Recensione: We Will Align

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Martina Edoff è una cantante svedese che ha suscitato l’entusiasmo della critica esperta di AOR ed hard rock melodico e del relativo pubblico di appassionati del genere, fin dal suo esordio eponimo, uscito nel 2014. Giornalisti musicali e fans ne hanno sancito, in effetti, immediatamente un posto di rilievo sul podio dei più interessanti act del nuovo rock “adulto”.
Il secondo lavoro “Unity” non ha fatto altro che confermare le qualità della vocalist, insieme alle performance dal vivo in qualità di supporter dei The Winery Dogs e di Tarja Turunen, nonché in occasione del Rockingham Festival, manifestazione del tutto dedicata ad AOR e dintorni.
Oggi Martina Edoff torna a colpire – e facendo pieno centro, a nostro avviso - con un nuovo scintillante platter, “We Will Align”, in uscita per la label AOR Heaven. La presenza, qui, intorno a lei di autori come Billy Sheehan (dei Winery Dogs, ma soprattutto dei Mr. Big), Erik Martensson (Eclipse, W.E.T.) e Jona Tee (H.E.A.T.), quest’ultimo pure nei panni di tastierista e produttore, conferma la stima ed il talento che i suoi colleghi più stimati  hanno nei confronti della rock lady scandinava.

La Edoff prospetta senza timidezze, nel nuovo album, uno stile ed un canto che riportano certamente alle più celebri vocalist di MHR degli anni Ottanta, ma conferendo al suono delle sue canzoni quella patina di attualità e modernità che ne evitano una morfologia troppo retrò.

Brani come Set You Free e  I’m Invincible offrono all’ascoltatore, difatti,  le sferzate decise di bassi pulsanti e riff circolari di chitarra, pilastri di un hard rock groovy e contemporaneo, ma rivestito da una patina sbrilluccicante di echi di AOR classico.
Lo stesso, in massima parte, può dirsi di Turn Our Pages (un midtempo energico con trafitture chitarristiche di metal di oggi e rimembranze del più carezzevole rock adulto degli anni ottanta), di Champions (che registra ancora una rimarchevole performance vocale nell’ambito di un uptempo grintoso, graffiante e groovy metal, di Alive (dove asce e voce azzannano l’ascoltatore alla giugulare con la grinta dell’heavy rock  nordeuropeo di oggi e, nel contempo, lo accarezzano con la grande apertura melodica.

Decisamente più quieto il mood di Face The Mirror, power ballad così tipica  che più tipica non si potrebbe: inizia in maniera un poco scontata con il piano e voce, ma si sviluppa in maniera ariosa e tale da valorizzare la bella voce della singer. Pure quieta – e più raffinata – è Brand New World,  nella quale tastiere limpide e da giri di pianoforte disegnano i contorni di un drammatico ed atmosferico brano soft.

Lay Down Your Arms ci accoglie in un clima maggiormente classic-rock, anche e soprattutto grazie ad un suono d’organo decisamente vintage:
Sempre i tasti d’avorio, stavolta in chiave mediorientale, contrassegnano la trascinante We Will Align, dove il canto s’immortala in aperture melodiche grandiose in cui l’AOR non disdegna inconsueti incroci con vaghi echi symphonic. Truth Came Knocking, infine, veleggia nelle acque familiari dell’hard rock patinato dal ritornello orecchiabile, tra sventagliate di chitarre toste e un lontano flavour bluesy.

In conclusione, “We Will Align” è una conferma di gran classe per questa stella del panorama melodic rock odierno, carica di energia, di profondità e di armonia, con le radici ben salde negli eighties, ma con una realizzazione up-to-date quanto basta per non piacere solo ai nostalgici.

Francesco Maraglino


 

 
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