Recensione: Horror

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Fondati nell'ormai lontanissimo 1990, gli Exhumed, con la loro pressoché infinita discografia composta da dischi, demo, split, singoli e compilation, giungono incolumi al 2019 con il loro nono full-length, intitolato molto semplicemente "Horror".

Incolumi poiché, in modo parallelo alla quantità di materiale realizzata in così tanti modi, la line-up ha subito, nel corso del tempo, talmente tante variazioni che è compito arduo se non impossibile riuscirne a tenerne conto.

Anche se, malgrado tutto, il segreto è insito nel fatto non sia mai decaduto il nucleo primigenio, identificantesi in Matt Harvey, inossidabile chitarrista/cantante che è sopravvissuto a tutto e di più. E che, ancora oggi, è in grado di esprimere tutta la sua rabbia e furia demolitrice come fosse un adolescente o poco più.

Sì, perché il sound di "Horror" è assolutamente, irrimediabilmente, definitivamente devastante; identificabile in una miscela composta da death, grindcore, brutal death metal. Mulinata quanto più velocemente possibile dal combo di San Jose, davvero in palla per sfracellare tutto ciò che incontra sul proprio cammino.

Del resto, i Nostri sono una delle primissime formazioni ad avere adottato, come tema, splatter e gore, divenendo quasi più noti per le loro marcissime copertine più che per la loro bravura musicale che, invece, è di primissimo piano.

Come da tradizione goregrind - probabilmente è questa la definizione più corretta per definire la proposta dei californiani - "Horror" è composto da canzoni brevi, violentissime, inanellate sul disco una di seguito all'altra, senza tregua né pietà. Benché il lavoro non superi la mezz'ora, il suo ascolto di seguito, cioè senza interruzioni, è impresa ardua per chiunque, anche per chi del metal ultra-estremo fa la sua ragione di vita.

Forse il platter non sarà il massimo in quanto a originalità sia dei testi, sia della musica, ma tutto ciò è abbondantemente superato da una incredibile intensità sonora. Ci sono brani che annichiliscono, sminuzzano, fanno saltare in aria la materia cerebrale. Come 'Slaughter Maniac', giusto per fare un esempio, che è qualcosa di mostruoso, in termini di bestialità trasformata in musica.

Le chitarre scuotono come il più forte dei terremoti l'etere con riff poderosi, potenti, possenti, che non perdono energia via via che il ritmo sale sino a sfondare la barriera dei blast-beats. Le linee vocali, harsh e inhale - fondamentalmente - sembra disegnino dei cappi per mettere a morte gli incauti che osano avvicinarsi a "Horror" stesso, vero concentrato di follia come non si ascoltava da tempo. Del resto, la classe non è acqua per cui gli Exhumed danno una bella spazzolata sui fondoschiena delle giovani leve, fra le quali sono ben poche quelle in grado di alzare la propria asticella a livello di quella cui è assestata quella del quartetto americano. Ancora per fare un esempio, 'Naked, Screaming, and Covered in Blood' e 'Playing with Fear' sono brani totali, da allucinazione, inarrivabili ai più in quanto a sfascio e devastazione. 

Risultato raggiungibile, anche, grazie a una tecnica di tutto rispetto, tesa a mettere a giorno tracce che non hanno mai un calo di tensione, nemmeno nei momenti più concitati, ove potrebbe generarsi il caos ma che così non è.

Esperienza, passione, energia fisica e psicologica, tecnica di esecuzione: in questo, gli Exhumed eccellono. Ed è "Horror", allora, sublime macello da trance ipnotica derivante dall'hyper-speed. Si viaggia a occhi chiusi mentre la struttura del cervello si disgrega a mano a mano che passano i pezzi e la mente entra nel Regno dell'Impossibile.

Pazzeschi.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 
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