Recensione: Borrowed Time
Gli Altared States sono un Heavy Metal band statunitense che ha visto i suoi natali nel lontano 1989. La prima parte della loro carriera è stata brevissima … nel 1990 già si scioglievano, con all’attivo un solo demo.
Poi di loro non si è più saputo nulla più fino al 2019, quando è uscito uno split di vecchi brani insieme agli Sheer Greed, altra meteora (comprendente musicisti degli stessi Altared States) che è entrata nell’orbita terrestre nel 1982 e ne è uscita nel 1987 producendo il solo EP dal titolo ‘Roadkill’ nel 1986.
Da lì’ la rinascita: Mike Tronka, della lineup originale, ha assoldato nuovi musicisti facendo ripartire gli Altared States, che da allora hanno prodotto un EP ogni due anni, di cui l’ultimo è ‘Borrowed Time’, disponibile dal 13 febbraio 2026.
Trattasi di un lavoro formato da 5 pezzi e della durata di 21 minuti circa che propone un Heavy Metal classico dal tiro sostenuto, che a tratti s’incendia per mezzo di vampate Thrash, ma che è anche carico di una qual certa anima ipnotica (una sorta di incrocio tra i Blitzkrieg ed i Trouble), espressa soprattutto tramite la ridondanza dei riff e la particolare voce “settantiana” di Matthias Horvath … giusto per dare un’idea una sorta di fratello disperso dell’Ozzy più psichedelico, ma meno emotivo, meno carismatico, meno espressivo ed un sacco di altri “meno” che su quest’album hanno il loro peso.

Alla fin fine ‘Borrowed Time’ è un EP mediocre, nel senso che i pezzi non sono malissimo, ma neanche un granché. Soprattutto vengono affossati da una produzione scadente che, forse, volendo accentuarne la carica oscura ed il suono sporco ha finito per limitarne il risultato qualitativo (non sempre l’effetto “retrò” riesce).
Più o meno abbiamo detto tutto in pochissime righe. Tra i brani che escono un po’ di più citiamo l’iniziale ‘The Pupil’, che ha al suo interno una vaga reminiscenza sabbathiana e la penultima ‘Among the Shadow’, dalle andature cangianti.
Anche la Title-Track potrebbe essere un buon carro armato, ma, ad un certo punto, non si vede l’ora che finisca!
Peccato, con un po’ più di attenzione per le rifiniture ed una produzione più esplosiva questo EP poteva uscire meglio. In definitiva gli Altared States hanno un loro perché, soprattutto si percepisce esperienza e passione, che nel futuro siamo sicuri sfoceranno in un songwriting migliore. Per ora, a malincuore, il giudizio non può essere positivo.
