Recensione: The Sun Also Rises

Di Onirica - 18 Agosto 2004 - 0:00
The Sun Also Rises
Etichetta:
Genere: Prog Rock 
Anno:2003
Nazione:
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80

Un’attesa durata oltre venti anni quella che ci porta finalmente alla release debutto per il progetto personale del polistrumentista olandese Gerben Klazinga, distribuito dalla saggia etichetta statunitense The Laser’s Edge ormai consapevole del talento di questo artista. Fra le numerosissime sfaccettature che progressivamente sono venute a delinearsi nel corso degli anni ottanta e novanta, posso fare sereno riferimento alla porzione sinfonica della torta senza comunque negare un’ottima prestazione da parte dei chitarristi provenienti da gruppi quali Toyz e Cliffhanger. Trascinato in questa folle avventura anche il fratello maggiore della mente madre di questo album, il suo strumento a fiato non farà che arricchire le atmosfere del piatto offerto in casa Klazinga con un tocco di raffinatezza e buon gusto. Insomma dopo tutto questo tempo un ampio cast circonda il breve materiale registrato nel lontano 1982 (prima che il nostro tastierista entrasse a far parte dei Sangamo di cui forse avrete già sentito parlare) nell’intento di dare alla luce una creatura magica e suggestiva con tutte le ispirazioni raccolte a partire dai Camel fino agli ultimi monumenti sacri firmati dai grandi IQ. Un lavoro strappato al tempo in cui andava affermandosi proprio questo genere per essere portato a termine in un contesto musicale totalmente differente ed aggiornato da matricole sempre più sorprendenti, ma comunque assolutamente incontaminato dal nuovo millennio ovvero un distillato di mastodontico rock progressivo infarcito al massimo di tastiere che sanno di storia infinita, con pregi e difetti dell’epoca. 

Gerben Klazinga – Keyboards
Mark Smit (Miracle) – Voice
Peter van Heijningen (Toyz) – Guitars
Jeroen Hogenboom (Sangamo) – Guitars
Ron van der Bas (Toyz) – Bass
Gijs Koopman (Cliffhanger) – Bass
Mark van Nieuwenhuizen (Sangamo) – Drums
Joop Klazinga – Flute

La produzione eccellente sottolinea con chiarezza il lavoro di squadra, questo è il principio da cui partire per apprezzare l’album. Nonostante la struttura portante sia basata sulle tastiere di Gerben non posso fare a meno di elogiare in quale incredibile maniera questi musicisti siano riusciti ad annodare le rispettive linee melodiche senza creare intoppi o momenti di panico: tutto scorre sopra un equilibrato continuo divenire che non perde mai occasione per impreziosire il lavoro del protagonista tramite una sezione ritmica provocante e due chitarre sempre puntuali nell’incontro all’unisono con gli altri strumenti. Ad essere precisi posso confermare in pieno il voto per la prima metà del disco, mi rendo conto infatti che con il passare dei minuti la corsa viene rallentata per concedere maggiore spazio a proposte decisamente mielose e poco attraenti subito dopo la buona Convinction. Ridicola ed ingiustificata la breve introduzione in prima posizione, ben riuscita la traccia che offre il titolo al disco ma sopra le righe si rivelano le canzoni in terza e quarta posizione, entusiasmanti e complete da qualsiasi punto di vista non mancano di mettere alla prova una voce dalla timbrica calda e chiara come quella di Mark Smit. Attendo con fiducia la prossima release di Garben Klazinga ma senza troppa fretta perchè questa dimostra tutto il merito di essere ascoltata ancora per molto tempo.

Andrea’Onirica’Perdichizzi

TrackList:

01. Beyond (0:27)
02. The gate of eternity (7:21)
03. Conspiracy (5:38)
04. Forever now (4:21)
05. The sun also rises (5:51)
06. Conviction (5:44)
07. Mortal brow (6:21)
08. Moods inspiring clouds (5:14)
09. A new day at last (5:12)
10. Saevis tranquillis in undis (3:14)

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