Recensione: Musical Colors

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Come si definisce e riconosce un buon album?
Ognuno, inutile negarlo, ha il proprio metodo di valutazione ed analisi che deriva da esperienze passate, una pesante influenza dovuta ai gusti personali, un filtro significativo mutuato da un metodo di valutazione spesso soggettivo ed impossibile da tramandare compiutamente ad altri.

Un disco si sente, si percepisce, si vive. Si cerca di catturarne l’essenza, ascoltando quello che l’autore ha tentato di comunicare. Qualora l’operazione abbia successo perché quello capitato è materiale che, in effetti, permette di essere “letto”, reso in qualche modo “proprio” ed in grado di centrare il difficile obiettivo di significare qualcosa di interessante, ecco che si materializza il meccanismo di identificazione di ciò che viene riconosciuto come “di qualità”.
Una qualità più o meno alta, a seconda dell’energia d’emozioni che i brani sono stati in grado di offrire.

Un lungo preambolo per affermare un dato di fatto finanche banale qualora riferito a “Musical Colors”, nuova release del progetto TBP.
Il secondo capitolo dell’idea musicale creata e portata avanti con ammirevole dedizione da Mario Contarino - compositore romano affetto da distrofia muscolare di Duchenne – è, infatti, quello che oggettivamente può essere descritto come un “buon album”. A tratti sconfinante nell’ottimo.
Una forte connotazione virtuosa permea l’essenza di un disco che, talora attraverso la semplice melodia strumentale, cerca di trasmettere sensazioni trascendenti il mero aspetto testuale, tentando la più ardua e complessa via della sensibilità emotiva.

Ascoltare ed intuire gli stati d’animo che un songwriter ha cercato di mettere in musica, lasciandosi trasportare dal fiume di note, aiutati soltanto da una breve descrizione scritta dall’autore stesso.
Un qualcosa – a pensarci bene – connesso con la forma più elevata di musica, intesa come forma di comunicazione evoluta che va diretta al cuore senza richiedere di essere decodificata in altro modo.

Abbastanza insomma, per affascinarsi di primo acchito ad un’opera che, anche spogliata da qualsiasi significato simbolico, risulta piacevole all’orecchio, inusitatamente facile da ascoltare e del tutto scorrevole in ogni sua parte.
Con un potenziale gradimento focalizzato verso un pubblico amante dei guitar heroes, così come di certo prog metal venato di hard rock, “Musical Colors” può valere un passaggio anche solo per la qualità dei musicisti coinvolti, incaricati di fornire carne, ossa, colori e note alle visioni sonore di Contarino.
Una line up che comprende, tra gli altri, John Macaluso, Roberto Tiranti, Ale Del Vecchio, Giacomo Castellano, William Stravato e Fabri Kiarelli dimostra quanto sarà poi del tutto impossibile avere a che fare con un prodotto dozzinale o - quanto meno - mal suonato.

Un percorso nemmeno troppo lungo che si dipana lungo dieci tracce, consente di proporre segnalazioni doverose per episodi davvero notevoli come la title track “Musical Colors”, raffinatissimo caleidoscopio di suoni orchestrati da un genio di casa nostra come Giacomo Castellano, piuttosto che “Crooked Street”, momento ancora strumentale che ricorda il Joe Satriani “modernista” mescolato con l’estro di Dave Martone, in un pezzo nobilitato nuovamente da una comparsata di Castellano e dal drumming eccelso di Macaluso.

La perla nascosta è tuttavia, senza ombra di dubbio, la deliziosa “Reach For The Sky”: un brano che viene descritto come “una dichiarazione d’amore per la vita”, in cui si fronteggiano Roberto Tiranti ed Ale Del Vecchio alla voce per una miscela di hard rock, prog ed aperture al limite dell’AOR che sa rendersi adorabile nella propria solarità.
Ed ancora, “Wishing Well”, hard rock classicamente arcigno dedicato alla speranza di miglioramento per il nostro povero paese (buonissimo Fabri Kiarelli al microfono), sino alla conclusiva “Good Luck”, augurio di commiato che con un taglio onirico e sognante suggella un disco molto curato e di effettivo pregio.

Come si identifica un ottimo album insomma?
Buone melodie, un certo numero di emozioni, suoni di livello, ottimi musicisti e canzoni piacevoli, sorrette da un songwriting solido.

In “Musical Colors” c’è un po’ di tutto, compresa una discreta varietà di stili ed influenze.
E l’ottimo album è servito…

 

 

 

 
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