Recensione: The Loop Theory

Di Fabio Vellata - 18 Dicembre 2025 - 10:00
The Loop Theory
Band: Neversin
Etichetta: Revalve Records
Genere: AOR  Hard Rock  Progressive 
Anno: 2025
Nazione:
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75

Nuovo album per i Neversin: la band veneta torna con un quinto lavoro in studio, pubblicato da Revalve Records, costruito come un racconto in più atti che gioca apertamente con il tema del tempo, dei cicli e delle “ripetizioni” emotive ed esistenziali. I dodici brani vengono legati insieme da un filo narrativo chiaro e mai invasivo, che accompagna l’ascoltatore senza pretendere che segua un libretto d’opera per coglierne il senso.​ Un buon concept, studiato in modo da risultare scorrevole e tutto sommato facile da ascoltare.

Lo stile dei Neversin resta quella miscela di hard rock melodico, metal classico e inflessioni prog che la band coltiva fin dagli esordi, con un lavoro di sintesi ancora più evidente che in passato. I brani cambiano spesso atmosfera e intenzione, tuttavia il suono rimane abbastanza riconoscibile e compatto. Il segno di una personalità stilistica ormai consolidata.​

Le chitarre si muovono con naturalezza tra riff diretti, aperture dal respiro quasi AOR e fraseggi più articolati, sempre al servizio dei brani anziché della mera dimostrazione tecnica. La sezione ritmica sostiene con precisione e dinamica, garantendo all’album quell’equilibrio tra impatto e finezza che permette alle soluzioni prog di funzionare senza appesantire.​
La voce di Nicola Ciarlini aggiunge un tassello importante alla nuova identità del gruppo, portando linee vocali curate che si incastrano con naturalezza dentro strutture comunque raffinate. È proprio nel dialogo tra melodia e complessità che “The Loop Theory” trova la sua dimensione: ritornelli che restano impressi, ma incastonati in architetture tutt’altro che banali.​ E brani come “Wake Up Inside a Dream” e “Days Gone By” sono lì a dimostrarlo.

Uno dei meriti principali del disco è la capacità di mantenere sempre al centro la forma-canzone, evitando il virtuosismo fine a sé stesso che affligge tanto prog contemporaneo. L’impressione è quella di una band che ha ben chiaro dove spingere sull’acceleratore tecnico e dove, invece, lasciare respirare arrangiamenti e melodie, costruendo un flusso d’ascolto scorrevole nonostante l’ambizione del concept.​

The Loop Theory” suona come la naturale maturazione di un percorso iniziato vent’anni fa, quando i Neversin decisero di esplorare i sottogeneri del rock senza chiudersi in un’unica etichetta. Un lavoro solido, pensato nei dettagli, che parla tanto all’ascoltatore attento quanto a chi cerca semplicemente un buon disco rock/metal moderno, con personalità e sostanza, da rimandare in play più volte per coglierne tutte le sfumature. Magari non irrinunciabile in termini assoluti, nondimeno uno di quei dischi che arrivano in punta di piedi, ma che dopo pochi ascolti cominciano a mettere radici, lasciando la sensazione di trovarsi davanti al lavoro più adulto e compiuto della band veneta. Un concept album che tiene insieme hard rock melodico, metal classico e venature prog senza mai trasformarsi in un inutile esercizio di stile, ma restando sempre, ostinatamente, un disco di canzoni piuttosto orecchiabili.

In un mondo di arzigogoli autoreferenziali, mammasantissima della tecnica fine a se stessa ed artisti dotati più di ego che di talento, comunque tanta roba.

https://www.neversin.com/

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