Recensione: Unia

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INTRODUZIONE

“Vengano alla cattedra…”. L’attenzione è massima e non si sente nemmeno il minimo bisbiglio in aula. Sono infatti state appena pronunciate le fatidiche parole: il prof scorre con odiosa e calcolata lentezza la penna sul registro e tutta la classe, con il magnifico sincronismo affinato nel corso dei mesi, guarda per terra in direzione delle proprie scarpe. Tutti! La cosa è strana perchè anche i due genietti, in genere così spavaldi nei confronti dei professori essendo consci della loro bravura, sono lì con gli altri e hanno paura perché sanno di non essere preparati. La tattica dello struzzo tuttavia non paga e riecheggiano tra i muri le parole: “Liimatainen e Kakko?” Un ordine secco, detto volutamente con il fare di un affabile invito al quale non ci si può rifiutare: si sa che i prof. si divertono con poco. “Prendete anche il quaderno per cortesia”. Con fare così insolitamente incerto e timoroso i due si avvicinano e fin dalle prime domande rispondono disordinatamente. Non sono mai stati ragazzi particolarmente loquaci e dotati di una dialettica complessa ma i loro discorsi avevano la caratteristica di essere veloci, logici e chiari a tal punto da destare sempre quel misto di incredulità ed invidia tra i compagni. E invece il prof. deve continuare ad incalzare e chiedere ulteriori spiegazioni non essendo soddisfatto dalla loro prima risposta così incompleta e balbettante. E’ quasi spassoso per la classe vederli arrancare ed arrampicarsi così goffamente sugli specchi ma quei loro quaderni parlano chiaro: il compito non l’hanno fatto con la solita dovizia, non hanno studiato a dovere. A dire la verità lo splendore del primo quadrimestre nel quale si erano conquistati il soprannome di “genietti” già da un po’ si era disperso ma comunque la loro figura sopra le righe l’avevano sempre fatta fin qui. Il professore è quasi dispiaciuto, sorpreso ed incredulo. Sebbene sia convinto che sia stato un solo episodio non può esimersi dal dare loro quello che si meritano: un’insufficienza completa tra lo stupore
generale della classe.

IL DISCO:

Unia non è un album power metal e questo è bene sottolinearlo fin da subito per essere chiari con gli utenti di questo sito. Nella parte iniziale abbiamo dei brani convenzionali come In Black And White, It Won’t Fade, Paid In Full e For The Sake Of Revenge: nessuno di questi è veloce ma si nota una certa linearità e discreta propensione melodica specie nel singolo Paid In Full che, a mio parere, spicca rispetto a tutto il resto. Leggendo l’intervista si può notare come Kakko & Co. non siano più disposti a scrivere canzoni in doppia cassa e con ritornelli orecchiabili. Il disco invece si rivolge a un bacino d’utenza più ampio tra chi apprezza in generale l’heavy metal mutevole. Mutevole perché a parte qualche raro caso le tracce di Unia sono caratterizzate da cambiamenti (anche pesanti) in itinere del sound con lunghi intro, oudro e break discutibili. Alcuni esempi possono essere rappresentati dalle controverse Caleb, The Vice, My Dream’s But a Drop Of Fuel For a Nightmare o Fly With the Black Swan. Brani che mostrano la totale confusione che campeggia nella testa di Kakko: troppe idee tutte assieme per un sound di pesante assimilazione nel quale i cori quasi si confondono. Sembra che l’imperativo, la regola, sia stupire continuamente e non cadere mai nei clichè dei loro lavori precedenti. A completare il quadro deprimente ci pensano i lenti/ballate anonime (su tutte Under Your Tree), piatte e fredde di Unia: una Caporetto in considerazione del fatto di brani come Last Dropp Falls, Tallulah, Shamandalie, Gravenimage, Sing In Silence…

REAZIONE DI UN SONATA ARCTICA FAN

Ipotizziamo la reazione di un fans dei Sonata Arctica. Questi potrà anche cercare di farsi piacere in tutti i modi questo album in nome del loro passato. Per qualche giorno o settimana potrebbe anche convincersi che in fondo non sia così male ma quando tornerà ad ascoltare i lavori precedenti si convincerà del cambio di rotta e la delusione divamperà. I Motivi?
- Hanno rinnegato il passato e con lo stesso monicker si sono ripresentati senza gli up tempo e le cavalcate che li hanno resi famosi.
- Gli assoli di chitarra e tastiera di Jani Liimatainen / Henrik Klingenberg sono scarsi come la neve di questo caldo inverno.
- I cori ariosi e i crescendo memorabili da cantare a squarciagola sono pressoché scomparsi.
- Le ballate piene di pathos, tristezza e passione si sono dissolte nell’aria.

In una parola Unia potrebbe rivelarsi essere una mazzata letale per un fans della band.  

VALUTAZIONE DI FAN DEL ROCK/METAL

Giudicare Unia “solo” in rapporto alla loro carriera mi sembra limitativo. Ritengo sia corretto cercare di valutare il lavoro per la sua qualità oggettiva in considerazione del fatto che si rivolge a chi ama l’heavy metal o al rock in generale come il sottoscritto. Dopo diversi ascolti del promo io mi trovo nella situazione di bocciare non tanto la bontà tecnica dei musicisti o la produzione, (diversa rispetto al passato specie per quel che concerne della ruvida chitarra di Jani), ma per la fase di songwriting. Posso immaginare che molti ritengano quest’album difficile e non è difficile prevedere affermazioni del tipo: “tra mesi lo rivaluteremo ecc…”. A mio parere così non è: quello che sento è uno sterile tentativo di sfuggire al passato in qualunque modo. Intrecci vocali complicati (che renderanno impossibile o quasi la riproposizione dal vivo), qualche sporadica accelerazione, un uso spropositato delle tastiere che limitano la potenza dei riff, l’assenza di un brano tirato per spezzare la monotonia del concept album e le lunghe pause anonime che accompagnano la tracklist non fanno altro che rendere pesante e noioso Unia. Una delle poche cose positive è che l’anonimo bassista della formazione (Marko Paasikoski) per la prima volta fa sentire il suo strumento nella sua carriera.     

INNOVAZIONE SI, INNOVAZIONE NO?

Ho tentano di giustificare questo album a mente fredda. Molto spesso ho bocciato delle formazioni per la poca originalità profusa nei loro lavori e in altrettante occasioni ho concluso i giudizi di alcuni lavori scrivendo: “spero che sappiano trovare nel futuro una strada più personale”.  Unia forse è figlio di una scena finlandese particolarmente affollata in ambito power metal: i cugini degli Stratovarius forse hanno deciso di rompere con il passato per liberare la loro musica da schemi. Come è stato giustamente scritto nell’intervista presente in home page il legame tra i vecchi Sonata e questi è presente con la canzone The Boy Who Wanted To Be A Real Puppet ma la differenza con Reckoning Night è palese. Kakko & Co. hanno avuto un grande coraggio a lasciare un pubblico fedele ma devono affinare, e molto, il nuovo sound e la nuova direzione che hanno deciso di intraprendere.

CONCLUSIONE

L’ascolto di Unia mi ha letteralmente sconvolto; riprendendo l’intro è proprio come quando un compagno di classe particolarmente bravo sbaglia completamente l’interrogazione della maturità, un evento paragonabile alla sconfitta all’ultima giornata di uno scudetto già vinto. Un qualcosa di imprevisto ed imprevedibile perché qua non si parla di mezzo passo falso, ma di tracollo. La sponsorizzazione della Nuclear Blast, la produzione curata, i musicisti professionisti ed il gran numero di fans al seguito forse potranno portare un buon numero di vendite alla band finlandese ma se io fossi in loro mi preoccuperei per il prosieguo della carriera. Sono certo infatti che a mente fredda l’amarezza, la rabbia e la cocente delusione emergeranno soprattutto tra i fans che cercheranno di dimenticare Unia ubriacandosi di Ecliptica, Silence, Winterheart’s Guild e anche Reckoning Night; questi sentimenti tuttavia ritorneranno pericolosamente a galla quando i Sonata tra 2-3 anni torneranno sul mercato. Nel pezzo di carta che accompagna il promo Tony Kakko descrivere Unia come una caccia al tesoro, come cibo per l’anima e per le orecchie e afferma come i Sonata non possano limitarsi a ripetere quanto fatto in precedenza. L’assist offertomi dal singer e frontman dei finnici non può non essere raccolto. Io in questa caccia al tesoro ammetto di aver smarrito l’orientamento e di essermi perso in una marea di sterili mid tempo al massimo carini e poco più. Per sopravvivere ci si può cibare di qualunque cosa sia commestibile o, entrando nella metafora (food for ears), ascoltabile; tuttavia nutrirsi significa anche godere di quanto ci è necessario per la vita.

Dopo un’attesa di tre anni la più promettente band finlandese del power metal non solo abbandona il genere che l’ha resa grande, ma lo fa per un disco ibrido che i ripetuti ascolti mi fanno valutare come insipido, confusionario anche per chi, come me, apprezza il metal e il rock in generale. Una zappata monumentale che costringerà Kakko & Co. a lavorare non poco non solo per riconquistare quei fans che li hanno seguiti sostenendoli attivamente fin dal loro esordio, ma anche per far innamorare della loro nuova musica gli appassionati dell’heavy metal in generale se è questo il genere che intendono suonare nel futuro. Un cd difficile da portare a termine per un ascoltatore e soprattutto senza picchi qualitativi, perché mi rifiuto di considerare il singolo Paid In Full con un aggettivo superiore al carino. Concludo affermando che per proporre “qualcosa di diverso” ci vuole coraggio, e di questo gliene do atto, ma non credano che questo “qualcosa di diverso” sia appetibile anche se è lontano chilometri dalle vette raggiunte in precedenza.

Una delusione totale! Un cd che in sincerità non consiglierei a nessuno di acquistare. Che i Sonata si sveglino e ci riconquistino, se ne hanno la forza.

Paolo "FIVIC" Beretta

TRACKLIST:

1. In Black and White 05:04 
2. Paid in Full 04:24 
3. For the Sake of Revenge 03:23
4. It Won't Fade 05:59 
5. Under Your Tree 05:14
6. Caleb 06:17 
7. The Vice 04:09 
8. My Dream's But a Drop of Fuel for a Nightmare 06:13
9. The Harvest 04:19
10. The Worlds Forgotten, the Words Forbidden 02:57 
11. Fly with the Black Swan 05:08
12. Good Enough Is Good Enough 05:32

 
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