Recensione: Unbreakable

Di Valeria Campagnale - 3 Marzo 2026 - 10:00
Unbreakable
Etichetta: Reaper Records
Genere: Heavy 
Anno: 2026
Nazione:
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70

Esistono sodalizi artistici la cui sola caratura dei protagonisti è sufficiente a generare un’attesa spasmodica, il bassista vincitore di un Grammy Award David Ellefson e Jeff Scott Soto hanno unito nuovamente le forze e hanno pubblicato il loro secondo album “Unbreakable”, per l’etichetta Reaper anche se in realtà l’album è già disponibile negli USA da metà agosto dello scorso anno per Rat Pak.
Dopo il debutto del 2022 con “Vacation In The Underworld” Ellefson-Soto tornano con un disco ottimo, a cui si sono aggiunti i musicisti italiani Andy Martongelli alla chitarra e Paolo Caridi alla batteria. Il disco contiene 11 brani in studio e vanta le collaborazioni di Tim “Ripper” Owens (KK’s Priest) e di Laura Guldemond, frontman delle Burning Witches.
Metto le carte in tavola fin dall’inizio: parlo da grande fan di David Ellefson, un musicista che occupa un posto d’onore nella mia personalissima classifica dei bassisti.
L’apertura affidata a “Unbreakable” colpisce per vigore e complessità: un brano d’impatto che fonde irruenza rock e ricercatezze progressive. Con “Soab” si entra nel vivo dell’album, grazie a riff cupi e una batteria pulsante, coronati da un assolo che omaggia apertamente il passato di David Ellefson: un pezzo solido che farà breccia nel cuore dei fan storici del bassista. ed è subito headbanging.
Il clima si rasserena con “Hate You, Hate Me”, traccia modern-rock veloce e dinamica che mette in risalto i notevoli vocalizzi di Jeff Scott Soto. Su coordinate più melodiche si muove invece “Poison Tears”, dove la partecipazione di Laura Guldemond regala un duetto vocale di rara bellezza. Segue “Ghosts”, uno strumentale intriso di una malinconia oscura, sorretto da un’ottima prova chitarristica a firma di Andy Martongelli.
L’anima thrash emerge prepotente in “Vengeance”, un pezzo massiccio caratterizzato da un ritornello in contrasto, l’ospite speciale Tim “Ripper” Owens conferisce un senso logico a un brano fuori dagli schemi, confermando che il valore di questo album risiede proprio nei suoi intrecci artistici. Ellefson e Soto sorprendono ancora con il mood punk ammiccante di “Snakes And Bastards”, mentre la successiva “It’s Over When I Say It’s Over” sceglie una via più diretta e quasi rabbiosa. Se “The Day We Built Rome” torna su binari modern rock, la chiusura è affidata a “Death On Two Legs”, una cover dei Queen forse fuori contesto, ma comunque apprezzabile nel suo mix tra venature prog e sound anni ’70.
“Unbreakable” è un album che vive di intrecci artistici,  una prova di forza di un duo consapevole del proprio valore. È un ascolto obbligato per chi cerca un mix di potenza, tecnica e grandi linee vocali.

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