Recensione: Through the Hourglass
‘Through the Hourglass’ è l’extended play con il quale gli australiani Shadowborn vogliono farsi conoscere.
Band nata nel 2024 a Perth, composta da musicisti di varia estrazione e provenienti dai sobborghi underground australiani, da non confondersi con l’omonima band statunitense, quello che suona è essenzialmente uno Speed Metal classico: veloce come un cobra, ricco di melodia e narrazione epica, sulla scia di band come gli storici Fifth Angel ed Helstar.
Questo loro primo EP ne mostra il carattere particolarmente vivace ed irruento attraverso 4 tracce, tutte di buona durata, con minutaggi che vanno da poco meno di 5 minuti a poco più di 6, tanto ficcanti quanto orecchiabili, articolate senza esagerazioni e suonate con buona precisione.

Assolutamente nulla di nuovo, beninteso, ma fatto sufficientemente bene per destare interesse e tenerli d’occhio. Una riserva sulla produzione, ritenuta da chi scrive un po’ troppo pulita e sofisticata, con una montagna di stratificazioni sonore soprattutto per quel che riguarda il lavoro di chitarra, colmo di duelli ritmici, giochi armonici e scambi di assoli che escono un po’ da tutte le parti, i quali sul disco saranno anche molto validi ma che non rispecchiano la realtà della band, che comprende solo un chitarrista e non i 46 che si sentono.
Per il resto, non si urla al miracolo ma ‘Through the Hourglass’ non è neanche un compitino, con la Title-Track che è un coinvolgente Power/Speed classico, purtroppo svalutata da un finale improvviso che la tronca invece di concluderla, ma pazienza, ormai resta così.
Anche ‘Curse of Baba Yaga’ ha il suo perché, tirata, sovversiva ed arricchita da un tappeto di inquietanti orchestrazioni che evocano la strega della mitologia slava rendendola quasi tangibile.
‘Flame Tornado’ cambia registro … gli Shadowborn mettono da parte la velocità stile missile per tirare fuori un tempo medio marziale e deciso che poi esplode. Decisamente la prova migliore, anche se ‘Gift of the Gods’, che riparte a manetta, non è tanto da meno.
Concludendo questa brevissima recensione, la scesa in campo di questa nuova band è più che apprezzabile. Un EP di 4 tracce che spunta quasi dal nulla (preceduto solo dal singolo che ne porta il nome, uscito sei giorni prima, peraltro) crea giusto un inquadramento ma, vista la qualità, anche un’aspettativa. Aspettiamo quindi il Full-Length per confermare, o meno, i giudizi espressi.
