Recensione: Agents of Doom
Proseguendo la caccia ai “dischi sfuggiti” negli anni passati abbiamo recuperato questo ‘Agents of Doom’, album uscito nel 2024, tramite la label spagnola Xtreem Music, che ha sancito il debutto discografico sulla lunga distanza dei Palermitani Ireful.
Per prima cosa bisogna dire che la band aveva già incuriosito chi scrive in occasione della recensione dell’ambiziosa raccolta ‘Italian Thrash Annihilation’, edita da Planet K nel 2021, alla quale aveva partecipato con ‘Sicko’s Short Fuse’, brano estratto dall’EP ‘The Walls of Madness’ uscito poco dopo nello stesso anno, riconfermando l’importanza che può avere una compilation nel promuovere una scena musicale.
Poi, ‘Agents of Doom’ riprova quanto il termine Old School, usato solitamente per identificare le origini del movimento Thrash Metal, sia improprio. Di fatto, si parla di “vecchia scuola” senza che ne sia nata una “nuova”. Eccetto per quel periodo di stasi a cavallo tra i primi anni ’90 ed il 2000 dove effettivamente si è assistito ad una sua mutazione nel Groove di Pantera ed Exhorder, ed escluse le radicate commistioni ibride con altri generi estremi (che comunque sono nati come sue stesse frange), la scena Thrash Metal è sempre rimasta pressoché ancorata ai propri canoni tradizionali… e con orgoglio anche! Chi suona Thrash Metal lo vuole suonare così, come è iniziato, senza smuovere una nota e sbattendosene del giudizio degli altri … il conformismo dell’anticonformismo. È cambiato il contesto sociale, l’ondata di adolescenti disagiati e per natura arrabbiati che vivevano di NWOBHM ed Hardcore ogni minuto della loro vita, passata da un pezzo, è stata sostituita da musicisti adulti che suonano essenzialmente per sfuggire qualche ora dalla quotidianità (escluso chi è riuscito a farne una professione, naturalmente), ma la rabbia sotto la cenere cova ancora e basta un leggero alito di vento per ravvivarla.

Gli Ireful sono questo: una Thrash Metal band incazzata come pochi, consapevole dei propri mezzi grazie alle molte esperienze dei singoli nell’underground siciliano e non solo (Eraser, Shock Troopers, Hellraiders e Ossario …) ma che si lascia guidare da quell’istinto sovversivo che è anche la spinta creativa che dà forma e sostanza alla loro musica.
‘Agents of Doom’ esprime una rabbia fuori dal comune attraverso 8 canzoni dal gran tiro, sparate una dietro l’altra senza sosta con un’aggressività che non lascia scampo.
Come detto sopra: nulla di nuovo. Quello che si sente nell’album deriva marcatamente da Exodus e Kreator dei primi tempi, con qua e là sentori di Metallica e Tankard, con la voce di A. Medusa (pseudonimo di Anselmo Calaciura) che richiama parecchio quella di “Zetro”. Nonostante questo, la personalità del combo viene fuori con la stessa potenza di un’eruzione vulcanica (anche se la band proviene da Palermo e non da Catania).
Le tracce scorrono rapide ed urgenti, quanto un torrente in piena che sta per uscire dagli argini e non c’è un momento di pace. L’attacco sonico avviene da più parti: ritmiche serrate ed abrasive che si succedono ad andature marziali ed estenuati senza concedere respiro, una batteria velocissima ed un basso pulsante che assaltano frontalmente ed una voce irosa che impone la sua prepotenza, neanche gli assoli stemperano, per quanto coinvolgenti e trascinanti siano.
Vero Thrash, genuino, che esce da un’anima irrequieta che non riesce a stare negli schemi, diretto ed al contempo complesso, con i repentini cambi di tempo che sappiamo che ci saranno, perché sono fondamento del Thrash stesso, ma che comunque arrivano inaspettati, colpendo con precisione chirurgica uno dietro l’altro ed in rapida sequenza. Complessità a volte un po’ ostica, la scorrevolezza in alcuni frangenti viene meno lasciando troppo la mano libera all’impeto, ma ci sta. ‘Agents of Doom’ non è solo per il pogo, ma cerca di condurre anche ad una qual certa riflessione … l’ascolto superficiale od a spot qui, come quasi sempre, “frega”.
Brani in evidenza, senza sminuire gli altri: ‘I, Caligula’, con la parte introduttiva da inizio concerto, ricco di accelerazioni, rallentamenti e parti “mosh”, ‘… and God Will Take its Ones’, dall’andatura scazzata che si trasforma in iper-accelerazione, ‘Ireful’, al limite del Crossover e che porta alla mente i Tankard di ‘The Morning After’ e ‘A.B. Normal’, velocissima e furiosissima.
In definitiva, ‘Agents of Doom’ è un ottimo esordio che non “svecchia” il “già sentito” ma che lo esalta con forza e dignità. Attendiamo con vera curiosità il prossimo lavoro, chiedendoci anche quale può essere l’impatto degli Ireful dai palchi.
L’album è stato registrato al Rock Zone Studio di Palermo, con il mixing di Ale Rossi presso gli Hill Valley Studio di Prato ed il mastering curato da Lorenzo Bellia presso all’Audiovolt Studio di Firenze. L’artwork è stato realizzato da Samuele Scalise.
