Recensione: Theogonia

Di Alberto Fittarelli - 3 Aprile 2007 - 0:00
Theogonia
Etichetta:
Genere:
Anno: 2007
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
90

HTOI CAOS GENETW
EPEITA GAI EGENONTW
EREBOS EGENONTW
TARTARA EGENONTW

Una vera e propria invocazione, seppur semplice,
quella che i Rotting Christ urlano sin dall’inizio di questo nuovo album,
Theogonia: disco che segna forse il vero e proprio capolavoro
della band greca, dopo anni e anni di onorata attività.

Per inquadrare un album così rivoluzionario nell’ottica di un
gruppo che sembrava da tempo spento, in cerca di perenne ispirazione, nonostante
ultimamente avesse raggiunto risultati di nota, bisogna infatti tornare alle
origini: quando il gruppo di Sakis costituiva l’avanguardia di un modo di
intendere ed esprimere quel vento ‘spirituale’, prima ancora che musicale, che
in Norvegia stava lasciando le prima importanti tracce (siamo ovviamente nei
primissi anni ’90). Gente come loro, come i Nightfall di Athenian
Echoes
o come i Necromantia stava fornendo prova di personalità,
di una connessione con la propria terra che andava ben oltre al misticismo
spesso posticcio e forzato proveniente dalla terra dei fiordi; ma arrivava in
leggero ritardo rispetto a quella che era la grancassa mediatica che poi andò a
coprire, molto spesso, le vere qualità musicali: di omicidi in Grecia non ce ne
furono, così come le chiese restarono intatte, ed inevitabilmente la bellezza
di album come quelli citati si perse agli occhi dei kids, attirati dalle gesta
dell’Inner Circle (oltre che, è superfluo dirlo, dall’innegabile importanza e
bellezza di molte uscite norvegesi e svedesi di quell’epoca!).

Il filone greco divenne quindi sterile: i Nightfall cercarono un
rifugio nell’electro-goth, tanto alieno alla loro attitudine da portarli alla
disfatta nel giro di pochi album; i Necromantia si persero nelle valli greche
senza dare ulteriori segni di vita, così come il side-project Thou Art Lord;
solo i Rotting Christ tennero duro a lungo, conquistando anche un
prestigioso contratto con la Century Media grazie all’affiliazione con il
suono-Woodhouse, quello che per intenderci dette vita ai capolavori di Samael ed
Emperor. E fu così che vennero uscite minori, controverse come A Dead
Poem
e Sleep of the Angels, viranti fortemente verso il
goth tout court e caratterizzate oltretutto da suoni sostanzialmente poveri di
potenza.

Da qualche anno però l’andazzo è cambiato, e dischi sempre
più ispirati (ottimo il recente Sanctus Diavolos, per quanto il
latino resti accuratamente da evitare nei titoli estremi a quanto pare…) hanno
infine condotto a quella perla che è oggi Theogonia: la creazione
degli Dei, il manifestarsi di quel Pantheon divino a cui i Rotting si
ricollegano in ogni singola nota dell’album, chiudendo così il circolo con le
origini e con dischi come Non Serviam. L’album trasuda infatti
epos: tutto rimanda a più di 2000 anni fa, a quell’epoca classica cui la Grecia
moderna deve comunque le proprie radici, e riesce ad evocare vividamente momenti
eroici, debolezze divine, furore e sangue, vendetta e tragico amore.

Musicalmente l’impasto è sì black, ma deve molto anche a
soluzioni vicine al death/thrash ed a certo metal epico, non scevro da influenze
Iron Maiden nelle soluzioni melodiche: non nego infatti che un album come Somewhere
in Time
mi si sia inconsciamente portato al ricordo nell’ascolto di Theogonia.
La voce di Sakis è più espressiva del solito (non è mai stato un singer
eccezionale, va detto), e viene accompagnata nel miglior modo possibile: con
cori profondi, lontani e riverberati, come se fossero provenienti da schiere di
soldati pronti alla battaglia. Passano quindi momenti di puro e semplice
splendore, come il chorus di CAOS GENETW,
opener del disco; il lungo ed aggressivo preambolo di Keravnos Kyvernitos,
prima della sua esplosione in un ritornello da brividi; la melodia folk,
toccante e corale, di Nemecic; la litania da brividi di Threnody;
l’aggressione di Rege Diabolicus. Singoli, grandiosi passaggi in un
affresco praticamente perfetto, che gusterete dall’inizio alla fine.

La Season Of Mist guadagna un vero e proprio gioiello con i Rotting
Christ
e lo valorizza a pieno: l’edizione limitata offre, in un digipack di
lusso, anche un DVD con momenti live tratti dal precedente tour mondiale della
band, oltre ai testi completi ed alla giusta celebrazione di un disco così
importante. Pensateci, ogni quanto esce uno di quegli album che ricorderete tra
10 anni?

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli

Tracklist:

1. The Sign Of Prime Creation
2. Keravnos Kivernitos
3. Nemecic
4. Enuma Elish
5. Phobos’ Synagogue
6. Gaia Tellus
7. Rege Diabolicus
8. He, The Aethyr
9. Helios Hyperion
10. Threnody

Ultimi album di Rotting Christ

Genere: Black 
Anno: 2024
70
Genere: Black 
Anno: 2019
75
Genere: Black 
Anno: 2016
85
Genere:
Anno: 1994
90
Genere:
Anno: 2010
83
Genere:
Anno: 2007
90