da una produzione alquanto old-style (opera di tale Greg Hendler). Buona anche la prova del batterista W.R.C che impone spesso ritmi frizzanti; un ottimo esempio potrebbe essere l’autocelebrativa “Chariots Overdrive”, in cui il batterista si fa sentire molto bene.

 

Ma canzoni piacevoli ce ne sono in quantità; oltre alle già citate “Parasite”, “A Taikonautic Alchemist” e “Chariots Overdrive”, evidenzierei anche “Marching Maniacs”, dotata di un coretto alquanto catchy, o la frizzante title-track “The End Of Antiquity”. L’album è dotato di discreto artwork che richiama epiche battaglie (come, del resto, avviene anche in parte dei testi) ed è composto da 9 tracce per una durata totale di circa 40 minuti. La proposta musicale dei giovani cino-americani Chariots Overdrive si pone lontana da lidi di modernità ed innovazione, ma strizza l’occhio ai trve defenders meno giovani, coloro i quali (come questo umile recensore) hanno avuto la fortuna di vivere la prima ondata di heavy metal negli anni ’80; non si tratta di nostalgia o di essere fuori tempo massimo quando si ascolta musica fatta come si deve, ci si deve solo mettere comodi e godersi ogni singola nota come il vostro umile recensore ha avuto la fortuna di fare più e più volte con questo “The End Of Antiquity”. Certo, come detto, si potrebbe migliorare (a partire dal cantante e dalla produzione), ma questi Chariots Overdrive sanno sicuramente il fatto loro e sono da tenere d’occhio per il futuro!

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