Recensione: The New Routine

Di Haron Dini - 21 Dicembre 2019 - 4:41
The New Routine
Band: Port Noir
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno:2019
Nazione:
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75

Quando si parla di pop elettronico misto a rock sperimentale di sicuro non mi tiro indietro e sono pronto a sorbirmi tutte le invenzioni e creazioni di ogni gruppo underground esistente sulla faccia della Terra. Se siete amanti di band come Royal Blood e simili, allora non vi potete perdere la musica dei Port Noir, tre ragazzi svedesi che mescolano lo stile del gruppo sopracitati e molto altro.
Ma partiamo da un fatto importante. I Port Noir sono sotto contratto con Inside Out Music, l’etichetta più famosa del panorama progressive; questo sodalizio è avvenuto in seguito alla scissione da Century Media Records. Voi direte ovviamente: “Ma com’è possibile?”. Per chi non lo sapesse, Inside Out ospita gruppi di grande calibro e tra i più importanti della scena progressive mondiale, per esempio: PFM e Banco Del Mutuo Soccorso, con il loro prog rock d’autore; i Dream Theater e i loro eredi acclamati Haken, fino ad arrivare ai Sons of Apollo e ai più che promettenti Leprous e Frost*. Insomma, bisogna avere un bel curriculum per entrare a far parte di questa etichetta o, se così possiamo chiamarla, “multinazionale” del progressive. Senza perderci in ulteriori domande, andiamo dunque ad analizzare l’ultimo lavoro dei Port Noir dal titolo The New Routine.

Questo loro terzo lavoro presenta un sound definibile pop rock alternativo. Gli inserimenti elettronici che si fondono con le distorsioni di basso, a tratti in unisono, sono il biglietto da visita di questa giovane band che ha tanto da trasmettere. Brani come “Old Fashioned”, “Flawless” e “Blow” possono essere, senza se e senza ma, dei singoli radiofonici. Il disco, tuttavia, non prosegue tutto in questo modo. Ci sono altri brani che vanno su beat più vaporwave, incastrandosi alla perfezione con l’alternative rock, come “Champagne” e “Low Lights”. A differenza delle diverse proposte che Inside Out offre, i Port Noir rientrano tra quelle più disallineate. Non a caso continuo a chiedermi come mai questa band sia sotto contratto con questa etichetta…
Forse la risposta a questa domanda giunge appena arriviamo ad ascoltare le seguenti tracce: “13”, uno dei loro singoli, “Young Bloods” e “Define Us”. Nonostante non si discostino molto dai brani precedenti, questi pezzi presentano tuttavia una virata verso il progressive in alcuni momenti di pura furia rock e cambiano le carte in tavola. E se ancora non bastasse, il mood cambia definitivamente in “Drive”, dove il groove si proietta andando verso lidi stoner rock, misti a dance. Proseguendo l’ascolto passiamo a “Down For The Light”: alcuni fraseggi e riff di chitarra ricordano i Tool, ma il punto di forza principale resta l’elettronica. La conclusiva “Out Of The Line”, con le sue parti che rievocano i Daft Punk, chiude in bellezza un album pieno di stili musicali, molto diversi tra di loro, ma con scelte ben azzeccate e idee mai monotone.

The New Routine è un disco che ricorda un po’ il colore rosa, quasi fosse stato concepito per un pubblico prettamente giovanile. Ciononostante durante l’ascolto rimane impresso un alone dark, quasi noir… Sarà perché è l’ultima parola del nome della band? Parliamo di una musica che possono mettere tranquillamente nelle discoteche o alle feste con amici, non importa quale sia il luogo prescelto. La cosa che si nota senza ombra di dubbio è la sperimentazione, e questi di sperimentazione e di studio del suono ne hanno da vendere, fidatevi! Rispetto ai primi due dischi (Puls e Any Way The Wind Carries) i Port Noir si sono evoluti molto negli ultimi anni, ma non mi piace chiamarla una evoluzione, piuttosto un cambio generale: una nuova routine.

 

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