Recensione: Zora/Afterlife [7″]

Di Stefano Ricetti - 15 Settembre 2021 - 0:05

L’attesa per l’uscita di un album è sempre esistita, in ambito heavy metal. Certo, una volta la speranza di vedere realizzato un qualcosa da parte della propria band preferita si traduceva nel passaggio giornaliero di fronte al negozio di dischi di fiducia, scrutando con attenzione le novità poste in vetrina, oppure incrociare l’occhiolino del proprietario, che invitava ad entrare comunque perché…

Chi non aveva la fortuna di abitare nei dintorni di un rivenditore attrezzato si cibava avidamente delle riviste dell’epoca, che con le loro recensioni fungevano da spinta trainante alla guida per l’accaparramento, si chiamasse essa Nannucci piuttosto che Sweet Music, solo per citarne due. Oppure ci si armava di carta, penna e calamaio e con il pizzino ben compilato si implorava il negozio musicale più vicino di procurare quel prodotto.

Altri tempi.

Meglio?

Peggio?

La vera risposta non esiste, semplicemente momenti storici diversi con dinamiche totalmente differenti.

L’uscita di un disco la si brama oggi come allora, nonostante gli input che talvolta band, etichetta e management puntualmente pubblicano a mo’ di indizio. Per non parlare di veri estratti o video in anteprima.

Ma se una band la si ama per davvero, e sottolineo per davvero, l’attesa è la stessa di quarant’anni fa. Con qualche brivido in meno, legato all’età di chi produce e chi acquista, ma si tratta di dettagli.

I Death SS, sin dal 1977, rifuggono il concetto di album fotocopia. Per questo motivo, oltre all’alone di mistero che da sempre ne tappezza il cammino, ogni volta che deve uscire un loro lavoro l’aspettativa da parte dei fan e degli addetti ai lavori tutti raggiunge livelli di guardia.

Quello che è noto è che il prossimo album si intitolerà Ten e costituirà il decimo sigillo del combo pesarese fiorentino capitanato da Steve Sylvester. Vedrà la luce quest’anno, non si sa ancora quando, con precisione, né sono trapelate indiscrezioni sulla copertina.

Per questo motivo, il nuovissimo 7″ in vinile rosso Zora/Afterlife licenziato da Self Distribuzione, incarna l’assaggio più succulento che si potesse immaginare: due pezzi inediti, con il primo che andrà a finire dritto dritto su Ten mentre il secondo rimarrà saldato a questo 7”. E che possono fornire un’idea sui suoni e sullo stile che deterrà il nuovo Death SS.

Un’uscita arrapante a partire dalla copertina e pure dal retro: avvinghiata a uno Sylvester fiammeggiante dall’immagine stupendamente d’antan vi è infatti, impersonante Zora, la sexy eroina dei fumetti anni Settanta, “The Queen of Death SSDhalila, da tempo molto più che una semplice performer del gruppo, da considerarsi a tutti gli effetti un personaggio imprescindibile della line-up. E il retro non è da meno, anzi: la stessa Dhalila in abito di scena si sollazza un teschio totalmente incurante degli ovvi rimandi in ambito morboso, a provocare più di un prurito.

Musicalmente “Zora” parte su di un tappeto musicale di stampo cinematografico tipico dei thriller di qualche anno fa per poi deflagrare fra gragnuole di chitarre e la tipica acidità della voce di Sylvester. Autentico pilastro del pezzo il ritornello ripetuto richiamante il titolo della canzone che, così com’è, già si candida a divenire un must all’interno delle prossime performance alive della band, con Steve a porgere il microfono in direzione del pubblico per il classico batti e ribatti da visibilio. “Zora” è heavy metal con l’aggiunta delle tastiere, niente di più e niente di meno, innervata da apprezzabili vocalizzi femminili sul finale. Ciliegina sulla torta la collaborazione dei cinque componenti la formazione (Sylvester, DeNoble, Strange, Delirio, Lazarus) con Andy Panigada dei Bulldozer, nella fattispecie, l’autore di uno dei più grandi riff della storia del Metallo, quello di “Peace of Mind”, sempre griffato Death SS, Anno Domini 1991, album Heavy Demons.

La side B presenta “Afterlife”, un pezzo ove uno Steve Sylvester sofferente si dimena dentro le trame atmosferiche disegnate da Freddy Delirio. L’incedere, anche in questo caso, è HM, sebbene le tastiere dettino legge dall’inizio alla fine fornendo quell’allure melodica tipica del trademark Death SS. Un brano che, per mood e tiro, poteva benissimo trovare spazio sia su Rock’N’Roll Armaggedon che su 7th Seal.

Tirando le somme: i Death SS permangono “classici”, quantomeno in linea con l’ultimo corso. Niente stravolgimenti epocali, quindi, sino ad ora, con buona pace dei fan più conservatori. Molto probabilmente il gradiente dark presente su Ten sarà maggiore di quello espresso all’interno del predecessore, anche se è sempre difficile azzardare soluzioni di sorta dopo solo due brani svelati. La produzione permane sulla falsariga di quella sprigionata da RNR Armageddon.

Non resta che attendere, quindi, notizie dalla capitale del Risorgimento italiano (Ma anche della stessa resurrezione della “Bestia” Death SS, nella seconda metà degli anni Ottanta), interiorizzando il più possibile il contenuto di questo vinile color rosso fuoco…

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

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Band: Death SS
Genere: Heavy 
Anno: 2018
70