Recensione: Sacrament of the Sick

Di Andrea Bacigalupo - 5 Febbraio 2026 - 8:30
Sacrament of the Sick
Band: Executionist
Etichetta: Autoprodotto
Genere: Thrash 
Anno: 2025
Nazione:
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78

Gli Executionist sono una Thrash band statunitense, formata nel 2020 dai Fratelli Brett (chitarra, basso e voce) e Tristan (batteria) Ash, nati rispettivamente nel 2003 e nel 2007.

Il loro primo prodotto discografico, l’EP ‘Destined for Destruction’, un assalto di crudo ed acerbo Thrash Metal, lo hanno pubblicato nel 2021, per cui all’età di 18 e 14 anni. Letto questo, non poteva non originarsi un interesse … anche se non siamo più negli anni ’80, quando ciò era all’ordine del giorno, la miscela esplosiva adolescenza/rabbia/capacità artistica è sempre instabile e può produrre detonazioni di raggio notevole.

In effetti, il loro primo vero album uscito 4 anni dopo (il 16 maggio 2025) e dal titolo ‘Sacrament of the Sick’, è parecchio intrigante. Parliamo di un po’ meno di 54 minuti di furia selvaggia, tirata a tutto braccio, amplificata da una batteria che sembra un martello demolitore, da un forte uso del tremolo picking, da una voce infernale e selvaggia ed intercalata da cambi di tempo schiaccianti, breakdown dirompenti, assoli velenosi ma anche da melodie d’assalto e narrazioni epiche.

Per dare un’idea dello stile in cui la band si radica, come influenze possiamo citare Kreator vecchio stile, Children of Bodom e Warbringer, per cui tanta violenza con sconfinamenti in territori inquietanti, oscuri e maligni ma anche una solida ricerca melodica ed un songwriting dalle strutture complesse e raffinate, ulteriormente integrato, qua e là, da linee ficcanti che ricordano Iron Maiden e Running Wild naturalmente sparate a “78 giri”.

Diciamolo subito, c’è qualche difetto che, se da una parte mette l’accento sulla genuinità di una band che sta muovendo i primi passi, dall’altra, purtroppo, ne limita il risultato. Ad esempio, la voce screaming di Brett è sì graffiante ed iraconda, però è anonima e canta quasi tutte le strofe nella stessa maniera, sminuendo le differenze tra le tracce e poi ci sono anche un paio di canzoni che sembrano non aver mai fine e stancano un po’. Più specificatamente, la maggior parte delle tracce di ‘Sacrament of the Sick’ sono di ampio minutaggio, in un range che sta tra i 5 minuti e mezzo scarsi ed i quasi 8, ma, mentre le più sono scorrevoli nella loro furia, ‘Thy Kingdom Come’ e ‘Strange Aeons’ s’incartano su loro stesse … ci sta, sono giusto 2, e a volte è difficile fare una giusta cernita delle proprie idee, soprattutto quando ci si autoproduce come in questo caso.

Per il resto, quasi tutti i pezzi sono buoni, come ‘Edge of Annihiliation’, ‘Serrated Shadows’ e ‘Coupe de Grace’, con un paio che diventano eccellenti: la lunga e solida ‘Wheels of War’, dai molteplici cambi di tempo che ci conducono per i vari strati dell’inferno e la ruvida ‘Divided We Stand … United We Fall’ con le strofe accompagnate dalla sola batteria che escono dagli schemi dell’album.

Che altro dire? Ora gli Executionist sono passati da 2 a 4 elementi, consolidando il concetto di band e lasciando presumere che vogliano procedere anche con l’attività live e questo è un altro fatto positivo.

Sacrament of the Sick’ è un ottimo esordio e, con esso, la band ha dimostrato di avere una buona personalità che, però, nei prossimi lavori deve maggiormente evidenziare se vuole essere riconosciuta alla prima.

Capacità ed età sono tutte dalla loro parte, noi aspettiamo continuando a tenerli d’occhio.

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