Copertina di Ad Finem dei Alzhagoth
Recensione Death · Album · 2025

Alzhagoth Ad Finem

di Nicola Furlan 20 Agosto 2025 - 03:00
Band
Alzhagoth
Tipologia
Album
Etichetta
Inertial Music
Genere
Death
Anno
2025
Nazione
Italia

Dalla fervida scena underground di Padova emerge una nuova realtà che, sin dal debutto, si distingue per maturità compositiva e ambizione stilistica. La formazione, che include due ex membri degli Algol, si affaccia sul mercato tramite Inertial Music, proponendo un disco di esordio denso, stratificato e tutt’altro che convenzionale.
Il nucleo del sound è saldamente ancorato al death metal, ma la sua articolazione rifugge da ogni stereotipo. Non siamo di fronte all’ennesima derivazione del Gothenburg sound: qui la matrice estrema si arricchisce di stratificazioni sinfoniche e slanci melodici ben calibrati, capaci di rendere il materiale sorprendentemente fruibile senza sacrificare l’intensità. La componente ritmica ha un ruolo centrale, con brani che preferiscono la compattezza e l’impatto diretto alla dispersione tecnica: si picchia duro, ma con intelligenza.
Quello che sorprende, però, è la capacità del gruppo di spaziare oltre le convenzioni. Accanto alle venature melodic black che punteggiano qua e là il tessuto sonoro, troviamo una chiara propensione verso territori prog-thrash, un riferimento che potrebbe far pensare agli Ocean of Sadness, ma che qui si declina in una forma più asciutta e cinetica. A tutto ciò si aggiunge un’attitudine tendente all’avantgarde, soprattutto nei momenti in cui il songwriting accelera, facendo dialogare la velocità con i tappeti sonori delle tastiere in maniera fluida e originale. È in questi frangenti che la band sembra trovare una voce propria, fondendo impulso brutale e visione atmosferica in un equilibrio raro da incontrare in un esordio.
Dal punto di vista della produzione, il lavoro si mostra solido ma non impeccabile: se da un lato spiccano la definizione delle tastiere, vero collante architettonico dell’album, e la ricchezza delle linee vocali (uno dei growl più interessanti oggi in circolazione nell’underground nazionale), dall’altro la batteria appare un po’ penalizzata, con un suono che manca di profondità e tridimensionalità, rischiando a tratti di smorzare la potenza d’impatto generale.
Cosa vuole dirci questo album? "Ad Finem" è un viaggio lirico immerso in una mitologia oscura e immaginifica, dove si intrecciano visioni cosmiche, guerre rituali e richiami ancestrali. I testi evocano un universo in rovina, dominato da entità arcane, dove la morte non è fine, ma strumento di elevazione spirituale. Il culto del dio Alzhagoth diventa cornice simbolica di un percorso che attraversa caos primordiale, vendetta pagana e trascendenza attraverso il sacrificio. Un racconto epico e marziale che riflette l’urgenza di riscoprire le proprie radici attraverso l’oscurità e la distruzione.
Ciò detto, il disco si rivela come una prova di forza e di idee, dove la cultura musicale si fonde con una genuina urgenza espressiva. La band non si limita a eseguire: costruisce, esplora, e propone un death metal contaminato, colto e viscerale, che si muove con disinvoltura tra le varie declinazioni del metal estremo senza mai perdere coerenza.
Disponibile in digitale e formato digipack, questo debutto, che lascia il segno per quanto sa valorizzare i vari stili che affronta, fa ben sperare per il futuro del sestetto. Da monitorare con attenzione.

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