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Regardless Of Me (Emiliano, Enrico e Fulvio)

Di Fabio Vellata - 24 Giugno 2009 - 0:05
Regardless Of Me (Emiliano, Enrico e Fulvio)

Recenti autori di “The World Within”, brillante album di debutto, gli italianissimi Regardless Of Me sono l’esatta esemplificazione di un modo di dire utilizzato in relazione alla bravura dei figli della nostra amata penisola in molti settori: “Italians do it better”. Gli italiani lo fanno meglio.
Già competitivi a livelli internazionali con la prima, validissima uscita, Emiliano, Enrico e Fulvio – ovvero i tre quarti della band – hanno esposto con estrema lucidità e chiarezza tutti i principi che animano il combo, mostrando numerosi risvolti di sicuro interesse, capaci di trascendere la pura esperienza musicale a vantaggio di qualcosa di più profondo e completo.

Buona lettura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao ragazzi! Per iniziare, a voi la parola per fornire qualche informazione approfondita relativa alla biografia dei Regardless Of Me. Come sono venuti in contatto ad esempio, gli attuali membri del gruppo?

Emiliano: Ciao a tutti e grazie dell’intervista. I Regardless Of Me sono nati quasi casualmente, non c’era nulla di preparato; ho conosciuto Pamela (la cantante, NdA) in studio, era il 2006 e stavo registrando il mio disco solista “Devotion Materialize” (Horus/Audioglobe 2006). Appena ho sentito la sua voce mi sono reso conto che sarebbe stato fantastico tirare su un nuovo progetto musicale avendo lei come frontgirl, viste le sue qualita’ davvero esplosive. Ad oggi credo che Pamela sia in assoluto tra le migliori cantanti al mondo.
Dopo di lei, ho contattato 2 musicisti e amici di vecchia data con cui ho suonato per anni in passato, Enrico al basso e Fulvio alla batteria. I Regardless Of Me sono prima di tutto una famiglia, l’armonia, l’affidabilità, la serietà sono gli elementi basilari della band.

So che il vostro particolare moniker nasconde un significato piuttosto profondo e dai risvolti filosofici? Ce ne vuoi parlare?

Emiliano: Esatto. Sono un appassionato di filosofia, un interesse che non mi sono lasciato alle spalle dopo l’università, ma che coltivo tuttora.
Regardless Of Me, letteralmente “indipendentemente da me, senza riguardo di me” riassume la mia visione dello “scorrere incessante” dell’universo.
Diversamente da quanto la cultura occidentale ha radicato nelle nostre menti e nel nostro dna, credo che il genere umano sia preda di una gigantesca illusione e soprattutto vittima di clamorosi falsi storici, mi riferisco a religione, politica, morale, perfino economia.
Per farla breve, il mondo esterno è costruito su belligeranti e famelici strumenti di controllo per le persone. La maggior parte della gente in realtà percepisce l’inganno, ma ha paura di accettarlo, per cui fa finta di niente. E’ meglio vivere l’illusione che accettare la desertica realtà nichilista. Il nome della band sta a suffragare il fatto che quello che domina è il caso, il nulla, e gli uomini sono semplici soldatini travolti dal vento della casualità. Le cose accadono senza riguardo di noi, non rispettando insomma la nostra “umanità”.

Molto affascinate anche l’artwork di copertina del vostro debut album, in sintonia con i toni e le atmosfere del cd. Chi è l’autore e quali sono, nello specifico, i concetti che vuole esprimere?

Enrico: Grazie Fabio! L’autore dell’opera è Marco Hasmann, un artista d’esperienza che vanta nel suo curriculum collaborazioni nientemeno che con la Disney! Siamo tutti molto soddisfatti del risultato che, estendendosi su due pagine, si riesce ad apprezzare appieno all’interno del booklet del cd. Io che sono un grande fan degli Iron Maiden ci vedo qualche similitudine con la mitica copertina di Somewhere in Time! Venendo al concept che vogliamo esprimere con l’immagine, è lo stesso che Emiliano ha voluto veicolare con i suoi testi. La luce che si sprigiona dalla figura femminile rappresenta “The world within”, la forza e la speranza che ognuno dovrebbe trovare dentro sé stesso, dato che il mondo e la società che ci circondano non possono certo definirsi luoghi accoglienti in cui un individuo, dati i condizionamenti che riceviamo da politica, media, religione, possa sentirsi libero di esprimersi fino in fondo. Direi che l’artwork di Marco riesce a descrivere perfettamente questo messaggio.
 

 

 

 

 

Parlatemi delle vostre maggiori influenze…

Enrico: I gusti musicali all’interno della band sono tra i più disparati: io ad esempio sono cresciuto con il metal classico dei Maiden e dei Black Sabbath e con il rock progressivo dei grandi come Yes, Genesis e soprattutto Pink Floyd, che ci hanno lasciato in eredità diversi capolavori tra cui “The wall” e “The Dark Side Of The Moon” e che sicuramente hanno avuto un’influenza anche nel songwriting di Emiliano, soprattutto negli episodi più melodici del disco. Le influenze comuni risiedono nel metal più gotico degli Evanescence, dei Within Temptation e dei Katatonia, nel metal-progressive dei Dream Theater, nelle sperimentazioni dei Porcupine Tree ma anche nel trip hop dei Massive Attack. Tutte quelle che ho nominato sono band per cui noi nutriamo un grande rispetto, tuttavia non rappresentano per noi un modello; non seguiamo trends e credo che il disco dimostri che abbiamo un approccio personale che va al di là dell’ormai classico cliché del gruppo con la cantate che fa gotich metal, genere che, infatti, non descrive del tutto la nostra attitudine. Abbiamo tutti una mentalità molto aperta in ambito musicale…

Come nasce l’idea di miscelare l’attitudine gothic metal con le situazioni trip hop ed ambient di cui mi parlavate poc’anzi, ben evidenti in brani come “The Counterfeiter” e “Thy Nature”?

Emiliano: Guarda, la motivazione principale nasce dal fatto che personalmente ascolto qualsiasi genere musicale, e trovo francamente noioso essere monotematici nella composizione musicale.
Sono da sempre affascinato dal trip hop grazie ai Massive Attack, ai Portishead ed anche al metal sperimentale dei Deftones, band che a mio avviso è la piu’ innovativa degli ultimi 10 anni.
Le atmosfere oscure del trip hop si sposano alla perfezione con il gothic metal, quello dei Katatonia soprattutto, altra band fondamentale del mio background.
Tuttavia non definisco i Regardless Of Me una gothic metal band, questa etichetta ci va un po’ stretta!

Di certo ad ogni modo, il genere che avete abbracciato con estrema bravura è in grado di aprirvi possibilità infinite nei confronti di un’audience ultimamente molto sensibile a questo tipo d’atmosfere. I richiami a Within Temptation, Nightwish e Lacuna Coil sono inevitabili…

Fulvio: Ovviamente il richiamo a band di quella caratura non può che farci piacere, anche se, come spesso mi capita di dire, forse è proprio la presenza della voce femminile l’unico comune denominatore!
Se analizziamo le atmosfere del disco, secondo me, hanno tutt’altra natura e background; il fatto di essere definiti come gothic, infatti, può essere fuorviante, ma se si tratta di sola “comodità” giornalistica sta bene anche a noi. Non mi spaventano le etichette, visto che, al solo ascolto di qualche pezzo del disco, si può notare la particolarità del nostro stile.
L’unica preoccupazione è che la definizione impedisca a molte persone di avvicinarsi a noi solo per diffidenza o pregiudizio…

Le vostre ambizioni insomma, mi pare d’intuire, sono quelle di ottenere il maggior successo e richiamo possibile, alla luce di una proposta con molte frecce al proprio arco. Il deal con Locomotive Records pensate vi possa garantire la giusta esposizione, o in futuro cercherete di addentrarvi in orizzonti discografici più “ampi”?

Fulvio: Questo non può che essere un buon punto di partenza. Come sempre si deve puntare in alto e questo è quello che faremo, senza porre limiti al nostro orizzonte in termini musicali oltre che di puro business. In nessun caso, comunque, ci potremmo sentire arrivati. L’esposizione mediatica viene sviluppata attraverso molti canali che si evolvono velocemente: se, infatti, pensi che fino a qualche anno fa myspace era qualcosa di sotterraneo e circoscritto…oggi ha sostituito i classici website soprattutto in ambito musicale…

 

 

 

Una domanda banale, imporrebbe a questo punto di chiedervi di parlare dei testi dei brani. Evitiamo per un attimo cose iper sfruttate e cerchiamo invece di dare spazio alle “sensazioni”. I vostri pezzi sono spesso animati da uno stile quasi cinematografico e da “arie” talora imponenti. Quanto è importante per voi, la ricerca di quest’atmosfera particolare e della melodia capace di restare impressa? E quali sono le sensazioni che desiderate comunicare con la vostra musica?

Enrico: Grazie per la domanda, davvero interessante. Credo di poter parlare per Emiliano quando dico che la ricerca e il gusto della melodia è la chiave principale del suo songwriting. In fondo quando una melodia rimane in testa è certamente una buona cosa! La melodia è però sempre supportata da parti strumentali che creano atmosfere che la valorizzino e che coinvolgono l’ascoltatore ad un livello più profondo, invogliandolo a scoprire tutte le sfaccettature del nostro sound. Un pregio di questo disco, a mio parere, è proprio quello di avere una grande immediatezza ed allo stesso tempo un grande spessore.

Ora però, spazio anche alle lyrics. Quali sono i temi preferiti e trattati nei vostri brani?

Emiliano: “The World Within” non è in senso stretto un concept album, tuttavia la tematica dei testi è comune. E’ come una sensazione che s’insinua lentamente, per poi esplodere a poco a poco verso la piena consapevolezza nell’ultimo brano del disco “…Open your eyes to my world within tonight….Now i just wanna close my eyes and sing forever….i’m sure i’ll never fall behind you”
E’ il misurare il mondo partendo da sé stessi e non dall’esterno.

Ora vi chiedo un attimo di tempo per una curiosità del tutto personale. Sono innamorato perdutamente dell’aria epica ed hollywoodiana delle vostre bellissime “So Cold” e “No One Cares”, brani che inevitabilmente fanno schizzare il volume del mio stereo ad ogni passaggio. Cosa pensate se vi dico che le vedrei alla perfezione come soundtrack di qualche kolossal incentrato su situazioni di grande trasporto emotivo?

Fulvio: Ma non solo! La mia passione per la cinematografia mi ha dato spesso l’ispirazione. Credo che quasi tutti i pezzi di TWW infatti abbiano questa connotazione. Il brano strumentale, “The Counterfeiter”, potrebbe essere utilizzata benissimo in questo contesto.
Personalmente reputo la proiezione visiva una pedina fondamentale a complemento dell’espressività musicale. Il miglior cibo per la mente…

Avete pensato di registrare video clip per qualcuno dei vostri pezzi suppongo…

Enrico: Certamente, ma vorremmo poter rappresentare la nostra musica nel migliore dei modi e, visto che il budget richiesto per un video professionale è quello che è, preferiamo aspettare di avere i mezzi per realizzare qualcosa di memorabile, che potremmo rivedere con orgoglio anche tra qualche anno, piuttosto che realizzare un prodotto mediocre. Nel frattempo cerchiamo di muoverci in altro modo e di dare di noi la migliore immagine possibile, non rimanendo di certo con le mani in mano. Abbiamo registrato la nostra recente performance all’Alcatraz di Milano, una serata davvero eccezionale, per cui aspettatevi delle novità in tal senso sul nostro Myspace .

 

Parliamo un attimo di dati. Il vostro debut album è disponibile già da qualche tempo: quali sono state le reazioni? Com’è stato accolto dal mercato?

Fulvio: Siamo usciti in Europa a fine marzo e nel resto del mondo a maggio di quest’anno. Non disponiamo ancora dei report vendite ma, leggendo le recensioni dell’album sul web e i commenti sul nostro profilo myspace, sembra che il disco sia piaciuto davvero! Questa è la cosa importante.
L’accoglienza che ci ha riservato il mondo di internet è andata davvero al di là delle più rosee aspettative. Anche nei live percepiamo questa risposta, soprattutto dai nuovi ascoltatori.

Eccoci ad una domanda assolutamente “standard” e molto diretta che rivolgo sempre ad ogni nuova band al debutto. Per quale motivo, alla luce della scarsità di mezzi e della sempre minore “capacità” delle tasche dei fruitori di musica, un giovane appassionato dovrebbe investire nell’acquisto del vostro disco? Cosa pensate d’avere più degli altri?

Enrico: Certamente non è un buon momento per la musica: il grosso degli “affari” si fa ormai con i concerti e anche i grandi nomi non vendono più tanti dischi come in passato, ma se l’andazzo continuerà così solo questi sopravvivranno… È innegabile che sia necessario un ricambio generazionale e noi siamo qui per dare una mano. Ci sono tantissime band valide in giro e noi facciamo tutto il possibile per essere all’altezza. Crediamo che il nostro progetto abbia la particolarità di poter piacere a una vasta fascia di pubblico, non è affatto indirizzato ai soli fan degli Evanescence!!! Data l’aggressività e la tecnica espressa in certi episodi direi che potremmo essere apprezzati dal fan del metal classico, così come dall’ascoltatore del rock mainstream per certi episodi più melodici. Tutto questo non è però studiato a tavolino ma è espressione della nostra natura. In più credo che la forza della nostra compagine stia nella somma dei suoi componenti. Abbiamo la fortuna di disporre di una voce incredibile come quella di Pamela e noi strumentisti godiamo di un’alchimia che si è creata in anni e anni d’esperienza vissuta insieme e che si esprime appieno sia su disco che dal vivo. Le reazioni che abbiamo avuto sinora sono state ottime e direi che il pubblico che ancora non ci conosce può scommettere sulla nostra musica e credo proprio che non se ne pentirà.

Quali sono le vostre prossime mosse?

Fulvio: Al momento siamo impegnati sul fronte live, la parte piu’ esaltante dell’essere una band. Recentemente siamo stati spalla per la Strana Officina e gli Hardcore Superstar. Per la nuova stagione abbiamo già qualche data in Europa e verso ottobre probabilmente saremo in Spagna per un mini tour.
Abbiamo già dato il via alla pre-produzione del secondo album per cui avremo molto da fare!

Ok, ad Emiliano, leader del gruppo, l’onore di chiudere l’intervista…

Emiliano: Grazie a tutti voi per il sostegno, grazie alla stampa italiana e soprattutto grazie a tutti coloro che ci seguono durante i live in giro per l’Italia e all’estero, abbiamo trovato un grande affetto che ci ha piacevolmente stupiti. Restate con noi perché lo “spettacolo è appena cominciato”.

Fabio Vellata

Pagina Myspace Regardless Of Me.

Sito web Emiliano Sicilia

Discografia:

The World Within (2009 – Locomotive Records)