Intervista Berserks (Luciano Toninato e Pier Luigi Costantini)
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Intervista Berserks (Luciano Toninato e Pier Luigi Costantini)

Intervista Berserks (Luciano Toninato e Pier Luigi Costantini) ITALIAN PRIME MOVER ATTACK

di Stefano Ricetti 29 Ottobre 2026 - 10:35
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ITALIAN HEAVY METAL PRIME MOVER ATTACK! 

Sebbene convenzionalmente l’anno zero del Metallo Italiano si faccia coincidere con il 1983, momento nel quale si tenne il Festival di Certaldo (con Vanexa, Death SS, Strana Officina, Rollerball, Shining Blade, Revenge, Steel Crown e Monolith) e avvenne il debutto su 33 giri degli stessi Vanexa con un album di purissimo heavy metal dal primo all’ultimo secondo di marca smaccatamente british, qualche tempo prima altre, agguerrite avanguardie, aprirono la strada dell’Acciaio nazionale.

Nel 1981 i napoletani Strike (qui loro intervista) irrompevano sul mercato con l’ellepì omonimo dalla produzione sorprendentemente buona, sufficientemente variegato, capace di mescolare influenze inglesi (Saxon e Judas Priest su tutti) con inserti a la AC/DC e addirittura anticipare quello che diventerà poi il trademark dei Twisted Sister con loro pezzi quali “I Want to Rock” e “Go Our Way”.

A distanza di dodici mesi, nel cuore del Friuli Venezia Giulia, esordirono su full length anche i Berserks, mentre a Milano vide la luce Metal Rock dei Vanadium, inquadrabile come la risposta italiana all’Hard Rock inglese degli anni Settanta che prevedeva l’utilizzo delle tastiere e i milanesi Bloody Skizz pubblicarono il 45 giri Gods Breaker/Bloody Road to Death. Le cronache narrano altresì di altre due band oscure giunte al traguardo dell’ellepì, gli Sphinx e gli Spock, nel 1981, ensemble che però, dopo il primo acuto, non seppero dare la giusta continuità al progetto primigenio.

Tornando alla componente più squisitamente heavy metal e diretta, il disco dei Berserks si presentò con un’ottima copertina, intrigante e sinistra, sicuramente molto avanti, come idea. L’heavy metal contenuto all’interno delle otto tracce fu classificabile come proto Epic di ispirazione Iron Maiden, fra assoli vanhaleniani, spunti sulfurei e bordate in doppia cassa. Così come fatto lustri fa all’interno delle colonne della rivista cartacea Classix Metal, parola ora ai due chitarristi fondatori Luciano Toninato e Pier Luigi Costantini, che riprendono e ampliano di molto quanto già dichiarato in passato al sottoscritto.      

Buona lettura

Steven Rich    

Come si formò la band? Da chi partì la spinta per creare un gruppo hard’n’heavy? Quali erano le Vostre influenze dell’epoca?

Luciano Toninato e Pier Luigi Costantini - I Berserks si formarono nel 1980 dopo che noi due rimanemmo folgorati dal sound che all'epoca arrivava da gruppi del calibro di Iron Maiden, Van Halen, Saxon, Ac/Dc e Deep Purple. Decidiamo di fondare una band: si uniscono il bassista Luca Urban e i cugini Pignattone, Loris alla batteria e Giovanni alla voce. Diventiamo subito grandi amici uniti dal desiderio di suonare Heavy Metal. L'influenza maggiore deriva soprattutto dagli Iron Maiden, dopo aver visto un loro concerto dal vivo a Gorizia.

Riguardo la musica dura com’era la situazione a Udine?

L'heavy era una musica veramente per pochi! Andava prevalentemente la disco music e i locali dove si poteva suonare dal vivo erano praticamente inesistenti. Uno dei pochi posti in cui ci si poteva esibire live ed ascoltare del rock era la vecchia sala da ballo ”Rotonda”, trasformata in “Rocktonda”, per poi, poco dopo, riconvertirsi in discoteca. Ci suonammo due volte. Peccato perché il locale era molto bello, sembrava un'arena. Per quanto riguarda i negozi di dischi, avevano solo una piccola provvista di vinili di musica dura. Nonostante tutto comunque noi avevamo il nostro numeroso seguito di fan. Tessere, spillette con la nostra effige circolavano parecchio tra amici ed amanti dell’heavy metal, tanto da fondare addirittura un Fan club dei Berserks.

Da dove deriva il nome della band?

I Berserks erano dei leggendari e invincibili guerrieri vichinghi che in battaglia, combattendo in uno stato di trans, perdevano completamente il controllo di sé stessi. L'immagine simbolica di questi guerrieri richiamava, almeno per noi, la sonorità e l'atmosfera dei pezzi del gruppo.

Come arrivaste a poter pubblicare un album per un’etichetta?

Alla fine di un nostro concerto a Udine siamo stati avvicinati da una sala d'incisione friulana. Visto il tanto materiale che ormai avevamo creato, abbiamo accettato di incidere così il nostro disco. Stavamo per uscire in maniera indipendente, considerando anche il numero contenuto di copie stampate, quando la LCA Records di Firenze si offrì di distribuire per noi il prodotto. Purtroppo la scelta fu pessima in quanto il disco non venne mai ufficialmente né promosso, né distribuito nei negozi: molte copie sparirono, mentre quelle in nostro possesso vennero quasi tutte praticamente regalate.

Berserks, "Berserks", 1982

A proposito di copie, quante ne sono state stampate, alla fine, in tutto?

Ne furono messe in circolazione 300.

 

A livello di spese per l’incisione, dal momento che nei primi anni Ottanta i costi erano per certi versi proibitivi, come avete fatto a raggranellare i soldini? Avete avuto qualcuno che vi ha aiutato?  

Eravamo ancora studenti e non avevamo grandi disponibilità economiche. Fu Adriano Antoniacomi, un nostro grande amico che lavorava e ci faceva da manager, ad anticipare i soldi necessari per l’incisione. Credette profondamente nei Berserks, impegnando i propri risparmi per aiutarci a realizzare il disco. In seguito lo rimborsammo tutti noi, contribuendo ciascuno con la propria parte, grazie anche ai guadagni dei lavori estivi.

Adriano fu una figura fondamentale nella nostra storia, ma vogliamo ricordare anche gli amici che ci furono sempre vicini, sostenendoci e consigliandoci. Quel disco nacque dalla nostra determinazione e dalla fiducia delle persone che credevano in noi.

 

Su quali basi avete scelto la copertina?

L'immagine dei guerrieri Berserks calati in un'atmosfera tetra ed epica si identificava con il nostro genere musicale. Una particolarità: la LCA Records comparve come etichetta sotto forma di adesivo, perché entrata in campo solo a lavoro ormai finito.

Chi la realizzò? Colui il quale la fece l’aveva già pronta magari per altri progetti oppure l’ha disegnata su vostro suggerimento? Se è stata mutuata da un quadro, dove si trova l’originale?

La copertina fu realizzata appositamente per i Berserks da Angelo Floreani, un disegnatore friulano conosciuto per i suoi lavori ad aerografo, anche sui serbatoi delle moto. Volevamo qualcosa di tenebroso, ispirato al mondo vichingo, che richiamasse il nome e lo spirito della band. Floreani trasformò questa nostra idea nell’immagine del disco.

Non sappiamo dove si trovi oggi l’opera originale.

Come faceste ad appropriarvi di un teatro abbandonato per provare? 

Era la nostra seconda casa, all'epoca, per poterne fruire abbiamo dovuto passare intere settimane con tanto di sega elettrica, per demolire l'enorme quantità di vecchio mobilio accatastato all'interno. Alla fine siamo riusciti a ricavare un enorme locale vuoto mantenendo però l'originale grande palco. Ci sentivamo veramente dei fortunati: disponevamo di una enorme sala prove che si trasformava anche in locale per i nostri concerti, con una sonorità ed un'acustica stupenda, impreziosita da echi e riverberi naturali. L’adrenalina era a mille: le sessioni di prova in pratica consistevano in veri e propri mini concerti.

Pier Luigi Costantini, Berserks

Quali sono stati i vostri maggiori concerti, all’epoca?

Uno dei concerti che ricordiamo con più emozione fu quello nel teatro del Villaggio del Sole, a Udine. Era la nostra sala prove, la nostra seconda casa, il luogo in cui i Berserks erano cresciuti. Vederlo pieno di pubblico fu una soddisfazione enorme. Arrivarono anche tanti Hell’s Angels con le loro moto, creando un’atmosfera davvero particolare.

Indimenticabile fu anche un concerto in un auditorium a Gorizia, completamente gremito: il pubblico saltava e ballava sotto il palco e quell’energia tornava verso di noi ancora più forte. Per dei ragazzi così giovani, sentire un coinvolgimento del genere era qualcosa di incredibile.

Suonammo inoltre alla Rocktonda, al Castello di Gorizia, a Friulandia e in altre occasioni, sempre nell’ambito del Friuli. Tra i ricordi più curiosi c’è persino un matrimonio, al quale arrivammo attraverso un nostro ammiratore: fare heavy metal davanti agli sposi e agli invitati fu una situazione decisamente insolita, ma molto divertente!

 

Sapevate di essere fra i prime mover dell’HM italiano o ve ne siete resi conto successivamente?

Sapevamo di essere in pochi e fra i primi, ma ce ne siamo resi conto solo negli anni a seguire, con l'avvento di Internet.

Luciano Toninato, Berserks

Avevate agli inizi contatti con altre band orientate verso le sonorità più dure?

Più che con band, si frequentavano musicisti di altri generi.

Nel 1982 i Bloody Skizz di Milano uscirono con un 45 giri heavy metal a tutti gli effetti, gli Strike di Napoli addirittura con un Lp vero e proprio l’anno prima. Ne eravate a conoscenza? Avete avuto contatti con loro? 

Al tempo gli unici gruppi musicali che si sentivano o si nominavano a Udine erano solamente quelli appartenenti alle grandi band straniere. Di conseguenza, purtroppo, non abbiamo avuto nessun contatto con altre realtà italiane.

Berserks, 1982

Vostri pensieri e parole sulle seguenti band italiane: Death SS, Vanadium, Strana Officina, Halloween, Skanners, Vanexa, Rhapsody of Fire.

Sono realtà che, ciascuna con la propria identità, hanno contribuito alla storia della musica dura italiana e meritano il nostro rispetto. Preferiamo non formulare giudizi specifici su tutte, perché non le abbiamo seguite allo stesso modo.

Abbiamo avuto occasione di ascoltare dal vivo gli Strana Officina durante una manifestazione metal: la loro esibizione confermò le ottime impressioni che avevamo avuto fin dai primi ascolti. Con il frontman degli Halloween abbiamo invece mantenuto nel tempo un ottimo rapporto personale.

Crediamo che ogni musicista esprima qualcosa di sé attraverso ciò che suona. Per noi energia, forza, melodia e sentimento sono sempre stati gli elementi fondamentali della musica.

Avete del materiale inedito dell’epoca o anche successivo?

All’epoca avevamo molti brani inediti che, a nostro giudizio, erano più maturi di quelli pubblicati sul disco. Purtroppo non siamo più riusciti a ritrovare registrazioni o appunti riconducibili a quei pezzi.

Nel tempo è andata perduta anche molta documentazione: fotografie, registrazioni e altri ricordi della band. Nonostante le ricerche fatte da tutti noi, gran parte di quel materiale non è più emersa. Di alcuni brani restano soltanto frammenti nella memoria, ed è un vero peccato, perché erano una parte importante del nostro percorso.

Quali i motivi dello scioglimento del 1984?

Nessuno in particolare, il servizio militare e la ricerca del lavoro hanno fatto sì che, così come velocemente ci fossimo uniti, altrettanto repentinamente ci sciogliessimo.

 

Immagino che negli anni abbiate fantasticato su come sarebbe potuta andare se non vi foste sciolti…  

A vent’anni tutto si muove molto velocemente. Così come ci eravamo formati, nel giro di poco tempo ci ritrovammo a prendere strade diverse: il servizio militare e la ricerca del lavoro cambiarono le nostre priorità e resero difficile continuare.

Avevamo già realizzato un disco e stavamo componendo nuovo materiale nel quale credevamo molto. È naturale chiedersi ogni tanto dove saremmo potuti arrivare con più esperienza, una promozione adeguata e maggiori contatti con la scena musicale italiana.

Non possiamo sapere come sarebbe andata. La vita ci ha portati verso altre avventure e soddisfazioni, ma quell’esperienza rimane una parte importante di noi. E la musica non ci ha mai abbandonati.

Giovanni Pignattone, Berserks

Raccontate come decideste di rimettervi insieme nel 2007…

Anche quella volta la spinta partì da noi due. L’occasione nacque dal desiderio di essere vicini a Giovanni Pignattone, che in quell’anno aveva avuto un grave incidente motociclistico. Si unirono a noi Marco Pertoldi alla voce e al basso, Giorgio Ranciaro alla batteria e Silvio Corsi alle tastiere. Organizzammo un concerto privato, alla presenza di Giovanni Pignattone e Luca Urban, durante il quale riproponemmo tutti i brani del disco.

Tornare a suonare quelle canzoni dopo tanti anni fu molto emozionante. Avevamo la sensazione che il tempo non fosse passato: mentre suonavamo, ritrovavamo l’energia e l’entusiasmo di quando eravamo ragazzi. La reunion non ebbe un seguito duraturo, ma ci permise di ritrovare persone, emozioni e una parte della nostra storia. Quella scintilla è rimasta.

Com’è la situazione, nel 2026, in casa Berserks?

I Berserks oggi sono in standby, ma il motore è ancora acceso! In questo periodo stiamo dedicando tempo ed energie anche a un altro progetto musicale.

Non sappiamo quando e in quale forma i Berserks potranno ripartire, ma continuano a vivere nei brani, nei ricordi e nello spirito che ci unisce.

Una cosa è certa: fare musica rimane per noi una necessità. Ci dà forza, ci permette di esprimere sentimenti e ci aiuta ad affrontare la vita con entusiasmo. Questa esigenza, dopo tutti questi anni, è ancora presente.

 

Pier Luigi Costantini e Luciano Toninato, oggi, 2026 

Quale la maggiore soddisfazione raggiunta come Berserks e quale invece la maggiore delusione patita?

La soddisfazione più grande fu realizzare un vero LP quando avevamo appena vent’anni. Vedere le nostre idee diventare un disco, con la copertina, il vinile e il nostro nome stampato sopra, significava aver concretizzato un sogno. Ancora oggi, prendendolo in mano, proviamo orgoglio per quello che riuscimmo a fare.

La delusione maggiore fu che il disco non ebbe la promozione e la diffusione che ci aspettavamo. Credevamo molto in quel lavoro e avremmo voluto farlo arrivare a un pubblico più ampio.

Ma siamo Berserks: si affrontano le delusioni, si volta pagina e si continua a combattere!

Avete qualche rimpianto, pensando al passato?  

Siamo entrambi felici di aver vissuto quell’esperienza e di averci messo tutta la nostra passione. Su questo non abbiamo dubbi.

Poi ciascuno vive i ricordi con una sensibilità diversa. Pier non ha particolari rimpianti e guarda soprattutto a ciò che abbiamo avuto la fortuna di realizzare. Luciano sente ogni tanto la curiosità per quello che i Berserks avrebbero potuto diventare se la loro storia fosse continuata.

Ci accomunano l’orgoglio per ciò che abbiamo fatto e il fatto che la musica sia rimasta una parte essenziale della nostra vita.

Loris Pignattone, Berserks

Avete in previsione di pubblicare il disco del 1982 su Cd, in futuro?

Nel corso degli anni diverse etichette, anche estere, ci hanno proposto di ristampare il disco. Finora il progetto non si è concretizzato, ma l’idea rimane interessante.

Una volta terminati i lavori attuali, potremmo valutarla con maggiore attenzione. Potrebbe trattarsi di un CD, di una ristampa in vinile o di un’edizione che comprenda anche i formati digitali. Vorremmo comunque fare un lavoro curato, che valorizzi l’album e rispetti la storia dei Berserks.

Luca Urban, Berserks

Spazio a disposizione per chiudere l’intervista come meglio vi aggrada, grazie.

Ognuno di noi ha trovato la propria strada e vissuto esperienze diverse, ma ciò che abbiamo creato insieme continua a essere una parte importante della nostra vita.

Abbiamo suonato con una passione viscerale, mettendoci tutta la forza, l’energia e l’entusiasmo dei nostri vent’anni.

Oggi abbiamo più esperienza e una consapevolezza diversa, ma la voglia di fare musica è ancora viva. Stiamo lavorando a nuove idee e quello spirito che ci ha fatto diventare Berserks continua ad accompagnarci.

Grazie per averci dato l’occasione di raccontare ancora la nostra storia e un saluto a chi ci seguiva allora e a chi ci scopre oggi.

Stay tuned… perché un Berserks non smette mai davvero di combattere!

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

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