Recensione: From the Fade
Il chitarrista e compositore Joel Hoekstra è un nome magari non così noto alle masse, ma forte di un pedigree straordinario, che vanta militanze in band come Whitesnake, Trans-Siberian Orchestra e Revolution Saints, oltre che collaborazioni con Foreigner, Accept e pure Cher.
Artista nel senso più ampio del termine, tra le sue innumerevoli attività riesce anche a ad avere una band personale, nominata Joel Hoekstra’s 13, che con questo From The Fade arriva alla quarta release.
La band ha una line-up oggettivamente mostruosa, che include il batterista Vinny Appice (Black Sabbath, Dio), il bassista Tony Franklin (The Firm, Blue Murder), il tastierista Derek Sherinian (Dream Theater, Sons of Apollo), e la voce di Girish Pradhan (Girish and The Chronicles, The Nail). Ai cori, un certo Jeff Scott Soto (Journey, Yngwie Malmsteen).
Il risultato è un disco molto fresco, dinamico e …suonato per davvero: i pezzi di From The Fade vi salteranno addosso, sembrando venire fuori direttamente dalla sala prove della band.
Il genere è un hard rock melodico adrenalinico e potente, reminescente di atmosfere dei Black Country Communion o degli Alcatrazz. Ma, diciamolo, i Joel Hoekstra’s 13 fanno quel che vogliono: e, con il background che si ritrovano, se lo possono pienamente permettere.
Insomma, nel disco troverete un groove coinvolgente, frutto di arrangiamenti saggi, melodie mai banali, e, ovviamente, una tecnica straordinaria, che, però, si mette sempre a servizio della canzone di turno, senza mai diventarne tiranna.
Prendete Start to Fight: ha un ritornello travolgente e una parte solista che fa letteralmente impazzire il rocker appassionato. Per non parlare di Lifeline, con quell’incipit che fa davvero Alcatrazz; o la ballad Will You Remember Me, commercialissima, americanissima, che non dispiacerebbe ai fan più rock di Lady Gaga.
E, se devo menzionare un pezzo groove, questo è Free to Be, che ha un tiro pazzesco, sostenuto da una base ritmica semplicemente perfetta per il pezzo.
Ma il mio brano preferito è The End of Me, un lungo, epico mid-tempo dai toni drammatici capace di coinvolgere senza un secondo di noia: di questi tempi è cosa rara.
Avrete capito che From The Fade mi è piaciuto: dimostra che, certo, l’esperienza e la tecnica contano, ma non sempre la somma di tante abilità porta a un risultato di qualità. Anzi, quanti sbandierati supergruppi hanno fatto buchi nell’acqua! Ecco, From The Fade è una luminosa eccezione, in cui il risultato è superiore alla somma delle singole parti. Ne va fatta lode al maestro di cerimonia Joel Hoekstra, che ci ha confezionato un bel regalo che profuma di realtà in un mondo musicale asfissiato da suoni digitali preconfezionati.
Se siete su queste pagine (digitali), From The Fade vi dovrà piacere.



