Recensione: Three Sides of One

Di Giorgio Giusti - 13 Settembre 2022 - 12:00
Three Sides of One
Band: King’s X
Etichetta:
Genere: Progressive 
Anno: 2022
Nazione:
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84

Alla fine di questa torrida estate girovagando tra vari vinyl store (non che ce ne siano molti in Italia, ahimè) mi sono fermato a osservare le copertine in vetrina in uno di questi. In mezzo a tutte, comprese quelle “roboanti”, come Megadeath, Blind Guardian e Muse, mi ha colpito una in modo particolare: Three Sides of One dei King’s x. Non perché particolarmente bella, ma forse perché gradevole alla vista, in ogni caso la mia mente ha cominciato a elaborarla, inizialmente senza risultato. King’s X… mmh, King’s X. Poi l’illuminazione: ma sì, i mitici King’s X! Da quanto tempo non ne vedevo traccia? 14 anni… e dire che conosco piuttosto bene la loro discografia, le loro contaminazioni, la loro unicità, il loro groove, parliamo di 40 anni di onorata carriera, ma sono e resteranno sempre un gruppo di culto.

Three Sides of One è il tredicesimo album della band e il primo dopo XV del 2008. Il trio ha un’età complessiva di 195 anni eppure Dug Pinnick, Ty Tabor e Jerry Gaskill hanno nuovamente scritto dell’ottimo materiale. Se fossi costretto ad usare una sola parola per descrivere Three Sides of One, vi direi che è un album strano, pieno di melodie rilassate, riff metal discordanti e assoli sorprendentemente raffinati.

I tratti distintivi dei King’s X sono composti da un mix di hard rock, funk, prog, soul, spiritualità lirica, armonie vocali, il basso stridente di Pinnick, gli eccellenti assoli di Tabor e il groove rilassato di Gaskill. Dentro quest’ultima release troviamo reminiscenze anni Sessanta legate ai Beatles e Rolling Stones, altre invece sono pregne di sonorità ed anima anni Settanta, altre ancora sono davvero attuali.

“Let It Rain” ci accoglie con uno dei momenti più accesi dell’intero lavoro dove ci sono già decise pennellate di varie contaminazioni con il loro unico sound. “Nothing But The Truth è un meraviglioso pezzo che ci delizia nella sua semplice complessità iniziale, alla quale si aggiunge, dopo i primi 4 minuti, un finale guitar-oriented favoloso. A seguire il masterpiece dell’album “All God’s Children” e qua non ci sono altre parole per descriverla, fa parte di quei pezzi che una volta sentiti varcano i confini del genere di appartenenza e del tipo di musica, perché meravigliosamente bella, profonda, quasi spirituale.

Take The Time è un pezzo proprio beatlesiano, delizioso nel suo incedere, nelle sue armonie, nel suo spirito e nella meravigliosa voce: sanno proprio fare tutto i King’s X. L’aura di spiritualità che contraddistingue “She called me home” è innegabile, si tratta di un pezzo melodico, mai stucchevole e anch’esso impreziosito da una parte finale strumentale pregevole quanto difficile da descrivere.

In questo album la scrittura delle canzoni è irregolare, ogni pezzo è assolutamente unico con il proprio marchio e la propria anima che si discosta dal successivo, ma l’unione tra loro è incredibilmente riuscita. Mai come in questo specifico lavoro la curiosità di scoprirli è ciò che vi darà poi immensa soddisfazione nell’ascolto.

Three Sides Of One in definitiva è un altro ottimo disco rock dei King’s X con le sue mille contaminazioni unite tra loro con accuratezza, interpretato con passione da un gruppo tecnicamente eccelso che però in primis mette la voglia di cazzeggiare insieme con risultati gradevolissimi e particolarissimi. Ascoltarlo mi ha fatto tornare indietro a rivisitare anche i miei vecchi album dei King’s X e quest’ultima uscita continua a elevare il valore della loro intera discografia.

 

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