Recensione: Acqua Tofana
Nel cuore di Milano, tra echi di elettronica sperimentale e visioni esoteriche, nasce il progetto Rosacroce. Il duo, formato da Selephais e Gauze, debutta con “Acqua Tofana”, un EP che ridefinisce i confini del gothic black metal trasformandolo in un’esperienza rituale e narrativa. Il titolo dell’EP, “Acqua Tofana”, è già una dichiarazione d’intenti. Richiamando il celebre veleno di Giulia Tofana, la musica agisce allo stesso modo: è incolore, insapore, ma letale. Il disco non aggredisce solo con la violenza, ma seduce con una narrazione esoterica che affonda le radici nel folklore occulto italiano e nella trasformazione alchemica.
“Antimonos”, un intro musicale che stabilisce immediatamente il tono goth mentre, nella title track “Acqua Tofana”, il black metal incontra l’eleganza del gotico, evocando l’immagine di un lento avvelenamento dei sensi. La terza traccia, “Sulphurmercury” pare un esplicito richiamo alchemico con una instabilità armoniosa, saturo di influenze industrial che rappresentano la fusione del gotico, del metal con lo spirito. “Notturno” è un momento di introspezione in cui in cui scenari di chiese abbandonate, rallentando il battito prima del caos. 5. “(((+)))”, maggiormene introspettivo, quasi simbolico e molto evocativo, sigilla le sonorità dei Rosacroce, agendo come ponte tra il materiale e l’immateriale. Con “Gorgones” rimane la base evocativa per esplodere a tratti nella ferocia in strutture complesse e disturbanti.“Chaos” è la conclusione naturale di questo EP che, tra linee di esoterismo, goth e black metal, termina con un collasso sonoro che dissolve la confusione estrema nel nulla primordiale da cui tutto ha avuto origine. Ciò che rende i Rosacroce molto particolari nel panorama italiano è la coerenza del loro universo simbolico. Non c’è solo musica, ma un’estetica curata che vede nella Rosa l’elemento femminile, sacrale e melodico e, nella Croce, l’elemento maschile, oscuro e violento. Le radici nell’elettronica sperimentale dei membri permettono al duo di gestire le atmosfere evitando i cliché per abbracciare una forma d’arte più vicina alla musica sacra deviata.

