Recensione: World Upside Down

Di Enzo - 20 Maggio 2006 - 0:00
World Upside Down
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Anno:2006
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70

Il nuovo disco degli House of Lords segna un momento importante nella storia di questo storico gruppo: il rientro di Gregg Giuffria (ex mastermind della band) alle tastiere. Autori di una serie di irripetibili capolavori di melodic Hard Rock/AOR (ricordare i fasti di Sahara e dell’omonimo disco è un dovere musicale morale) la band, dopo una deludente prova con “The Power and the Myths” torna sul mercato con questo nuovo lavoro in studio accompagnato da incredibili proclami sulla sua indiscutibile qualità. Ma ci troviamo davvero di fronte all’ “House of Lords definitive” come ama annunciare il singer Christian? La risposta è “assolutamente no”. “World Upside Down” è infatti lungi dai fasti dell’aureo periodo della band, ma, a sua volta, riesce anche a distanziarsi, grazie ad un piccolo pugno di canzoni, dal piatto e precedente “The Power And The Myth”.

La pomposa intro posta in apertura dell’album, Mask Of Eternity introduce alla prima vera e propria track, These Are The Times, forse uno dei pezzi peggiori del lotto caratterizzata com’è da scombinatissime chitarre, distorsione assolutamente non consona al sound del gruppo e melodia semplicemente brutta (che si riprende unicamente nell’ottimo refrain). Ma è la seguente All The Way To Heaven a portare il disco sugli standard qualitativi che competono alla band americana. La song, portata in auge da un’eroica cavalcata di riff cromati e graffianti, si snoda sull’appassionante interpretazione vocale di Christian intenta a sfociare nei trascinanti ed epici refrain lì dove le tastiere di Giuffria sono intente a ricamare incredibili intrecci musicali. Se il disco si fosse mantenuto su questi standard ci saremmo davvero trovati di fronte ad un altro capolavoro ma, purtroppo, le restanti tracce non confermano queste impressioni. La successiva e splendida ballad Field Of Shattered Dreams cede ben presto il passo alla moderna ed abbastanza scialba I’m Free dove regnano ancora riff storti e contorti affiancati ad una produzione assultamente poco consona al sound del gruppo. Il discorso non cambia con la banalissima e sconclusionata Rock Bottom. Le sorti dell’album si rialzano grazie alla caratura di brani come Million Miles (magico componimento intento a ripercorrere i fasti di Sahara grazie al suo affascinante hard rock melodico) ed i coinvolgenti ritmi dell’indiscussa gemma AOR che viene a titolo di Your Eyes (grandioso il suo refrain).
Ma perché inserire canzoni insensate come My Generation in un disco che contiene esempi di ottima cromatura come S.O.S.? Misteri della fede. Il platter si conclude con la title track World Upside Down delicata e sensuale AOR ballad scandita in modo preciso e soave dalle tastiere di Giuffria cui si adagia, calda e suadente, la voce di Christian.

World Upside Down è un disco emblematico e difficilmente giudicabile. In esso si alternano ottimi esempi di melodic Hard Rock/AOR alternati ad episodi davvero scialbi e poco consoni all’act House of Lords. Un album che ha un deficit anche sotto il punto di vista della produzione, mai troppo cromata per un disco del genere e troppo rude e maldestra in numerosi parti di esso. D’altro canto abbiamo canzoni come “All The Way To Heaven” che riescono, per una sorta di incredibile magia musicale, a risollevare le sorti di questa ultima fatica di Giuffria e company. In fin dei conti, i brani buoni riescono a compensare quelli mediocri e far tendere la bilancia verso una positività di giudizio.
Vincenzo Ferrara.

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