Recensione: The Quantum Phase

Di Carlo Passa - 12 Marzo 2024 - 10:42
The Quantum Phase
78

Terza uscita discografica dei The End Machine, che sono niente meno che i Dokken senza Don Dokken. Per chi non lo sapesse, infatti, la line-up della band americano è composta da tre quarti del miglior gruppo class metal di sempre, ovvero dallo splendido chitarrista George Lynch, dal bassista Jeff Pilson (anche ottimo produttore di questo The Quantum Phase) e dal batterista Steve Brown che, per essere filologicamente precisi, è “solo” il fratello minore di quel Mick Brown che pestava le pelli negli anni d’oro dei Dokken e che, dopo il primo album dei The End Machine, ha lasciato il seggiolino al consaguineo.
A questo giro, alla voce troviamo il nuovo entrato Girish Pradhan (forte di esperienze con Firstborne e Girish And The Chronicles), che regala una eccellente prestazione, accentuando il lato più aggressivo della band e, così facendo, riducendo un poco quell’elemento class che, in vero, è uno dei tratti caratterizzanti della proposta dei The End Machine.
Certo è che sentire una voce matura e potente valorizzare linee melodiche che, inevitabilmente, rimandano ai Dokken è un gran piacere, soprattutto alla luce delle ultime prestazioni di un ormai svociato Don, che non sortivano altro risultato se non una gran nostalgia dei tempi andati.
Se l’opener Black Hole Extinction è un pugno nello stomaco, piacevole ma forse un po’ troppo metal e un po’ troppo poco class, ecco che Silent Winter e, soprattutto, Killer of the Night ci riportano a Under Lock and Key: che godimento!
Hell or High Water è un hard rock adrenalinico di grande impatto e groove, mentre Stand Up è un mid tempo un poco strascicato che richiama i primissi anni Novanta.
Burning Man fa il verso alle power ballad più metalliche degli anni che furono, sortendo buoni risultati. E anche Shattered Glass Heart non ha mai visto il 1989, essendo cristallizzata intorno alla metà degli anni Ottanta: e meno male, visto che, come la chitarra di George Lynch, suona sorprendentemente fresca e dinamica.
Meno ispirata è Time. Per fortuna, Hunted riassetta la barra della qualità, regalando un bel momento di puro class metal.
Stranger in the Mirror alterna parti morbide ad altre decisamente aggressive: un bel pezzo che richiama i Whitesnake, evitando saggiamente il rischio di perdersi in una struttura non lineare. E che assolo, mister Lynch!
Infine, Into the Blazing Sun è un buon pezzo dritto e diretto, che, in vero, non lascia molto.
In conclusione, i momenti migliori di The Quantum Phase sono quelli in cui la band gioca a fare i Dokken nel 2024. Visti i presupposti messi a terra dalla line-up, lo sa fare benissimo, anche considerando come la penna principale della band-madre fosse proprio l’assente Don. Al netto della maestria di George Lynch, comporre e suonare class metal non è facile: si tratta, infatti, di mantenere un fragile equilibrio tra eleganza e aggressività, melodia e mielosità, tecnica ostentata e raffinatezza sussurrata. Probabilmente, i The End Machine sono il meglio che, nel genere, oggi possa essere immesso sul mercato. Questo detto, il fatto che l’età media dei membri della band superi la sessantina dimostra al contempo che l’esperienza non è acqua sporca e che davvero gli anni Ottanta possono essere validamente evocati soprattutto da chi li ha vissuti e ha contribuito a plasmarli.

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Genere: Hard Rock 
Anno: 2021
81