Recensione: Via Christi
Con il nuovo lavoro dei Dark Medieval ci troviamo di fronte a un disco che trascende i confini del metal per mettere in scena un vero e proprio dramma storico-esoterico. Il concept ruota attorno al processo di Matteuccia da Todi, momento cardine che segna l’alba di un’era di oscurantismo, qui riletto attraverso una potente lente spirituale. La narrazione contrappone il fanatismo di Bernardino da Siena e la sua Via Christi alla prigionia della guaritrice Matteuccia; il cuore emotivo dell’opera risiede nell’invocazione a Diana, la dea che sceglie di spogliarsi della propria divinità per soccorrere una figlia terrena sotto il velo di un’eclissi di luna. Questo intreccio permette all’autore di riflettere profondamente sulla misoginia storica e sul modo in cui il divino si intreccia alle vicende umane.
Musicalmente, il progetto fonde sonorità medievali autentiche con la spigolosità dell’epic/black metal, puntando su una produzione volutamente cruda. Come si evince dalle scelte tecniche, le chitarre taglienti e fredde si fondono a un sound engineering basato su campionamenti medievali che trasportano l’ascoltatore direttamente nel XV secolo. La voce, che richiama il grido isterico di un corvaccio nero per incarnare il rigore di Bernardino, utilizza l’idioma latino e italiano per massimizzare il realismo contestuale.
La struttura dei brani rivela una ricerca accurata: se brani come “Regina Diana” e “Il confronto” sviluppano reali canoni musicali dell’epoca, il resto del lavoro poggia su arrangiamenti e percussioni studiati per mantenere un mood ancestrale costante. Il risultato è un album concettualmente lineare ma ricco di sfumature sonore.
In sintesi, i Dark Medieval firmano un lavoro cupo, riuscendo a trasformare un arido verbale d’inquisizione in un vibrante manifesto di resistenza esoterica profondamente radicato nella storia italiana.
