Report: Circle II Circle e Savage Circus a Milano

Di Redazione - 23 Aprile 2007 - 11:05
Report: Circle II Circle e Savage Circus a Milano

Doppio punto di vista per il concerto che si è tenuto lo scorso 15 aprile al Transilvania Live di Milano dei Circle II Circle, Savage Circus, Tomorrow’s Eve e Tempesta. Il primo è a cura dell’utente Joey Federer, il secondo di Mattia Di Lorenzo. Buona lettura!

Live report a cura di Joey Federer:

Il Transilvania si presenta al nostro arrivo lievemente rimodernato all’interno, rispetto all’epoca della penultima calata italica dei Gotthard (scompaiono, per esempio, dalle pareti i classici “loculi” con i nomi degli artisti che vi hanno fatta tappa in passato) e con scarsa affluenza di pubblico che, se da un lato permetterà ai fan di seguire da vicino l’esibizione, dall’altro potrebbe non essere del tutto incoraggiante per le due band, dubbio che verrà in ogni caso spazzato via dopo pochi secondi.

I Savage Circus sono la nuova band fondata dall’ex batterista dei Blind Guardian, Thomen Stauch (acclamato a gran voce dall’esiguo pubblico presente), affiancato in quest’avventura dall’amico di vecchia data Piet Sielck (più noto come primo membro fondatore degli Helloween e soprattutto come cantante/chitarrista degli Iron Savior), qui in veste di chitarra solista e molto impegnato a dar man forte nelle backing vocals al giovane Jens Carlsson, autore di un ottima prova, nonostante una fin troppo marcata somiglianza canora con Hansi Kursch.
La band teutonica dà al pubblico esattamente ciò che esso si aspetta: heavy/power metal di stampo mitteleuropeo con discendenza diretta (a volte fin troppo palese, ma per fortuna senza eccessivo ricorso agli up-tempo) dal Guardian-sound; pur non essendo un estimatore del genere bisogna ammettere che la band ha offerto una prestazione molto potente e compatta, che rende egregiamente i brani migliori del debut-album Dreamland Manor, su tutti l’ottima Beyond Reality e Between The Devil and The Seas, mentre brani a mio parere meno convincenti, come il singolo Evil Eyes, beneficiano di un iniezione di potenza e delle prove convincenti di Stauch e del simpatico Piet Sielck, molto istrionico e altrettanto disponibile nel trattenersi al termine della serata per scambiare quattro chiacchiere con i fan.

I Circle II Circle, visti per la seconda volta dopo un ottimo concerto nel 2005 all’Alcatraz di spalla ai deludenti Masterplan, confermano di essere una band compattissima e del tutto in grado di restituire sul palco (se non addirittura di migliorare) le convincenti prove offerte sui tre dischi in studio della loro ancor giovane carriera. Zak Stevens è ovviamente la maggior attrazione della serata, l’ex Savatage non lesina energie nè risparmia alcun acuto per tutta la durata del concerto, coinvolgendo ed esaltando i presenti con carisma e simpatia; la seconda grande conferma arriva dal bravissimo chitarrista Andy Lee, tecnicamente molto apprezzabile, autore di ottimi assoli e capace di un ottima scelta d suoni lungo tutta la setlist
Molti brani in scaletta vengono estratti dall’ultimo, convincente, Burden Of Truth, tra cui le ottime Who Am I To Be? e Revelations; l’apice emozionale della serata viene raggiunto con l’immancabile tributo all’immensa band-madre di Zak, omaggiata con ben tre cover in lista, tra cui la potentissima Handful Of Rain (ottima prova vocale e una scelta di suoni che la rende ancor più massiccia) e l’enchore riservato alla magica Edge Of Thorns, opener dell’omonimo album dei Savatage del 1993, restituita a nuova vita grazie alle prestazioni offerte dal solito Zak e da Andy Lee, perfettamente calato nella parte che fu del compianto Criss Oliva e capace di riproporre alla grande tutto il feeling del pezzo e in particolare del grande assolo centrale.

Al termine della serata, complice l’intimità di un’esibizione davanti ad un pubblico così ristretto, c’è tempo, prima del rientro, per autografi e foto di rito e per scambiare qualche parola e i giusti complimenti con i membri delle due band, molto affabili e disponibili.

Live Report a cura di Mattia Di Lorenzo:

Ore 19:30, inizio concerto al Transilvania di Milano. Persone presenti: una. Lo show doveva iniziare alle 21, così era stato detto… Sul sito ufficiale del locale, poi, nessuna informazione. E così i Tempesta hanno suonato quasi esclusivamente per i loro compagni di tour. A detta dell’unico spettatore, la musica proposta era un thrash metal alla Load, arrangiato alla meglio e poco incisivo. Altri dettagli non ne posso dare, visto che non sono nemmeno riuscito a vederli in faccia.

Per me il concerto inizia coi Tomorrow’s Eve: non male la musica presentata, metal progressive sullo stile Dream Theater. Il cantante, Martin LeMar, imita molto bene la voce di James La Brie, ma non si cura di aggiungervi qualcosa di personale. Non sbaglia un singolo acuto, in ogni caso, e sfoggia una bella presenza sul palco (“abbondante” si potrebbe dire, considerando anche il paio di chili di troppo…) Chitarrista (Rainer Grund) scenografico nelle pose, ma non ineccepibile tecnicamente: i soli sono pochi e poco consistenti musicalmente. Discorso diverso per bassista e tastierista (Chris Doerr e Oliver Schwickert), che si cimentano in ripetute gare di velocita, e in tempi dispari davvero interessanti… Basso a 6 corde, peraltro, tipico del prog di miglior livello. Peccato solo che il tutto sapesse un po’ di già sentito, e che gli unici a cantare qualcosa fossero i Circle II Circle, appostati in prima fila come fan assatanati… 

La gente pian piano aumenta: all’entrata di Thomen Stauch e i suoi Savage Circus, in platea ci sono circa… 50 persone! Atmosfera totalmente diversa, comunque. Appostati a un metro dal palco, iniziamo a saltare e urlare come dei forsennati. Ora è il momento di darci da fare sul serio! Il gruppo sembra gradire… Pochi, ma buoni!
Tomorrow Land è la canzone di rodaggio. Emil Norberg si sgola, ma come primo impatto sentivo di più me stesso e i miei vicini… Problemi di missaggio all’ennesima potenza, per sentire la voce nel trambusto di chitarra e batteria bisogna concentrarsi molto, molto bene… Col passare dei minuti la situazione migliora. Anche se l’ottimale è molto lontano.
Il concerto comunque è spettacolare: il chitarrista Piet Sielck, oltre a essere molto bravo, si dimostra un intrattenitore coi fiocchi. Si diverte anche con poco pubblico, lo si vede: e fa divertire sul serio, instaurando un dialogo personale tra il suo strumento e il singolo spettatore. Oltre a cimentarsi in numerosi cori vocali, anche parecchio complessi dal punto di vista dell’intonazione. Strepitoso Thomen Stauch, che detta i tempi della band, confermandosi uno dei migliori batteristi della scena metal.
A fine concerto, fuori dal locale, il simpaticissimo ex dei Blind Guardian ci concede una bella chiacchierata, e ci svela le enormi difficoltà con cui è stato imbastito lo spettacolo. “Abbiamo avuto molti problemi di sound check” ci dice “la mia batteria era settata malissimo, quasi non riuscivo a sentirmi… Eravate in pochi, ma siete stati straordinari! – Continua – Abbiamo pagato di sicuro il concerto dei Masterplan; se avessimo scelto noi, avremmo suonato un altro giorno.” Risulta evidente, comunque, che le sue preoccupazioni non sono mere giustificazioni: da vero professionista Thomen è sinceramente turbato dalle difficoltà e i problemi riscontrati. Pubblico ampio o meno, per Thomen non conta: la professionalità deve esserci sempre. Un vero musicista lo si distingue sempre!

Tornando al concerto dei Savage, le canzoni migliori sono sicuramente Evil Eyes, Waltz of the Demon, The Gathering e, ovviamente, la superba ballad Beyond Reality. Peccato per l’assenza di Born Again by the Night e When Hell Awaits, per me due canzoni davvero pregevoli. Ma si sa, quando si è spalla di qualcuno ci sono dei tempi da rispettare. E se il pubblico ne vorrebbe ancora, vuol dire che si è stati bravi! Un’ultima nota su un aneddoto curioso: la band, non avendo un tastierista, sintetizza le parti di tastiera con un computer portatile. Non avendo a disposizione un addetto che, banalmente, “prema il bottone di stop e riavvio”, il gruppo deve tenere severamente il tempo dettato dalla macchina. Nessun intervallo concesso tra una canzone e l’altra dunque, ritmi serratissimi e quasi oppressivi.

Ma è venuto il momento degli headliner della serata, i Circle II Circle. Molti dei presenti sono venuti al concerto attratti dalla roboante figura di Zak Stevens, ma hanno ammesso direttamente di non conoscere più di tanto i suoi nuovi cd. Da parte loro, invece, i ragazzi insistono soprattutto sul nuovo album Burden of Truth, proponendo dal passato Savatage del loro cantante solo tre canzoni. Nel complesso dunque, c’è una certa discrepanza tra le attese del pubblico e la volontà della band. Ma non per questo lo show è meno efficace, anzi… è una buona opportunità per capire che Stevens e soci fanno sul serio, e non intendono adagiarsi su un passato glorioso, ma destinato a diventare sempre più remoto, col tempo. Emblematica in questo senso la frase “ritorniamo ora a 14 anni fa, e ricordiamo insieme questa canzone…”.   
Momenti più esaltanti dello spettacolo sono sicuramente Live As One, Who am I to be e Heal You, nonché lo strepitoso solo di chitarra messo in piedi da Andrew Lee, vero e proprio virtuoso delle sei corde, nonché presenza scheletrica un po’ inquietante, ma sicuramente fenomenale. A un certo punto si lascia anche andare all’esibizionismo puro, suonando coi denti, in ottima imitazione dello stile G3.
Dal canto suo, Stevens continua ad avere una voce fantastica e suadente, che porta ad ascoltare in modo intenso e assorto, da far quasi passare in secondo piano il “casino” e gli applausi che gli sono dovuti. Vederlo da un metro di distanza mentre si esibisce è un’occasione irripetibile. Possibile solo con un pubblico di 50 persone. Concludo il resoconto citando l’impensabile abbigliamento di Paul Stewart: bandana con foglie di marijuana e… scarpe da basket! Un metallaro sui generis. Ma rende.

In complesso, una bellissima serata. Concerto inusuale, vista la “mancanza” del pubblico, ma comunque coinvolgente e molto divertente. Addolcisco i toni nei confronti del Transilvania, ricordando che se non ci fossero loro, certi gruppi a Milano, purtroppo, ce li sogneremmo. Però, la prossima volta, almeno l’orario di inizio dei concerti potrebbero anche metterlo giusto…