Recensione: The Lost Tape and the Early Bulldozer
Insieme con i Bulldozer vi erano gli ND, i Neurodeliri, talvolta riportati come Neuro Deliry piuttosto che Neurodeliry, come si usava a quel tempo, rafforzando termini italiani all’inglese, quando ancora il rapporto fra il metallaro medio e la lingua d’Albione risultava piuttosto problematico (eufemismo).
In realtà il sinistro seme che diede vita all’embrione Bulldozer venne gettato nel 1981 ma poi non vi fu un adeguato seguito sino al 1983.
Rozzissimi, figli degeneri di Venom, Motörhead e delle scorie del Punk inglese, i Neuro Deliry infiammarono l’allora scena milanese, affamatissima di metallo sferragliante, dal 1984 al 1986, esibendosi in ogni buco disponibile della città e conquistandosi un discreto seguito soprattutto fra i thrasher. La loro peculiarità era il cantato: né l’abusato inglese né nel più scontato italiano ma il dialetto milanese. Una situazione ante litteram, ad esclusione dei cantastorie delle osterie, che poi molti avranno mutuato, con successo, anni dopo, ma all’interno di generi diversi.
Tornando ai Bulldozer, Dario “Rioda” Carria (basso) ed Erminio Galli (batteria), i due membri originari dei Neuro Deliry, insieme con il chitarrista Andy Panigada incisero i primi brani della loro storia, “Bulldozer” e “Labirinth” – senza la ‘Y’ – con Massimo Zanara alla voce nel 1981 mentre i successivi, “Fallen Angel” e “Another Beer” con il subentrante AC Wild dietro al microfono, ma nel 1984.
Proprio AC Wild, intervistato nel dicembre del 2006 su queste stesse pagine truemetallare, (qui il link) quando sia il nome dei Bulldozer che quelli delle persone di AC Wild e Andy Panigada gravitavano ancora nell’oblio da lustri e per arrivare a loro bisognava ricorrere ad antiche amicizie personali – altro che social! – ricordava così quei momenti:
Io non c’ero. Nella primissima formazione dei Bulldozer c’erano Andy Panigada, Erminio Galli e Dario Carria. Panigada se ne era andato presto, poi era stato richiamato per incidere un 45 giri. Nel frattempo avevo conosciuto lo stesso Andy e avevo fatto un fugace show con lui e Cabrini nell’82 eseguendo cover dei Motörhead. Così all’appuntamento con Carria e Galli sono andato anch’io. Era una sera autunnale dell’83, in Piazza Firenze a Milano
Dario Carria trovò poi la morte nel 1988 a soli 21 anni e i Neurodeliri, nel 1993, faranno uscire il loro Lp autoprodotto, con soli pezzi in italiano.
Lo stesso AC Wild di recente aggiunge:
Dario Carria è stato fondamentale per la rifondazione dei Bulldozer, era sua l’idea di autoprodurre un singolo 7”. Era una cosa che nessuno pensava di fare: tutti aspettavano proposte da etichette. Era “avanti” anche nei gusti musicali. Ricordo ancora la telefonata quando mi disse che non poteva più suonare con i Bulldozer. Per fortuna l’ho invitato a conoscere Algy (Ward, bassista e cantante dei Tank, qui in veste di produttore, nda) e suonare poi in studio le parti di basso di “Fallen Angel”, versione The Day of Wrath (album di esordio dei Bulldozer, anno 1985, nda). A lui ho dedicato i testi di “Neurodeliri” e “Willful Death” (entrambi presenti sul disco Neurodeliri del 1988, nda)
Da qualche settimana è sul mercato The Lost Tape and the Early Bulldozer, un prodotto griffato Nda Press, da oltre vent’anni in prima linea, per il tramite della Rocka Tapes (Interno 4 Edizioni), il loro enclave dedicato alla musica. Disponibile solamente in formato ellepì a 33 giri – l’oggetto della recensione – e in musicassetta si presenta in una succosa confezione gatefold piena zeppa di foto d’epoca inedite, disegni e appunti a testimoniare, anche a livello di abbigliamento ma soprattutto atteggiamento, come siano cambiate radicalmente le cose rispetto a oggi. La custodia dell’LP riporta i fogli originali contenenti i testi dei vari pezzi realizzati dai Neuro Deliry, le grafiche del 45 giri dei Bulldozer e lo statino dello studio di registrazione ove vennero incisi “Bulldozer” e “Labirinth”, con impresso a mano il numero di telefono di Dario Carria. L’intera operazione di recupero si è resa possibile grazie al fondamentale contributo di Max Bonizzoni, bassista dei Neuro Deliry e Massimo Galli, noto venditore di vinili in moltissimi mercatini italiani nonché fratello del batterista Erminio.
In dettaglio The Lost Tape and the Early Bulldozer sul lato A propone l’esordio dei Neuro Deliry del 1985 su Demo Tape e alcuni brani tratti da successive registrazioni fino ad oggi rimaste inedite. La side B si apre con i due pezzi di esordio dei Bulldozer, ripescati per l’occasione e per la prima volta pubblicati ufficialmente nella storia seguiti da “Fallen Angel” e “Another Beer”, quelli del 45 giri. In chiusura un brano di improvvisazione senza titolo interamente suonato da Dario Carria.
Le danze, si fa per dire, prendono inizio con “18”, brano sparato che non lascia dubbi su quelle che siano le intenzioni dei Neuro Deliry: velocità assassine, l’ugola primitiva e malata del chitarrista Carria – assimilabile a quella di Angus Bidoli dei Fingernails – e una sezione ritmica (Bonizzoni/Galli) indiavolata. Sulle loro influenze si è già disquisito a inizio recensione e permane impagabile sentire urlare le varie strofe in dialetto milanese. Le mazzate si susseguono poi sino al termine del lato A, nell’ordine: “Paiasc”, “Il Pret”, “No”, “Bye Bye” e la fangosissima “Fuckin’ Mouse (Punk Version)”, con queste ultime tre in lingua italiana.
Il lato B del trentatré è dedicato interamente ai Bulldozer. Si parte con gli inediti del 1981, entrambi episodi slegati dal thrash che ci si potrebbe attendere con il primo, “Bulldozer”, che si risolve in uno uno Speed Metal canonico mentre il secondo, “Labirinth” vira verso l’HM, tanto da suonare come uno scarto dei Saxon. La voce di Massimo Zanara, fondamentalmente aggraziata, poi, non ha nulla a che spartire con le corrispondenti di Carria e AC Wild. Quelli che diverranno poi i Bulldozer, per tutti quanti là fuori, si rivelano, invece, nelle conosciute “Fallen Angel”/”Another Beer (It’s What I Need)” del 1984, ove fuoriesce l’anima nera proto thrash del gruppo, quella che accompagnata dall’ugola bastarda di AC Wild – un buon mix fra Cronos e Lemmy, invero ancora acerba all’epoca – costituirà il marchio di fabbrica dei meneghini a livello mondiale. Il brano senza titolo, posto in chiusura e indicato sul retro con un solo asterisco è una testimonianza strumentale, nulla più che un semplice e doveroso omaggio a Carria.
The Lost Tape and the Early Bulldozer: la storia dei campioni del rumore di marca italiana passa anche fra questi solchi, al di là della resa sonora, tipica delle produzioni di quel periodo, nelle quali l’entusiasmo sovrastava qualsiasi altro sentimento.
Stefano “Steven Rich” Ricetti
The Lost Tape and the Early Bulldozer è dedicato alla memoria di Dario Carria.
