Intervista Degreed (Robin Red Eriksson)

Di Fabio Vellata - 25 Aprile 2026 - 9:00
Intervista Degreed (Robin Red Eriksson)

I Degreed tornano su Truemetal.it con “Curtain Calls”, nuovo album uscito il 24 aprile per Frontiers Music che li conferma tra i nomi più solidi del melodic hard rock scandinavo. Un disco compatto, personale e fortemente ispirato, in cui la band svedese fa dialogare anima moderna e tradizione AOR.
Abbiamo incontrato nuovamente il leader Robin “Red” Eriksson per scambiare qualche opinione sul nuovo disco…

Intervista a cura di Fabio Vellata

Ciao Robin, sono Fabio Vellata, bentornato su Truemetal.it: è un piacere parlare di nuovo con te proprio mentre state per svelare al mondo il vostro nuovo lavoro in studio, “Curtain Calls”, in uscita il 24 aprile per Frontiers Music. Album dopo album avete costruito una discografia solida e personale, capace di tenere insieme l’anima più moderna e il lato melodico più classico del vostro sound, e la sensazione è che questo nuovo capitolo possa rappresentare sia un nuovo punto di arrivo che un nuovo inizio per i Degreed.

Partiamo dal titolo: “Curtain Calls” richiama subito l’idea del bis, della chiamata sul palco a fine concerto. Come è nato questo concetto e quanto è legato a come percepite oggi la carriera dei Degreed, quasi come se foste alla fine di un atto e pronti ad aprirne un altro?

Beh, devo dire che in un certo senso sembra davvero che si stia chiudendo un atto e che ora stiamo per iniziarne uno nuovo. È un po’ questa la sensazione. Credo che il titolo rimandi a quella sensazione di avere un’altra possibilità nella vita e di dover dare tutto, anche quando fa male. Ma la cosa bella dei titoli di album e canzoni è che l’ascoltatore è libero di interpretare testi e titoli secondo la propria prospettiva.

A livello di scrittura, come si è sviluppato il processo creativo di “Curtain Calls” rispetto a “Public Address” e al successivo EP “The Leftovers – Volume I”? Avete cambiato il vostro modo di lavorare tra pre-produzione, scambio di idee e arrangiamenti finali?

La cosa che è cambiata di più è che, vivendo in città diverse, facciamo gran parte della scrittura e delle registrazioni ognuno da posti differenti. Oggi la tecnologia ce lo permette.

Guardando al vostro percorso, dalle radici più AOR/hard rock melodico fino alle tinte più heavy degli ultimi anni, quale tipo di equilibrio cercavate questa volta tra la componente più moderna e il lato melodico più classico del vostro sound?

Cerchiamo sempre di soddisfare noi stessi e chi ci ascolta, ma alla fine facciamo quello che sentiamo giusto in quel momento. La verità è che non è sano pensare troppo quando scrivi canzoni.

“Curtain Calls” ha una tracklist molto compatta, con dieci brani che danno l’idea di un disco senza riempitivi. Come avete selezionato la scaletta finale e quali sono stati i pezzi più difficili da includere o da lasciare fuori?

Sì, abbiamo dovuto fare un po’ di “kill your darlings” nello scegliere i brani per l’album. Ne abbiamo registrati 14, quindi al momento ce ne sono 4 che resteranno nel cassetto. È sempre dura scegliere le canzoni e andare d’accordo mentre le si seleziona, ma credo che ci siamo riusciti senza troppi drammi.

Parliamo dei singoli: “Broken Dreams” mostra un lato più cupo e introspettivo della band, con testi molto personali legati al tema della dipendenza e della ricostruzione di sé. Quanto è stato difficile, ma forse anche liberatorio, mettere questo tipo di esperienza su carta in una canzone?

Per me è una sorta di terapia mettere per iscritto i miei sentimenti e i miei pensieri. Sono sempre stato molto personale nei testi e non ho problemi con questo, quindi non è stato difficile, ma anzi molto liberatorio.

Se doveste presentare “Curtain Calls” a qualcuno che non ha mai ascoltato i Degreed, quali tre brani della tracklist (penso a titoli come “One Helluva Ride”, “Curtain Calls” o “Promise Me”) scegliereste come perfetta sintesi del vostro DNA attuale, e perché?

Credo che sceglierei le prime tre canzoni del disco. “One Helluva Ride”, “Holding On To Yesterday” e “Believe”. Queste tre riassumono piuttosto bene il tutto. Ma allo stesso tempo penso che si debba ascoltare l’intero album per cogliere il quadro più ampio e corretto.

Avete sempre dato grande importanza alla dimensione melodica e al carattere corale dei vostri ritornelli, che sono uno dei vostri marchi di fabbrica. Come lavorate sulle armonie vocali e sugli hook per evitare quell’effetto “già sentito” in un genere che, per sua natura, vive così tanto di tradizione?

La cosa principale che facciamo è puntare a qualcosa che a noi sembra davvero valido. Il “già sentito” non è sempre un male. Dipende da come lo fai. A volte ci piace “flirtare” con melodie familiari, ma finché lo fai con passione credo vada bene. Inoltre, dato che noi quattro nella band abbiamo influenze molto diverse, il risultato finisce sempre per suonare “fresco” e “mai sentito”.

La vostra collaborazione con Frontiers Music va avanti ormai da diversi anni. Quanto ha influito questa stabilità di etichetta sulla vostra libertà creativa, sulle opportunità promozionali e sulla percezione internazionale del nome Degreed?

Ho la sensazione che Frontiers ci abbia effettivamente lasciato fare le cose a modo nostro, dandoci fiducia. L’etichetta ha molti fan, e tutti quei fan sono stati naturalmente esposti alla nostra musica, e alcuni di loro sono diventati fan dei Degreed.

Dal punto di vista sonoro, quali sono state le principali scelte che avete fatto in termini di produzione e missaggio per “Curtain Calls”? Avete puntato su un approccio più live e diretto, oppure avete preferito cesellare ogni dettaglio in studio per esaltare le sfumature più AOR?

Direi che abbiamo cercato un suono a metà strada tra queste due opzioni. Vale un po’ lo stesso discorso della scrittura. Abbiamo influenze diverse all’interno della band e questo si riflette nel sound.

Guardando alla scena svedese, fate parte di una generazione che è riuscita a rinfrescare l’hard rock melodico senza tradirlo. Come percepite oggi il vostro ruolo all’interno di questa “new wave” scandinava e quali band sentite più vicine a voi per attitudine e percorso?

Oh, non saprei. Posso dire che gli Eclipse e gli H.E.A.T sono buoni amici e che ammiro davvero la loro musica. Anche i Nestor sono una grande band. Quanto al suono, però, non credo che ci sia una band che suoni come i Degreed…

Sul piano personale, dopo così tanti anni di attività, cosa vi motiva di più quando entrate in studio per un nuovo album: la sfida con voi stessi, il rapporto con i fan o il desiderio di portare questi brani sul palco?

Penso che la spinta principale sia la passione per creare musica. E poi anche il semplice fatto di tenere viva la band dopo così tanti anni è un forte motore.

Guardando al tour che accompagnerà “Curtain Calls”, avete già in mente come costruire la scaletta? Quanto spazio avrà il nuovo materiale e quali “classici” dei Degreed non potete proprio permettervi di lasciare fuori?

Sì, abbiamo iniziato a costruire una setlist attorno al nuovo album, che probabilmente includerà 3-5 brani da “Curtain Calls”. Direi che pezzi come “Shakedown” o “Tomorrow” non li lasceremo fuori.

Infine, se chiudeste gli occhi e immaginaste dove vorreste essere come band alla fine di questo nuovo ciclo promozionale, come sarebbe il vostro “curtain call” ideale: più dischi, palchi più grandi, nuove collaborazioni o semplicemente continuare a fare musica alle vostre condizioni, senza compromessi?

Vogliamo solo continuare a crescere come band. Ovviamente preferiremmo crescere in fretta, ma finché andiamo avanti nella direzione giusta, abbiamo abbastanza fuoco dentro per continuare.

Robin, grazie mille per il tempo che ci hai dedicato e per aver condiviso qualche dettaglio in più su “Curtain Calls”, un disco che siamo sicuri renderà felici sia i fan di lunga data sia chi vi scoprirà per la prima volta.
Il nostro augurio, da parte nostra e dei lettori di Truemetal.it, è di vedervi presto anche qui su un palco, perché queste canzoni sembrano davvero nate per suonare dal vivo: a te la parola ora, un ultimo messaggio direttamente ai fan italiani e a chi ancora non vi ha dato quella… chiamata per un bis che vi meritate in pieno.

Gente, date un ascolto al nostro nuovo album! E anche al resto del nostro catalogo! Li dentro c’è qualcosa per tutti!

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