Recensione: The Ferrymen

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I The Ferrymen si sono formati soltanto l'anno scorso ma sono tutto, fuorché una band di giovani imberbi dalle belle speranze. Anzi, al contrario, possono vantare una formazione da sogno: Ronnie Romero (Lords Of Black, Rainbow) alla voce, Magnus Karlsson (Primal Fear, Magnus Karlsson's Free Fall) alla chitarra, basso, tastiere nonché Mike Terrana (Rage, Axel Rudi Pell) alla batteria.

Un super-gruppo, insomma, che si cimenta con il power metal con la verve di verdi ed energici ragazzini. Un super-gruppo che non è super solo sulla carta ma che ha deciso di fare sul serio, tirando fuori dal cilindro un debut-album, “The Ferrymen”, semplicemente pazzesco. 

Il loro livello tecnico è spaventoso, fra quanto di meglio esista al momento nell'infinito ambito del metal. L'esecuzione, il missaggio, la masterizzazione, la produzione complessiva, insomma, regalano un'ora di grandissimo power metal melodico, situato sui piani più alti dell'immaginaria scala di valori che regola i rapporti fra le varie band a livello internazionale. Un'altra chicca che la nostrana Frontiers Music Srl dona agli appassionati di musica. 

Di musica, sì, non solo di metal.

Poiché “The Ferrymen” è, soprattutto, un mirabile esempio di classe e talento compositivo: le dodici song che lo compongono sono tutte dei piccoli capolavori, con dei picchi di qualità inarrivabili ai più ('Still Standing Up'). Romero, peraltro, si candida qui come una delle migliori voci a livello mondiale. Vocalist dotato di grandi mezzi e di preparazione totalmente professionale, fa dell'interpretazione il suo cavallo di battaglia. Voce calda, appassionata, potente, malleabile, un grandissimo esempio di cantante metal moderno, che tuttavia non disdegna di osservare il passato. Karlsson è il mastermind di un progetto nato per restare nella storia moderna come ensemble di rara classe nel songwriting, resa nobile, quest'ultima, dai sui formidabili guitar-solo; i quali possono rappresentarsi come una specie di marchio a fuoco che ne rimarca la proprietà e l'unicità ('End of the Road'). Terrana, infine, non ha bisogno di molte presentazioni, essendo un batterista solido e preciso come un cronometro svizzero che bazzica solo fra i combo più rinomati.

Pedigree a parte, giova puntualizzare ancora una volta che la bontà dei The Ferrymen risiede soprattutto nell'aver saputo modellare un insieme di brani, uno per l'altro, stellari. Davvero sembra impossibile che, al giorno d'oggi – quando sembra che tutto sia già stato detto, tutto sia già stato scritto – ci sia qualcuno in grado di saettare nell'etere sull'onda energetica di pezzi magnifici quali, per esempio, 'Fool You All'. Chiaro, non c'è solo questo, a straripare di geniale melodiosità. Da 'Fool You All' stessa a 'Welcome to My Show' non c'è nemmeno un secondo di calo di tensione, di pausa, nell'incessante proposizione di episodi semplicemente irripetibili. Uno per l'altro, gioielli che non possono non stamparsi per sempre all'interno della scatola cranica, fra le pieghe del cervello. 

L'unico, microscopico punto meno debole potrebbe risiedere nel fatto che il sound di “The Ferrymen” non sia quello di un platter rivoluzionario, né progressista ma la questione non regge: troppo grande, il rango di 'One Heart' e le altre undici compagne di avventura, per istillare la percezione che nel disco esista qualcosa che non sia spaventosa purezza, agghiacciante armoniosità. 

Power metal enorme, in tre parole. Assolutamente imperdibile, assolutamente immancabile nella collezione di ogni fan della meravigliosa arte di Euterpe. 

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 
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