Recensione: Zero Pelo
I sardi Zero Pelo riattaccano la spina a distanza di decenni dal demo del 1994, riportando alla luce un progetto nato tra i banchi di scuola e rimasto sospeso per anni.
La scelta di pubblicare oggi un full‑length omonimo mette subito in chiaro l’intento: fissare su disco, senza troppe sovrastrutture, ciò che la band è diventata dopo una lunga pausa.
Del resto il lavoro si apre con “Zero Pelo”, brano storico del 1993 che già apriva la demo del 1994 e oggi torna come manifesto identitario del gruppo. Il pezzo mette subito in chiaro la cifra del quintetto: riff diretti, una costruzione lineare e un cantato in italiano che privilegia impatto e spontaneità rispetto alla ricerca di soluzioni particolarmente raffinate. Il moniker, che suggerisce un che di demenziale, non deve in effetti trarre in inganno: evidente sin da subito quanto il sound affondi le radici nell’hard rock e nel metal di scuola classica, con riff quadrati, linee vocali dirette e un piglio da sala prove più che da studio iper‑rifinito. Nulla di troppo scherzoso, ma musica fatta seriamente.
La produzione, pur pulita, non rincorre standard moderni ultra‑compressi e lascia passare qualche spigolo; da un lato restituisce spontaneità, dall’altro fa rimpiangere un pizzico di cura in più su dinamiche e impatto generale.
Le canzoni lavorano su strutture tradizionali, con strofe e ritornelli ben riconoscibili e qualche apertura melodica che valorizza soprattutto il lavoro delle chitarre.
La scrittura dimostra buon mestiere e coerenza stilistica, ma raramente cerca soluzioni inattese: l’album scorre con piacevolezza, senza però guizzi e lampi effettivi capaci di restare in testa a distanza di giorni. Non manca tuttavia una minima ricerca di scenari musicali in qualche modo vari, come ben testimoniato ad esempio, dalle venature funky della divertente “Quanti amici hai“.
Dove il disco funziona meglio è nel racconto implicito: si percepisce una storia di amicizia, di sogno ripreso in mano e portato un passo oltre il livello di allora, e questo dà al lavoro una sua dignità che va oltre la somma dei brani. Interessanti i testi, spesso incentrati su nevrosi, frustrazioni e vicende concrete, tipiche della società contemporanea.
Sul fronte dell’originalità, invece, Zero Pelo gioca in difesa: è un album che si adatta soprattutto a chi ha già confidenza con certo hard & metal novantiano, meno a chi cerca un linguaggio aggiornato o soluzioni ardite. Un disco senza dubbio coerente, ma privo di rischi.
È proprio questa coerenza a fare da arma a doppio taglio: da un lato l’ascolto scorre senza cali bruschi, dall’altro manca ancora quel singolo brano “firma” che possa diventare il vero punto di riferimento del cd.
Nel complesso siamo, in sostanza, di fronte a un esordio “tardivo” sincero e pulito, che non prova a mascherare i propri limiti ma neppure si accontenta della nostalgia fine a sé stessa.
Gli Zero pelo sono una band che rimette in gioco la propria storia con cuore e misura, sapendo però che il vero salto di qualità potrà arrivare solo se il prossimo passo sarà più coraggioso in termini di scrittura e produzione.
