Recensione: Horizon
“Horizon” è il sesto album in carriera dei britannici Bite The Bullet, band di lungo corso, specializzata in un melodic rock/AOR piuttosto raffinato, solido e maturo.
Il disco, uscito per Escape negli ultimi mesi del 2025, conferma il gruppo come realtà affidabile del panorama europeo. Pur senza stravolgere in alcun modo i canoni del genere punta su scrittura rodata e regolare, cura delle melodie e suoni puliti, ma paga qualcosa in termini di rischio e immediata riconoscibilità. Insomma, materiale di buon livello.
Ma non irripetibile o irrinunciabile, al netto del valore intrinseco che reca con se.
Il nuovo capitolo prodotto dai veterani Mick Benton (Voce e chitarre) e Graham Cowling (Batteria) – attivi con la band sin dal 1989 – si inserisce, al solito, nella tradizione del genere melodico continentale, con forti innesti AOR e qualche inflessione classic rock. La produzione levigata, orientata alla chiarezza dei suoni, lo rende piuttosto facile da ascoltare in qualsiasi contesto. Chitarre rifinite, tastiere ben integrate nell’arrangiamento, voce sempre in primo piano senza eccessi di compressione lo propongono come una presenza amichevole anche nella veste di semplice sottofondo di compagnia.
Tracce come “Shining Star”, “The Departed (Days Of Sunshine)” e “Livin’ On Overdrive” incarnano al meglio l’anima del cd. Ritornelli pieni, arrangiamenti classicamente AOR, struttura strofa–bridge–ritornello rigorosamente ortodossa.
Episodi quali “Girl Of The Sea” e “Dark Secrets” mostrano inoltre una cura particolare per le atmosfere, alternando passaggi più distesi a aperture melodiche ariose, senza però deviare dalla comfort zone stilistica. Le chitarre lavorano su riff misurati e fraseggi melodici, più attenti al gusto che alla potenza, mentre le tastiere arricchiscono il quadro con tappeti e linee tematiche dal sapore classico.
La sezione ritmica mantiene un profilo composto e funzionale: stile lineare, pochi virtuosismi, attenzione alla solidità dell’insieme e al supporto dei ritornelli.
L’album scorre con naturalezza e senza cadute evidenti. Non sono in effetti rilevabili brani “deboli”, segno di una scrittura coerente e di un livello complessivo piuttosto buono. Un equilibrio efficace fra immediatezza radiofonica, eleganza degli arrangiamenti e gusto melodico tipicamente british, sono la chiave di lettura di un album di fattura classica di qualità assolutamente dignitosa.
In “Horizon” non ci sono grosse novità.
Chi cerca soluzioni spiazzanti, contaminazioni azzardate o rotture con la tradizione troverà un lavoro più conservatore che innovativo.
Resta comunque un disco molto ben fatto che merita un recupero. Consigliato essenzialmente a chi apprezza l’AOR classico e il melodic rock di scuola UK, dove la qualità della scrittura e la cura dei dettagli prevalgono sull’effetto sorpresa.

