Recensione: The Painter’s Palette

Di Alberto Fittarelli - 8 Luglio 2003 - 0:00
The Painter’s Palette
Band: Ephel Duath
Etichetta:
Genere:
Anno: 2003
Nazione:
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100

Personalmente non conoscevo molto gli Ephel Duath prima di ascoltare The Painter’s Palette: sapevo del successo del loro debut album Phormula (poi riedito dalla Earache come “rePhormula” in versione modificata) e credo di aver ascoltato un loro vecchio demotape qualche anno fa; il fatto poi che provenissero dalla rinomata scuderia della Code666 per approdare ad una label storica come la Earache stessa doveva per forza essere sintomo di qualità artistica.

Mi sono quindi avvicinato appena possibile a questo nuovo album con la massima curiosità, conoscendo anche gli stravolgimenti di line-up che avevano coinvolto il gruppo, precedentemente un duo accompagnato da una drum-machine: e sia lode alla curiosità che finalmente me li ha fatti scoprire! Gli Ephel Duath del 2003 sono infatti un gruppo totalmente inclassificabile, un qualcosa che trascende il lato prettamente musicale per unificare le esperienze sensoriali dell’ascoltatore; il vortice di note che vanno a creare le singole composizioni è infatti impossibile da etichettare, e vi assicuro che farlo sarebbe oltretutto una bestemmia: si potrebbe parlare di strutture jazz per la creazione di schegge di metal/core estremo, con solo un sottile filo a legare il presente della band al suo passato black metal, per quanto evoluto già allora.

Preferisco sinceramente descrivervi questo fantastico album citandovi momenti qua e là, schegge di visioni che emergono nel duplice cantato di Davide Tolomei, dolce e sofferente, e Luciano Lorusso, nettamente hardcoreggiante e gridato, il lato nichilista del gruppo, una furia scatenata; ma sezionare i singoli episodi sarebbe come scomporre l’opera di un artista parlando dei singoli colori usati, ed ovviamente la cosa non renderebbe onore agli Ephel Duath.
Tutto, in quest’album, contribuisce a creare un complesso di emozioni continuamente cangianti, così come schizofrenico e tecnicissimo è il drumming dell’esperto Davide Piovesan, dall’impostazione jazz e dai movimenti fluidissimi dietro alle pelli. E le melodie che sovrastano il tutto, opera del leader di sempre Davide Tiso, sono quanto di più struggente ed ispirato sentito negli ultimi anni: sentitevi la seconda The Unpoetic Circle, o The Picture, e scoprite passo passo ciò che la difficilissima struttura degli arrangiamenti nasconde; e come il tocco di genio si raggiunga nell’aggiunta di alcuni fiati (trombe, sassofono) che donano al tutto un feeling “acido” ed oscuro, come oscuro poteva essere il sax utilizzato in passato dai Carpathian Forest (anche se i paragoni coi norvegesi si fermano qui).

Questo è un disco da fare proprio nel miglior formato disponibile, da conservare gelosamente, e che ci porta a ringraziare i musicisti coinvolti per l’immagine che forniscono al mondo musicale della nostra Italia, in cui ultimamente lo standard qualitativo della scena metal, nel senso più lato possibile, sta raggiungendo livelli stratosferici. Musica cerebrale ma non dispersiva nè tantomeno noiosa, tonnellate di feeling che fluiscono nelle note di cinque strumentisti geniali: finalmente un’opera del tutto originale ed irripetibile dalla nostra nazione.

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli

 Phormula, e la sua ristampa rePhormula, erano stati accolti con pareri decisamente contrastanti. C’era chi li considerava dei capolavori di Black-metal evoluto, e chi delle misere sperimentazioni senza un filo logico che reggesse il tutto. La band di Davide Tiso dopo due anni di evoluzioni, si ritrova completamente rinnovata e con idee ancora più originali di quelle dei lavori precedenti. Prima un duo, la band ora è invece formata da un organico di ben cinque elementi, tutti dall’estrazione musicale differentissima:

The Painters are:
Davide Tiso, Guitars
Fabio Fecchio, Bass
Davide Piovesan, Acoustic Drums
Luciano Lorusso George, Screams
Davide Tolomei, Skimming Vocals

Additional colours by:
Paso (synths and electro-noise)
Maurizio Scomparin (trumpet)

Davide aveva promesso maggiori influenze in questo The Painter’s Palette, e così è stato. Il Black-Metal ricercato lascia il passo ad un genere caledoscopico, in cui si possono ritrovare sonorità ed influenze alle volte agli antipodi. Citarne alcune è possibile, ma è difficilissimo rintracciarle poi all’interno del disco, in quanto i colori sulle tavolozze di questi cinque pittori si mescolano tra di loro creando nuove soluzioni cromatiche. La voce di Davide Tolomei riporta alla mente il Maynard James Keenan più emotivamente coinvolto. Andature oblique decisamente progressive, ricche di cambi d’atmosfera e caratterizzate da repentini cambi d’umore, tipicamente King Crimsoniani. Jazz, tanto Jazz. Ma non nelle forme sperimentate indietro nel tempo da Atheist e Pestilence. Neanche Jazz distillato però. E’ anche un album con scheggie elettroniche, maledettamente Nine Inch Nails alle volte. Luciano Lorusso è un mattatore che sa ritagliarsi nelle parti più estreme uno spazio in primo piano con le sue potenti vocals hardcore.  Tanti colori, eppure Davide ha optato per un artwork in bianco e nero limitandosi a suggerire affianco al titolo di ogni composizione un colore. Inutile dire che nella mente questi astrattismi sonori stimolano l’ascoltatore a scegliere un proprio colore personale da affiancare ad ogni pezzo. Forse quel Death-Jazz che sgorgava copioso dai solchi del mitico Elements, passa anche per di qua, ma forse bisognerà aspettare del tempo per capirlo. Molto di più di quello che c’è voluto per tentare di capire lo stesso The Painter’s Palette (e sono ancora tuttora convinto di non averci capito nulla). E’ un album dannatamente difficile, profondo e per questo anche molto affascinante. Quindi non è per tutti, almeno non per quelli dalle vedute musicali ancora piuttosto ortodosse. Eviterò di dirvi troppo sulle singole canzoni, anzi non vi dirò niente in modo che possiate voi scoprire ed apprezzare al meglio, secondo il vostro punto di vista questo lavoro di assoluto valore.

Francesco ‘Madcap’ Vitale

Tracklist:

I – The Passage (pearl grey)
II – Unpoetic Circle (bottle green)  
III – Labyrinthine (crimson)  
IV – Praha (ancient gold)  
V – The Picture (bordeaux)
VI – Ruins (deep blue and violet)   
VII – Ironical Communion (amber)
VIII – My Glassy Shelter (dirty white)
IX – The Other’s Touch (amaranth)

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