Recensione: Era

Di Fabio Vellata - 3 Maggio 2020 - 0:05

Non è sicuramente materiale di facile ascolto quello elaborato dai Maya Mountains.
La band veneta, arrivata in queste settimane al compimento della seconda uscita discografica in carriera, non può, in effetti, essere descritta con semplicità e leggerezza.
La base fondante del nuovo album uscito per GoDown Records, è quella di un concept che già dalla storia lascia intendere scenari stordenti ed allucinati. La foggia è quella di uno stoner rock venato di doom particolarmente spigoloso, dissonante ed ermetico. In cui, soprattutto, la “forma canzone” tradizionale viene pressoché abbandonata a vantaggio di un impasto sonoro ricco di asperità e soluzioni lontanissime da qualsiasi tratto orecchiabile.
Un qualcosa davvero difficile da metabolizzare: non ci sono melodie a cui appigliare la memoria, ritornelli di una qualche immediatezza. Nulla.
Un album, va da se, destinato ad una nicchia di ascoltatori realmente limitata. Supponiamo possano essere pochissimi coloro in grado di familiarizzare con le atmosfere alienanti che caratterizzano la vicenda, puntellata di suoni astratti, chitarre rallentate e voci disarmoniche.
Una storia che già da par suo, porta a perdere l’orientamento e lascia intendere quanto l’ascolto di un disco come “Era” possa essere del tutto fuori dagli schemi. Personaggio principale è Enrique Dominguez, vagabondo che dopo un salto temporale viene catapultato in un mondo assurdo, disseminato di cactus velenosi, città disabitate, stregoni con maschere da gatto e minotauri assetati di sangue. Follie.

La rappresentazione che ne deriva si addensa all’interno di una serie di brani ostici, esasperatamente sperimentali, visionari. Astratti, destrutturati, “gommosi”, oscuri.
Un’esperienza senza dubbio difficile come poche altre volte ci è accaduto di dover affrontare e che, mai come stavolta, ci è apparsa d’impossibile classificazione o valutabile nel dettaglio.
La fruibilità è limitatissima, direttamente proporzionale però, al coraggio mostrato dal terzetto nell’incidere un disco davvero per pochi.
Musica che non si piega ai gusti della massa ma persegue, piuttosto, un percorso del tutto personale, ancorché astratto ed impenetrabile.

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Genere: Stoner 
Anno:2020
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