Recensione: The Opaque and the Divine

Di Andrea Bacigalupo - 5 Aprile 2020 - 17:38
The Opaque and the Divine
Band: Kill Ritual
Genere: Thrash 
Anno: 2020
Nazione:
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75

Tornano i Kill Ritual con il nuovo album ‘The Opaque and the Divine’ e con un nuovo cantante: Brian ‘Chalice’ Betterton, anche nei Dirt e negli Enchanter, che ha sostituito, dal 2019, il comunque bravo David Reed Watson.

Il nuovo album, quinto della discografia personale del combo, prosegue il lavoro del precedente ‘All Men Shall Fall’ del 2018, integrato con l’esperienza fatta, come quella live con Iced Earth e Sanctuary.

Per cui tanto Heavy Metal vero ed incandescente, che fonda le sue radici direttamente nell’inferno, irrobustito da assalti collerici ed impreziosito da elementi di stacco progressive.

La voce di ‘Chalice’ ha una timbrica versatile, potente quanto aggressiva e dura: un buon cantante che amalgama bene il suo stile con quello degli altri musicisti, riuscendo ad imprimere la giusta carica, sia durante le partiture classiche sia durante quelle più viranti al Thrash.

Il lavoro di chitarra di Steve Rice è pregevolmente dinamico: a sofisticati intrecci melodici sono alternarti riff indistruttibili, i momenti acustici e le fasi prog sono di particolare enfasi ed il lavoro solista è di gran fattura.

La sezione ritmica, formata dal bassista David Alusik e dal batterista Seamus Gleason, è parecchio incisiva e di forte impatto.

The Opaque and the Divine’ contiene sia brani diretti e tirati, sia brani complessi, che alternano estenuanti assalti all’arma bianca con momenti drammatici, nostalgici o carichi di tenebra.

Gli argomenti trattati riguardano essenzialmente i mali comuni del mondo, come l’ipocrisia della religione o della politica.

Tra le tracce che emergono citiamo ‘Dead God’, composta da strofe malinconiche che, indurendosi, portano ad un refrain epico ed aggressivo, ‘King of Fools’, determinata e rabbiosa, quanto anthemica, la collerica ed esplosiva ‘World Gone Mad’, dal testo spaventosamente attuale che alterna sezioni trascinanti e caustiche ad altre più progressive fino al pestaggio finale.

Praise the Dead’ colpisce con la sua cadenza pesante ed epica mentre ‘The Veil of the Betrayer’ porta l’inferno in superficie con la sua intro scura e malvagia, il riff aggressivo, la batteria che inchioda ed i cambi di tempo che alternano sequenze feroci ad altre di più ampio respiro.

Chiude alla grande ‘A Child to Die for Again’ che riassume un po’ tutto il carattere dei Kill Ritual.

The Opaque and the Divine’ è stato prodotto da Andy La Rocque, eclettico chitarrista a fianco di King Diamond fin dal 1985 e che vanta decine di collaborazioni tra le quali si ricorda, giusto per citarne una tra le più importanti, quella con Chuck Schuldiner per ‘Individual Thought Patterns’, album dei Death  del 1993.

Andy presta la sua chitarra per l’assolo di ‘King of Fools’, così come fanno altri due grandi della sei corde: Chris Lotesto (Ion Vein) in ‘Touch the Dark’ e Joey Concepcion (Sanctuary) in ‘The Veil of the Betrayer’.

Concludendo, l’affiatamento tra i Kill Ritual ed il loro produttore ha ottenuto un attacco sonico ad ampio raggio; ‘The Opaque and the Divine’ è senz’altro un buon balzo in avanti per questa band in forma e dalle idee chiare che vuole prepotentemente uscire dagli schemi. Attendiamo il prossimo lavoro!

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